Eccoli arrivati, pure loro, i conservatori del restyling, le radici profonde (che non gelano) del casting e del refreshing televisivo, il new look tricolore, il patriottismo del glamour o forse è solo carne fresca per la narcosi dei talk-show. Così, conoscendo un pochino i Fratelli d’Italia, è ancora più fantastica la svolta impressa dal ciambellano nero di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari, al codice delle ospitate televisive, via le panze, via le occhiaie, basta denti gialli e “inestesismi”, come si sente negli spot, fuori i vecchi e dentro le ragazze.
Secondo gli immancabili spifferi, nel recente meeting sulla Comunicazione sarebbero stati fatti anche nomi e cognomi delle graziose new entry da valorizzare nei vari salotti e teatrini dell’appariscenza e della visibilità, che poi è il modo più sicur…
Eccoli arrivati, pure loro, i conservatori del restyling, le radici profonde (che non gelano) del casting e del refreshing televisivo, il new look tricolore, il patriottismo del glamour o forse è solo carne fresca per la narcosi dei talk-show. Così, conoscendo un pochino i Fratelli d’Italia, è ancora più fantastica la svolta impressa dal ciambellano nero di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari, al codice delle ospitate televisive, via le panze, via le occhiaie, basta denti gialli e “inestesismi”, come si sente negli spot, fuori i vecchi e dentro le ragazze.
Secondo gli immancabili spifferi, nel recente meeting sulla Comunicazione sarebbero stati fatti anche nomi e cognomi delle graziose new entry da valorizzare nei vari salotti e teatrini dell’appariscenza e della visibilità, che poi è il modo più sicuro per darle in pasto alla maldicenza del partito profondo, agli esuli in patria con la pelata, la pelle grassa e l’abituccio modesto, ma non più adeguato alla mission identitaria.
Bel ringraziamento! Ma l’Immagine, divenuta maiuscola divinità tardo-repubblicana anche a destra, è appunto l’Immagine e Fazzolari, arbiter elegantiarum, ratifica il bell’aspetto come pre-condizione per l’impegno nella vita pubblica. In fondo era già successo, o almeno era cominciato nel 2008 al tele-duello fra Alemanno e Rutelli, quando dietro al futuro sindaco di An fu fatto sloggiare il segretario della federazione di An, per via della faccia squadrata da vecchio camerata, ecco, caro Vincenzo, accomodati solo un po’ più in là, fuori dallo sguardo della telecamera — e Alemanno, peraltro, ebbe anche il premio.
La bellezza, la gioventù, il volto, il corpo, la resa catodica e la visagistica fashionable: ecco quel che si dice marciare verso l’egemonia e combaciare con le imposizioni della Terza Repubblica, delle merci, dei commerci e della fuffa ad alto impatto visuale. Da underdog a overdog, dopo tutto, è appena un sospiro. Va così da trent’anni e per i Fratelli d’Italia, invano attardatisi a difendere i valori della Tradizione, meglio tardi che mai. Da lassù, dove con qualche insistenza viene invocato, Berlusconi avrà di che rallegrarsi. L’estetizzazione della politica, di cui lui fu profeta, messia e demiurgo, ha colpito ancora.
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Nel caso di Forza Italia, dove di tele casting il Cavaliere s’intendeva un po’ più del sottosegretario alla Presidenza, ancora si ricordano crudeli scelte che misero fuori gioco aspiranti sindaci perché troppo bassi, candidati regionali scartati per via delle orecchie a sventola, alla fine Berlusconi temeva «che gli attaccassimo la vecchiaia» ha confessato un ex coordinatore, dopo tutto con i corsi di formazione delle “veline” («ciarpame senza vergogna») perseguiva sia pure a modo suo un progetto di ringiovanimento della classe politica, anche se un poveraccio escluso dalle liste andò a chiedere il perché e Denis Verdini gli rispose chiaro chiaro: «Perché tu non hai le poppe!».
Non si sa se il Macellaio fece anche il gesto. Si sa che il capolista a Napoli, per due volte giunto a Palazzo Grazioli in cerca di consigli, si sentì dire: «E un ritocchino no?». Ma la storia più bella, in quanto silenziosa, è quella di un deputato ex socialista che voleva fare il sottosegretario e dopo un colloquio con Lui, solo per il modo in cui era stato osservato, capì che avrebbe dovuto affettarsi quel neo che fin da quando era bimbo aveva sulla punta del naso (comunque divenne sottosegretario).
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E sarà che nel frattempo gli ideali, i progetti e la stessa parola politica erano andati a ramengo, ma la grande lezione berlusconiana, il dominio dell’apparenza, è rimasta qui fra noi, sacra e intoccabile. Vedi, nelle sedute in diretta, la dislocazione ornamentale della bella deputata del Pd al fianco del leader e del capogruppo; vedi “il governo dei carini” messo su da Renzi, altro fenomeno iper auto-estetizzante finito così così; vedi lo staff della Comunicazione cinquestelle che prima delle trasmissioni portava gli ospiti a sbiancarsi i denti. La cosmesi e il vuoto, a garanzia di inautenticità.