Guerra delle tessere dentro FdI, Meloni vede Rampelli per evitare lo scontro al congresso di Roma
di Lorenzo De CiccoUna manciata di ore per strappare un accordo. E scongiurare un congresso “di scontro” nella città culla del melonismo. La deadline è stasera: entro mezzanotte vanno consegnate le candidature per la poltrona di presidente romano di FdI. È l’articolazione territoriale più importante del partito della fiamma: la Capitale, da sola, rappresenta quasi un quarto dei militanti di tutto lo Stivale. Qui Meloni scavallava il 20% (Comunali del 2016) quando a livello nazionale ancora arrancava al 4. Dopo una campagna di tesseramento forsennata, un esercito di 40mila iscritti sabato e domenica prossimi, il 23 e 24 marzo, è convocato al Palazzo dei Congressi. Ma il nome unitario, capace di sopire le bizze tra le correnti del primo partito del Paese, ancora non c’è.
La fronda dei “gabbiani”
La premier vorrebbe evitare una conta che laceri le truppe a meno di tre mesi dalle Europee. Per questo – anche se la notizia ufficialmente non viene confermata da via della Scrofa – nei giorni scorsi ha inco…
Una manciata di ore per strappare un accordo. E scongiurare un congresso “di scontro” nella città culla del melonismo. La deadline è stasera: entro mezzanotte vanno consegnate le candidature per la poltrona di presidente romano di FdI. È l’articolazione territoriale più importante del partito della fiamma: la Capitale, da sola, rappresenta quasi un quarto dei militanti di tutto lo Stivale. Qui Meloni scavallava il 20% (Comunali del 2016) quando a livello nazionale ancora arrancava al 4. Dopo una campagna di tesseramento forsennata, un esercito di 40mila iscritti sabato e domenica prossimi, il 23 e 24 marzo, è convocato al Palazzo dei Congressi. Ma il nome unitario, capace di sopire le bizze tra le correnti del primo partito del Paese, ancora non c’è.
La fronda dei “gabbiani”
La premier vorrebbe evitare una conta che laceri le truppe a meno di tre mesi dalle Europee. Per questo – anche se la notizia ufficialmente non viene confermata da via della Scrofa – nei giorni scorsi ha incontrato Fabio Rampelli. L’ex mentore di Colle Oppio, oggi vice-presidente della Camera, è in rotta da anni con l’area Meloni. Una frattura che si è dilatata un anno fa, quando la leader ha rimosso un rampelliano doc come Massimo Milani dal vertice del partito romano, affidando il commissariamento al fidato Giovanni Donzelli. I “Gabbiani” si sono fatti sentire, in questi mesi: “Non siamo il partito comunista cinese”, punzecchiava la senatrice Laura Mennuni, chiedendo un congresso in tempi brevi. Il congresso alla fine è stato concesso. Ma non è detto che si chiuda tra pacche sulle spalle e convenevoli.
Il candidato “lolliano”
Meloni vorrebbe avviare una stagione nuova: ha in testa da mesi il candidato giusto, cioè il giovane deputato Marco Perissa, “lolliano” nel senso di Francesco Lollobrigida, considerato però dialogante. Ma Rampelli, dicono nella sua cerchia, non ha ancora rinunciato all’idea di conservare la leadership su Roma, puntando di nuovo su Milani. La corsa alle tessere non lo ha scoraggiato: i rampelliani hanno raccolto 15-16mila iscritti. Tanti, anche se tutte le altre correnti – dai lolliani appunto agli ex Udc di Luciano Ciocchetti – hanno fatto blocco e scavallerebbero il 60% dei congressisti.
Il rischio di una resa dei conti
In queste settimane hanno provato a fare da pontieri con Arianna Meloni i due senatori rampelliani Andrea De Priamo e Marco Scurria. Ma le trattative sottobanco non hanno portato ancora alla fumata bianca. Tanto che lo scenario più probabile è che stasera consegnino le firme per la candidatura sia Perissa che Milani. A quel punto i due contendenti avrebbero una settimana di tempo per farsi da parte (uno solo o entrambi, puntando su un terzo nome) per evitare una resa dai conti all’ultima tessera