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Meloni commemora gli agenti della scorta di Aldo Moro. Lollobrigida cita le contestazioni di Napoli: “Tolleranza porta al terrorismo”

(ansa)
Il ministro menziona le proteste che hanno impedito al direttore di Repubblica Molinari di parlare. Gasparri (FI) e Malan (FdI) tornano sulla polemica nata da un post della filosofa Donatella di Cesare in occasione della recente morte dell’ex brigatista Barbara Balzerani. Salvini: “Qualcuno ancora strizza l’occhio ai brigatisti”
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Il mondo politico ricorda l’uccisione dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, avvenuta a via Fani il 16 marzo del 1978, e alcuni esponenti della maggioranza, in particolare, tornano, polemicamente, sul post della filosofa Donatella Di Cesare ha dedicato a Barbara Balzerani in occasione della recente morte dell’ex brigatista. Il ministro Francesco Lollobrigida cita l’episodio dell’università di Napoli, dove al direttore de la Repubblica Maurizio Molinari è stato impedito di parlare, per affermare che “la tolleranza del passato verso questi episodi ha poi portato al terrorismo e al suo rafforzamento fino all'episodio di Aldo Moro”.

Il ricordo via social della premier

"Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino. Sono i nomi dei cinque agenti barbaramente assassinati dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 durante il vigliacco rapimento di Aldo Moro, anch'egli ritrovato senza vita il 9 maggio dello stesso anno", sc…

Il mondo politico ricorda l’uccisione dei cinque agenti della scorta di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, avvenuta a via Fani il 16 marzo del 1978, e alcuni esponenti della maggioranza, in particolare, tornano, polemicamente, sul post della filosofa Donatella Di Cesare ha dedicato a Barbara Balzerani in occasione della recente morte dell’ex brigatista. Il ministro Francesco Lollobrigida cita l’episodio dell’università di Napoli, dove al direttore de la Repubblica Maurizio Molinari è stato impedito di parlare, per affermare che “la tolleranza del passato verso questi episodi ha poi portato al terrorismo e al suo rafforzamento fino all'episodio di Aldo Moro”.

Il ricordo via social della premier

"Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino. Sono i nomi dei cinque agenti barbaramente assassinati dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 durante il vigliacco rapimento di Aldo Moro, anch'egli ritrovato senza vita il 9 maggio dello stesso anno", scrive su X (ex Twitter) la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Servitori dello Stato che hanno dato la vita per difendere la nostra democrazia, la nostra Repubblica e le sue Istituzioni. A loro e a tutte le vittime di quella drammatica stagione della nostra storia, va il nostro commosso ricordo e la nostra profonda gratitudine. A noi tutti spetta il compito di ricordare e onorare il loro sacrificio, affinché quegli anni bui non tornino mai più".

Sono intervenuti con una nota sia il Presidente del Senato che il Presidente della Camera dei deputati. “Quel giorno l'attacco allo Stato, alla nostra democrazia, toccò il punto più alto. E' nostro dovere non dimenticare, è nostro compito tramandare il dolore che il terrorismo e gli Anni di Piombo provocarono ma anche la forza con la quale la nostra Nazione seppe reagire”, ha scritto Ignazio La Russa. “Una preghiera per le vittime di quella strage, che colpì al cuore il nostro Paese, lasciando cicatrici profonde nella nostra storia", ha affermato da parte sua Lorenzo Fontana.

Lollobrigida: “La tolleranza porta al terrorismo”

Il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha fatto riferimento alle proteste all'università Federico II di Napoli dove ieri era in programma un dibattito, poi saltato, con il direttore de la Repubblica Maurizio Molinari per affermare: "La tolleranza del passato verso questi episodi ha poi portato al terrorismo e al suo rafforzamento fino all'episodio di Aldo Moro che, con il suo sacrificio, creò un allarme democratico talmente ampio che ci permise di sconfiggere quel fenomeno brutale che è l'eversione e il terrorismo. Al direttore Maurizio Molinari – ha detto Lollombrigida a Matelica, a margine dell'inaugurazione di una mostra dedicata a Enrico Mattei – è stato impedito di parlare all'interno di un'università che per definizione dovrebbe essere il luogo del confronto e della libertà. Purtroppo è accaduto tante altre volte e accade quando c'è un orientamento diverso dagli squadristi rossi dei centri sociali". Quanto al sequestro Aldo Moro “fu uno degli episodi più gravi della nostra storia, ma risvegliò le coscienze. Il rapimento Moro cambiò la prospettiva e l'approccio ad alcune dinamiche, fece comprendere che il terrorismo colpiva lo Stato e che tutti dovevano creare anticorpi saldi per il sistema democratico", ha detto Lollobrigida.

Al ministro ha replicato la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera Luana Zanella: "Quanto è successo ieri alla Federico II di Napoli, dove è stato impedito lo svolgimento del dibattito con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, è molto grave ma certo il triste episodio non può essere letto come una anticipazione di possibili nuove forme di terrorismo e di violenza politica paragonabili a quelle che abbiamo vissuto in contesti storici e sociali completamente differenti. Il ministro Lollobrigida dovrebbe, a mio avviso, soppesare le parole e non evocare a sproposito una tragedia di Stato come fu il caso Moro".

Il ricordo dei ministri

Diversi ministri ed esponenti della maggioranza hanno ricordato la strage di 46 anni fa. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che i cinque agenti della scorta sono stati “assassinati da chi voleva sovvertire la democrazia in Italia. Esempi di coraggio di fronte alla viltà del terrorismo". Per il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, "è doveroso ribadire la necessità di difendere sempre le libertà e la democrazia contro ogni forma di terrorismo e violenza politica. E’ gravissimo – aggiunge Salvini – che, ancora oggi e perfino nelle università, ci sia qualcuno che strizza l'occhio ai brigatisti”. Gli uomini della scorta “si sacrificarono per difendere la democrazia. Sempre vivo il loro ricordo”, ha scritto il titolare della Difesa Guido Crosetto. Per il responsabile del Viminale, Matteo Piantedosi, “è nostro dovere oggi ricordare e onorare coloro che, 46 anni fa, pagarono con la vita il folle disegno brigatista. A tutti i loro affetti più cari va la mia commossa vicinanza".

Gasparri e Malan polemici

Esplicita la polemica Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia: “E’ una vergogna che qualcuno provi nostalgia in questi tempi per chi si è reso responsabile di questi omicidi. Mentre qualcuno piange per la Balzerani ed i terroristi delle Br, noi ricordiamo commossi i poliziotti ed i carabinieri uccisi anche dalla comunista. Onore ai caduti, vergogna per la Di Cesare". Gli fa eco Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia: “Pochi giorni fa una docente universitaria ha omaggiato la memoria e le idee della brigatista Barbara Balzerani, mentre dilagano certe ideologie, teorie e prassi che considerano gli esseri umani ostacoli o cavie per i loro fini o semplicemente 'superflui'. Guardiamoci sempre dalle ideologie di morte che rispuntano in ogni epoca, e in questa più che mai".

Le voci delle opposizioni

Ricordano l’agguato di Via Fani anche esponenti delle opposizioni. "Alle donne e agli uomini che hanno dato la vita per difendere la Repubblica il pensiero commosso e la gratitudine della comunità democratica", è il messaggio pubblicato sui social del Partito democratico. "La follia sanguinaria terrorista scriveva una delle pagine più tragiche della storia repubblicana”, ha scritto sui social la vicepresidente della Camera Anna Ascani, deputata del Pd. “Oggi rinnoviamo la vicinanza al dolore dei familiari e la gratitudine per tutti i servitori dello Stato. L'Italia non dimentica". Per Maria Stella Gelmini, senatrice e portavoce di Azione, “Moro è stato l'interprete più autorevole e significativo del popolarismo di ispirazione cristiana. Con Sturzo e De Gasperi, ha rappresentato la miglior tradizione, politica e culturale, del cattolicesimo popolare nel nostro Paese. E il suo magistero politico continua ad illuminarci”. Enrico Borghi, capogruppo al Senato di Italia Viva, ha affermato che “nel sangue delle vittime innocenti degli uomini della scorta, e nei giorni convulsi e controversi che ne seguiranno, la storia della Repubblica cambia strada, e la visione di Moro di un'Italia della democrazia compiuta e dell'effettiva libertà politica, in grado di rafforzare la sua autonomia nello scenario politico ed economico internazionale, viene archiviata. Per molti versi, siamo ancora fermi su quel drammatico selciato. E quindi fare memoria significa anche costruire le ragioni di un futuro diverso e migliore, in cui alla debolezza del contesto politico si sostituisca la consapevolezza del primato e dei limiti della politica insegnati e praticati proprio da Aldo Moro".

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