Varsavia più affidabile di Roma: la svolta di Parigi e Berlino. G7, Macron irritato da Meloni
dalle nostre corrispondenti Anais Ginori (Parigi) e Tonia Mastrobuoni (Berlino)«Il triangolo Parigi-Berlino-Varsavia riceverà un’attenzione crescente. Penso che le tre capitali abbiano il compito e il potere per mobilitare l’Europa intera». Gli equilibri nel continente stanno cambiando. Parola di Donald Tusk. E c’è da fidarsi: il premier polacco è un asso della diplomazia. Quando era presidente del Consiglio Ue, riuscì a convincere Merkel e Tsipras a chiudere l’ultimo pacchetto di salvataggio della Grecia, nove anni fa. Poi i suoi rivali del Pis conquistarono il potere a Varsavia e la Polonia si trasformò in un’autocrazia in perenne rotta di collisione con Bruxelles. Ora che Tusk è di nuovo premier, vuole anche tornare nel cuore dell’Europa, e il rilancio del formato Weimar serve anzitutto a questo. Ma a Roma, come dimostra l’irritazione del ministro della Difesa Guido Crosetto trapelata nell’intervista a Repubblica, una coalizione che escluda l’Italia, e per giunta nell’anno della presidenza del G7, non piace affatto.
Un tempo, quando Francia e Germania li…
«Il triangolo Parigi-Berlino-Varsavia riceverà un’attenzione crescente. Penso che le tre capitali abbiano il compito e il potere per mobilitare l’Europa intera». Gli equilibri nel continente stanno cambiando. Parola di Donald Tusk. E c’è da fidarsi: il premier polacco è un asso della diplomazia. Quando era presidente del Consiglio Ue, riuscì a convincere Merkel e Tsipras a chiudere l’ultimo pacchetto di salvataggio della Grecia, nove anni fa. Poi i suoi rivali del Pis conquistarono il potere a Varsavia e la Polonia si trasformò in un’autocrazia in perenne rotta di collisione con Bruxelles. Ora che Tusk è di nuovo premier, vuole anche tornare nel cuore dell’Europa, e il rilancio del formato Weimar serve anzitutto a questo. Ma a Roma, come dimostra l’irritazione del ministro della Difesa Guido Crosetto trapelata nell’intervista a Repubblica, una coalizione che escluda l’Italia, e per giunta nell’anno della presidenza del G7, non piace affatto.
Un tempo, quando Francia e Germania litigavano, all’Eliseo guardavano in direzione dell’Italia. Ora Macron ha preferito chiamare la Polonia, Paese considerato ben più strategico nell’attuale contesto geopolitico. Non ci sono problemi con il governo Meloni, ripetono all’Eliseo. Se in questa fase i due leader fanno attenzione a non attaccarsi frontalmente, i punti di attrito restano. E persino l’organizzazione del G7 a giugno in Italia ha creato malumore a Parigi: il summit è stato fissato una settimana dopo le cerimonie previste per l’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia. Il 6 giugno Macron ha invitato una ventina di capi di Stato e di governo ma la presenza di Joe Biden non è ancora confermata. Difficile che il presidente americano possa partecipare a due trasferte in Europa a così stretto giro, né è pensabile che in piena campagna elettorale si assenti per una settimana dagli Usa.
L’esclusione dell’Italia nelle discussioni del formato Weimar può anche essere considerata come la conseguenza dell’assenza della premier italiana al vertice sull’Ucraina del 26 febbraio organizzato dalla Francia. Proprio il summit in cui Macron ha formalizzato la sua «ambiguità strategica» sulla Russia, con il «non escludere» l’invio di truppe sul territorio ucraino. Il punto è che Giorgia Meloni suscita diffidenza a Parigi, Berlino e Varsavia. Tusk non può dimenticare che la premier è presidente dei Conservatori europei e stretta alleata del suo acerrimo nemico, quel Pis che lo ha sempre accusato di essere una “spia tedesca”. E a Berlino la Spd di Olaf Scholz non fa mistero di fidarsi poco di una leader che flirta con i Popolari di Weber e corteggia allo stesso tempo gli “intoccabili” Orbán e Zemmour. In Europa la furbizia non paga. È sinonimo di inaffidabilità. E con un nemico sempre più minaccioso alle porte, ossia la Russia, la politica dei due forni preoccupa.
E, a proposito di nemici alle porte: anche la prospettiva di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca costringe gli europei a serrare i ranghi. Una parte delle mosse di Macron anticipano già il sisma che potrebbe crearsi con il ritorno di Trump alla Casa Bianca. E anche lì il governo a Roma non offre particolari garanzie. Matteo Salvini si è già schierato con il leader repubblicano. E in Fratelli d’Italia molti hanno fatto lo stesso. In teoria, Meloni potrebbe fungere da mediatrice con l’erratico Trump, come ha fatto con Orbán durante la recente trattativa per l’avvio dei negoziati sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Ma in Europa le alleanze si rinsaldano sulle affinità, e quelle scarseggiano tra il triangolo di Weimar e Roma.