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Meloni in Egitto con Von der Leyen, ma il Pd già chiede un voto a Bruxelles per bocciare il patto con Al Sisi

Oggi la premier al Cairo per siglare un memorandum “modello Tunisia”: al governo dell’autocrate 7,4 miliardi. Benifei, capodelegazione dem all’Europarlamento: “La presidente della Commissione deve renderne conto”. E anche Salvini la attacca
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IL CAIRO – La coppia Meloni-Von der Leyen è atterrata sotto le piramidi, con in tasca un assegno Ue da 7,4 miliardi per il governo di Abdel Fattah al-Sisi (un miliardo subito per le disastrate casse dello Stato egiziano, altri 4 di aiuti, più sovvenzioni e prestiti vari), ma è al ritorno dal Cairo, dall’altro lato del Mediterraneo, che per la presidente del Consiglio e la leader della Commissione Ue sono attese le insidie maggiori. In Italia, Matteo Salvini ha deciso di fare proprio di Von der Leyen un bersaglio della campagna della Lega per le Europee, giocando sulla debolezza di Meloni, che ha puntato tutte le sue fiches continentali sul bis di Ursula, che ora traballa. Il vicepremier non si è fatto remore di attaccare Von der Leyen perfino ieri, alla viglia del viaggio, paragonandola allo zucchero filato per i diabetici, definendola “coprotagonista dei disastri” e chiamandola in causa proprio sul dossier migranti: “Cosa ha fatto l'Europa in questi anni contro l'immigrazione? Ca..i …

IL CAIRO – La coppia Meloni-Von der Leyen è atterrata sotto le piramidi, con in tasca un assegno Ue da 7,4 miliardi per il governo di Abdel Fattah al-Sisi (un miliardo subito per le disastrate casse dello Stato egiziano, altri 4 di aiuti, più sovvenzioni e prestiti vari), ma è al ritorno dal Cairo, dall’altro lato del Mediterraneo, che per la presidente del Consiglio e la leader della Commissione Ue sono attese le insidie maggiori. In Italia, Matteo Salvini ha deciso di fare proprio di Von der Leyen un bersaglio della campagna della Lega per le Europee, giocando sulla debolezza di Meloni, che ha puntato tutte le sue fiches continentali sul bis di Ursula, che ora traballa. Il vicepremier non si è fatto remore di attaccare Von der Leyen perfino ieri, alla viglia del viaggio, paragonandola allo zucchero filato per i diabetici, definendola “coprotagonista dei disastri” e chiamandola in causa proprio sul dossier migranti: “Cosa ha fatto l'Europa in questi anni contro l'immigrazione? Ca..i degli italiani”.

Se Salvini in ogni caso non sarà determinante per gli equilibri post-voto a Bruxelles, anche dal cuore delle istituzioni Ue per Von der Leyen arrivano brutti segnali. Il Parlamento europeo l’ha già contestata per il memorandum con la Tunisia, siglato sempre insieme a Meloni, e ora sono partite le manovre per una seconda condanna sul memorandum che sarà predisposto oggi al Cairo. Il Pd, che si muoverà in raccordo col resto dei socialisti, è pronto a chiedere di calendarizzare una risoluzione all’Eurocamera per censurare l’accordo. Un voto a stretto giro: il 10 aprile a Bruxelles o nell’ultima plenaria pre-elettorale di Strasburgo, dal 22 al 24 aprile. “È grave bypassare il Parlamento europeo un’altra volta come si è cercato di fare col disastroso accordo tunisino – spiega Brando Benifei, il capo-delegazione del Pd in Ue - valuteremo le misure esatte ma se questa è la linea non potremo che opporci e dovremo chiedere conto a Von der Leyen di aver assecondato questo approccio”. A Bruxelles monta l’irritazione anche perché come per Tunisi, pure col Cairo, sia Meloni che Von der Leyen propongono un “Memorandum of Understanding” e non un trattato. L’escamotage serve proprio a scavalcare l’Europarlamento, che però può esprimersi con una risoluzione politica.

Per Meloni comunque la trasferta al Cairo è fondamentale. L’Egitto è il più grande e popoloso paese del mondo arabo. Confina con la Striscia di Gaza. Fa parte dei 9 paesi pilota dell’iper-annunciato “piano Mattei”, ancora tutto da costruire. Soprattutto gioca un ruolo chiave per contenere gli sbarchi dei migranti (e la ripresa dei flussi a ridosso del voto di giugno, per Meloni sarebbe un disastro d’immagine). Non a caso l’accordo di oggi, oltre ai soldi, dovrebbe includere la consegna di 3 motovedette per la sorveglianza della frontiere marittime, alla quale dovrebbe collaborare Frontex. E proprio per affrontare questo tema, al vertice saranno presenti pure il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e l’omologo cipriota Nikos Christodoulids.

L’Egitto è determinante non solo perché ospita quasi 9 milioni di profughi, ma anche perché fa da “tappo” per il Sudan, dov’è in corso una guerra civile, e ha un’influenza radicata in Libia, avendo Al Sisi un rapporto privilegiato con Khalifa Haftar, il generale che con le sue milizie controlla la Cirenaica. Temendo una nuova ondata di sbarchi dalla Libia, Meloni a fine febbraio era stata a Istanbul, per stringere un patto con Erdogan, che si è fatto garante col governo di Tripoli, quello riconosciuto dall’Onu. Con la doppia trasferta, la premier punta dunque a stringere i bulloni in entrambi i fronti libici. Anche al prezzo di trattare con gli autocrati e stornare loro miliardi. Quindi dopo il tunisino Kais Saied, ora tocca ad Al Sisi, considerato il responsabile delle coperture e dei depistaggi sui 4 agenti della National Security egiziana imputati per la morte del ricercatore italiano Giulio Regeni. Ma di questo oggi non si parlerà.

C’è anche una delicata partita energetica, che incrocia gas e rinnovabili: dopo le scoperte dell’Eni nei giacimenti di Zohr, l’Egitto è diventato “nazione esportatrice” e sta aumentando le forniture all’Italia. Non a caso, oltre a Meloni e Von der Leyen, saranno al Cairo anche il presidente di turno del Consiglio Ue, il belga Alexander De Croo e il cancelliere austriaco Karl Nehammer.

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