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Caso Regeni, quel muro del Cairo su imputati e testimoni: ecco come il regime boicotta il processo ai killer di Giulio

Oggi in corte d’assise a Roma la seconda udienza del processo ai 4 agenti della Nsa
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Segnate: al prossimo incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente egiziano Al Sisi, qualcuno domanderà di Giulio Regeni e sulla mancata collaborazione del Cairo. La presidente risponderà così: «È in cima alla nostra agenda. Noi vogliamo andare avanti alla ricerca della verità e della giustizia». Poi, non succederà niente: nel senso che Sisi non muoverà un dito, l’Italia tornerà a parlare con l’Egitto, assicurando di pretendere risultati, e l’Egitto continuerà a non collaborare, come è sempre accaduto in questi anni.

Il punto è che questa profezia – o forse è più corretto chiamarla: presa in giro – rischia di avere gravi conseguenze nel percorso tortuoso, e un certo senso miracoloso (viste le pessime premesse) che la giustizia italiana sta compiendo per accertare la verità e dare a tutti noi giustizia per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. Oggi si terrà infatti in corte d’assise a Roma la seconda udienza del processo ai quattro agenti della National secur…

Segnate: al prossimo incontro tra la premier Giorgia Meloni e il presidente egiziano Al Sisi, qualcuno domanderà di Giulio Regeni e sulla mancata collaborazione del Cairo. La presidente risponderà così: «È in cima alla nostra agenda. Noi vogliamo andare avanti alla ricerca della verità e della giustizia». Poi, non succederà niente: nel senso che Sisi non muoverà un dito, l’Italia tornerà a parlare con l’Egitto, assicurando di pretendere risultati, e l’Egitto continuerà a non collaborare, come è sempre accaduto in questi anni.

Il punto è che questa profezia – o forse è più corretto chiamarla: presa in giro – rischia di avere gravi conseguenze nel percorso tortuoso, e un certo senso miracoloso (viste le pessime premesse) che la giustizia italiana sta compiendo per accertare la verità e dare a tutti noi giustizia per il sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni. Oggi si terrà infatti in corte d’assise a Roma la seconda udienza del processo ai quattro agenti della National security accusati della morte del ricercatore italiano. Processo che è potuto cominciare dopo otto anni soltanto grazie all’intervento della Corte costituzionale: l’Egitto, infatti, non fornendo il domicilio degli imputati, e dunque impedendo la notifica degli atti che avvisavano dell’udienza, ha bloccato il dibattimento. Che si è potuto aprire soltanto perché la Consulta ha stabilito in estrema sintesi che, fare il gioco di uno Stato che si sottrae volontariamente a un processo per difendere cittadini imputati di reati così universalmente gravi, sia anticostituzionale.

Perché ora il processo si possa tenere in maniera giusta è però necessario che molti dei testimoni ascoltati nel corso delle indagini preliminari vengano a ripetere quello che hanno già detto in aula. È il caso dell’ambulante Mohammed Abdallah, l’uomo che ha tradito Giulio: entrato in contatto con il ricercatore italiano per motivi di lavoro, lo ha “venduto” ai servizi egiziani per quello che certamente non era, cioè un agente dei servizi inglesi. Da ascoltare c’è poi il coinquilino di Giulio, un giovane avvocato egiziano che ha dovuto confessare che sì, nei giorni precedenti al sequestro e all’omicidio, gli agenti della Nsa erano stati a casa sua.

Cruciali sono poi i testimoni Alfa, Beta, Gamma, Delta ed Epsilon, i cinque testimoni chiave, le cui identità (e dunque la sicurezza) sono al momento protette dalle lettere dell’alfabeto greco. Sono loro ad aver fornito le testimonianze cruciali per ricostruire le ultime ore di Giulio all’interno di una cella di una struttura dei servizi segreti egiziani. «I cinque testimoni hanno diversa nazionalità, diversa estrazione sociale, attività lavorative tra le più disparate e non hanno legami tra di loro», aveva spiegato il pm Sergio Colaiocco. «Gli elementi decisivi dell’indagine sono certamente da ricondursi a queste cinque testimonianze».

Ora, alcuni di loro sono ancora in Egitto. Consentirà il governo di Sisi che possano essere interrogati dai pm, dai difensori e dalle parti civili nel processo di Roma? Visto quanto è accaduto in questi anni sembra essere molto difficile. Servirebbe uno sforzo del governo e della nostra politica. Lo stesso sforzo che in questi anni non ha prodotto alcun risultato. Se non la solita frase: «Il caso Regeni è in cima alla nostra agenda. Noi vogliamo andare avanti alla ricerca della verità e della giustizia». Succederà ancora.

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