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Niente decadenza per i sindaci fino alla condanna definitiva: Azione tenta il blitz per modificare la legge Severino

Enrico Costa, deputato di Azione 
Per gli amministratori locali lo stop scatta già in primo grado: il deputato Enrico Costa vuole equiparare la regola a quella per i parlamentari. Pronto emendamento al decreto elezioni, si punta sullo scrutinio segreto alla Camera
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ROMA - Enrico Costa passa di nuovo…all’azione. Lui è deputato di Azione, ed è il responsabile Giustizia del suo partito, ma è anche un artefice di emendamenti. L’ultimo che lo ha portato su tutti i giornali e che ha avuto successo in Parlamento è il “bavaglio alla stampa” che fa diventare segreta l’ordinanza di custodia cautelare. Sottoscritto dalla maggioranza e da Italia viva. Il Guardasigilli Carlo Nordio, sorpassato nell’idea, è stato costretto ad accettarla. La nuova crociata di Costa adesso si chiama legge Severino. Vediamo di che si tratta.

Arriva alla Camera il decreto elezioni dopo il sì del Senato. Occasione ghiottissima per Costa per buttarci dentro la famosa legge Severino. Anzi, per essere puristi, il decreto legislativo Severino, dalla ministra Guardasigilli Paola Severino che, con il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, oggi giudice costituzionale dopo essere passato per la presidenza del Consiglio di Stato, lo fece approvare il 31 dicembre del 2012.…

ROMA - Enrico Costa passa di nuovo…all’azione. Lui è deputato di Azione, ed è il responsabile Giustizia del suo partito, ma è anche un artefice di emendamenti. L’ultimo che lo ha portato su tutti i giornali e che ha avuto successo in Parlamento è il “bavaglio alla stampa” che fa diventare segreta l’ordinanza di custodia cautelare. Sottoscritto dalla maggioranza e da Italia viva. Il Guardasigilli Carlo Nordio, sorpassato nell’idea, è stato costretto ad accettarla. La nuova crociata di Costa adesso si chiama legge Severino. Vediamo di che si tratta.

Arriva alla Camera il decreto elezioni dopo il sì del Senato. Occasione ghiottissima per Costa per buttarci dentro la famosa legge Severino. Anzi, per essere puristi, il decreto legislativo Severino, dalla ministra Guardasigilli Paola Severino che, con il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, oggi giudice costituzionale dopo essere passato per la presidenza del Consiglio di Stato, lo fece approvare il 31 dicembre del 2012. Da allora croce e disperazione per i politici italiani costretti alla non elezione e alla decadenza dal Parlamento italiano ed europeo e dal governo se condannati in via definitiva con una pena superiore a due anni. Vedi Silvio Berlusconi, decaduto dal Senato nel 2013 dopo la condanna per frode fiscale a quattro anni.

Ebbene quello stesso decreto prevede che regole simili valgano anche per gli amministratori locali. Ma, si badi bene, per costoro basta una condanna non definitiva, quindi anche in primo grado, per doversi dimettere. Costa vuole eliminare proprio questo. Vuole parificare i sindaci ai parlamentari. Vuole che anche per loro valga la regola della decadenza e della non candidatura solo per una condanna definitiva.

Non bastava eliminare l’abuso d’ufficio, anche se bisogna attendere ancora l’ultimo via libera della Camera. Adesso la crociata è contro la legge Severino, già sottoposta al referendum radical-leghista del 13 giugno 2022, quando i votanti furono sotto il 30%, e quindi il referendum non passò, ma i sì furono comunque il 54% e i no il 46%. La propaganda di destra la spacciò comunque per una vittoria.

Costa propone adesso di eliminare la norma che vieta la candidatura in caso di condanna non definitiva. Ha presentato l’emendamento che, per ora, è stato messo nella black list, ma lui è convinto che sarà recuperato e votato sicuramente. Non è detto che venga anche votato dalla maggioranza, ma per Costa anche questa è “una battaglia garantista”. Lui dice così: “Anche questo è un tassello per assicurare il rispetto della presunzione d’innocenza”. Per lui si è presunti innocenti fino alla fine del processo, con la sentenza della Cassazione. Quindi via la legge Severino all’insegna del motto “garantisti di ogni colore unitevi”. Ed è convinto che - a scrutinio segreto - l’85% dei parlamentari saranno con lui. E stavolta ci potrebbe stare anche il Pd che certo non vede di buon occhio la decadenza e la non candidabilità anche con la sola condanna di primo grado.

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