Elezioni in Russia, Mulè: “Elezioni russe non libere. La Lega sta vivendo un momento pre-elettorale”
di Matteo PucciarelliMILANO — «Penso sia un momento pre-elettorale particolare per la Lega...», dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (Forza Italia). Insomma, il Matteo Salvini che solletica un po’ l’elettorato filo-Putin lo fa con un solo scopo: riposizionare il partito in chiave Europee, recuperando qualche voto antisistema come ai vecchi tempi, per così dire.
Cosa ha pensato quando ha letto la dichiarazione di Salvini?
«Beh, faccio notare che la stessa Lega ha ritenuto opportuno specificare il significato di quelle parole per evitare dei fraintendimenti».
Per lei il voto russo com’è stato?
«Do un giudizio chiaro e solare: se la Dc faceva i manifesti nel dopoguerra con su scritto “nel segreto della cabina Dio ti vede ma Stalin no”, in Russia è andata in scena il “Dio ti vede e Putin anche”. Chi andava al seggio aveva la pistola puntata nella tempia, quasi nel vero senso della parola. Era una roulette russa più che un voto. Non sono state elezioni ma una simulazione, un esercizio né libero né …
MILANO — «Penso sia un momento pre-elettorale particolare per la Lega...», dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (Forza Italia). Insomma, il Matteo Salvini che solletica un po’ l’elettorato filo-Putin lo fa con un solo scopo: riposizionare il partito in chiave Europee, recuperando qualche voto antisistema come ai vecchi tempi, per così dire.
Cosa ha pensato quando ha letto la dichiarazione di Salvini?
«Beh, faccio notare che la stessa Lega ha ritenuto opportuno specificare il significato di quelle parole per evitare dei fraintendimenti».
Per lei il voto russo com’è stato?
«Do un giudizio chiaro e solare: se la Dc faceva i manifesti nel dopoguerra con su scritto “nel segreto della cabina Dio ti vede ma Stalin no”, in Russia è andata in scena il “Dio ti vede e Putin anche”. Chi andava al seggio aveva la pistola puntata nella tempia, quasi nel vero senso della parola. Era una roulette russa più che un voto. Non sono state elezioni ma una simulazione, un esercizio né libero né regolare».
Ormai i casi di ambiguità di Salvini sono sempre più numerosi, vedi anche le dichiarazioni su Nalvalny: la domanda è, “Salvini ci è o ci fa?”. Lei lo ritiene compatibile con il suo ruolo di vicepremier?
«La Lega è compatibile nella misura in cui sostiene l’indirizzo politico del governo in politica estera, attraverso il voto in Parlamento. E lì non sono mai venuti meno, il loro è stato un comportamento ineccepibile, a differenze di altre forze dell’opposizione disunite in politica estera. Poi ci sono le dichiarazioni di Salvini, certo, ma ognuno guarda in casa sua e l’affidabilità non la si misura dalle sue dichiarazioni».
Lei pensa che il leader della Lega dica certe cose per motivi elettorali o ci sono altri interessi in ballo?
«Non è mai simpatico o polite mettere bocca in casa d’altri, però c’è un momento elettorale particolare per la Lega in vista delle elezioni, credo sia quindi un riposizionamento per le Europee».
C’è più libertà di parola nella Russia di Putin o nella Lega di Salvini?
«Imparagonabile, all’interno della Lega non vedo casi Navalny, o con quell’esito lì...».
Sabato prossimo a Roma c’è un altro raduno di Identità e democrazia, il raggruppamento europeo di destra e della Lega al cui interno non mancano dichiarate simpatie filo-putiniane. Vi crea imbarazzo?
«È una riunione della Lega, l’ennesima con gruppi come Afd. Noi abbiamo detto con chiarezza, e senza alcuna possibilità di revisione del giudizio, che Forza Italia è incompatibile con Afd così come con altre formazioni estremiste. Dove ci sono loro non possiamo esserci noi. E la realpolitik non potrà avere il sopravvento: è questione di igiene politica prima ancora che di politica reale».
Quale può essere un punto di caduta possibile per la fine della guerra in Ucraina?
«Penso sia banale nella sua limpidezza: la Russia dev’essere il primo paese a deporre le armi e chiedere l’inizio del negoziato. Questo passaggio devono farlo loro, perché sono degli occupanti, a cui si può rispondere solo con la resistenza. La base del negoziato parte dalla cessazione delle ostilità. Non può valere il discorso per cui “sono troppo forti, dobbiamo arrenderci”».
Ma all’orizzonte ci sono svolte?
«Il voto in Russia temo rafforzerà Putin, dopo 25 anni di guida ha comunque un forte consenso e il suo petto si gonfierà ulteriormente. Né aiuta il comportamento di Macron, le sue dichiarazioni sull’invio di soldati Nato è la cosa peggiore che si potesse fare, l’Europa così si dimostra divisa».
L’ultima cosa: ma a lei il pensiero di un ritorno di Trump alla Casa Bianca che effetto le fa?
«Dovesse tornare sarà comunque un presidente eletto democraticamente, i valori che ci uniscono agli Usa non saranno messi in discussione. Poi Trump ci ha abituato ad annunci fotonici e ad atterraggi distonici».