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Dalle cliniche ai media, Angelucci punta l’Agi con la sponda del Mef. Insorgono i giornalisti

Il deputato della Lega, già editore di Libero, Giornale e Tempo vuole mettere le mani sulla testata di proprietà dell’Eni. Il Pd: “Gravissimo”
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Una rete mediatica sempre più ampia, che ha il suo cuore in tre quotidiani, Libero, Giornale e Tempo, e probabilmente a breve anche in una storica agenzia, la seconda per importanza nel Paese: l’Agi. L’agenzia giornalistica Italia di proprietà dell’Eni è a un passo dall’essere acquistata da Antonio Angelucci con la regia di Mario Sechi, ex direttore della stessa testata passato a dirigere Libero e per alcuni mesi portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E poco importa il conflitto di interesse, sottolineato subito dal Partito democratico, in una trattativa che vedrebbe da un lato il deputato della Lega Angelucci e dall’altro l’Eni che ha come socio di riferimento il ministero dell’Economia guidato da un ministro della Lega, Giancarlo Giorgetti. Questa non è una operazione che si fa solo in casa Carroccio.

Angelucci lo scorso 6 settembre aveva illustrato il suo piano di espansione a Palazzo Chigi, in un incontro riservato con la presidente del Consiglio Meloni, che ha b…

Una rete mediatica sempre più ampia, che ha il suo cuore in tre quotidiani, Libero, Giornale e Tempo, e probabilmente a breve anche in una storica agenzia, la seconda per importanza nel Paese: l’Agi. L’agenzia giornalistica Italia di proprietà dell’Eni è a un passo dall’essere acquistata da Antonio Angelucci con la regia di Mario Sechi, ex direttore della stessa testata passato a dirigere Libero e per alcuni mesi portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. E poco importa il conflitto di interesse, sottolineato subito dal Partito democratico, in una trattativa che vedrebbe da un lato il deputato della Lega Angelucci e dall’altro l’Eni che ha come socio di riferimento il ministero dell’Economia guidato da un ministro della Lega, Giancarlo Giorgetti. Questa non è una operazione che si fa solo in casa Carroccio.

Angelucci lo scorso 6 settembre aveva illustrato il suo piano di espansione a Palazzo Chigi, in un incontro riservato con la presidente del Consiglio Meloni, che ha bisogno di un polo mediatico di riferimento considerando i rapporti non sempre idilliaci con Mediaset degli eredi Berlusconi. E il ras della sanità laziale con la passione per la stampa le ha offerto la possibilità di creare questo polo: anche se Meloni non ama i “monopoli” e aveva visto di buon occhio l’arrivo nel mondo dell’editoria di destra di Federico Vecchioni, nome di peso nel mondo dell’agricoltura, caro al ministro Francesco Lollobrigida, che ha rilevato una quota de La Verità di Maurizio Belpietro, stoppando le mire proprio di Angelucci.

Il deputato leghista da tempo sta lavorando a diventare lui il megafono unico della destra e difendere così i suoi interessi veri, quelli dove fa i soldi e che hanno a che fare con le cliniche sanitarie nel Lazio ma non solo: infatti punta al grande salto in Lombardia nel ricco mercato della sanità privata che ruota attorno al Pirellone. Essere il vero “portavoce” dei governi di destracentro significa acquistare un peso pari a quello che ha Mediaset sul fronte televisivo. Così, rilevato il Giornale proprio dalla famiglia Berlusconi, e rimescolate le poltrone dei direttori con Sechi a Libero, Alessandro Sallusti al Giornale e Tommaso Cerno fulminato sulla via della destra al Tempo (al posto di Davide Vecchi considerato troppo critico su Meloni), adesso l’onorevole punta a prendere l’Agi. L’idea gliel’ha messa in testa proprio Sechi, facendogli notare come, rilevando l’Agenzia giornalista Italia, di fatto a parte l’Ansa non resterebbero altre voci di agenzie “istituzionali” e non orientate a destra. Da qui l’avvio della trattativa con l’Eni e lo stato di agitazione dei giornalisti dell’Agi che hanno affidato al loro cdr un pacchetto di cinque giorni di sciopero: «Siamo molto preoccupati per le nuove indiscrezioni sulla vendita mai ufficialmente smentite», dicono dal cdr.

Il conflitto di interesse latente in questa trattativa arriverà in Parlamento, con una interrogazione dei deputati dem, primo firmatario Giuseppe Provenzano: «È davvero grave che un imprenditore nonché parlamentare di uno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza riceva quote di un’agenzia giornalistica indipendente da parte di Eni, società di cui è azionista il ministero dell’Economia, guidato da un ministro appartenente allo stesso schieramento, in un evidentissimo conflitto d’interesse».

Ma Angelucci non si ferma. Abile a mantenere ottimi rapporti con i potenti, tanto a destra quanto a sinistra, ha costruito un impero nel gruppo San Raffaele, che conta 24 strutture, 17 delle quali concentrate nel Lazio, governato adesso dal meloniano Francesco Rocca che è stato anche presidente nel cda di una sua Fondazione. Deputato prima con il Pdl e poi con Forza Italia, Angelucci ha stretto amicizia con Denis Verdini, che salvò dai debiti ai tempi del crac del Credito Cooperativo, prima con un bonifico di 5 milioni e poi con un finanziamento da 10. Nel 2022 la rielezione con la Lega di Matteo Salvini, genero di Denis. Inchieste tante, ma nessuna condanna definitiva. Tra queste le indagini sul fronte tributario, quella per la tentata estorsione denunciata dall’allora assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato e persino per presunti abusi edilizi relativi a un pollaio per struzzi nella sua villa nel Parco dell’Appia Antica, passando per la condanna in primo grado a un anno e quattro mesi relativa ai finanziamenti pubblici a Libero e al Riformista. Nulla che impensierisca particolarmente il signore dell’editoria e della sanità, che anche nel 2023 è risultato il parlamentare più ricco, dichiarando oltre 3,3 milioni di euro. Ma proprio a Montecitorio ha un altro record, quello delle assenze: ha partecipato sinora allo 0,25% delle votazioni in aula.

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