Baruffi e Taruffi, i due registi dem del campo largo
di Giovanna CasadioDivisi da una consonante T(aruffi) e B(aruffi), Igor e Davide, sono gli uomini-macchina del campo largo su cui il Pd scommette. Da un anno, da quando si è insediata la segreteria di Elly Schlein, è affidato a loro il compito di far quadrare i conti delle alleanze nelle elezioni locali. Un rompicapo vero. Alchimie che neppure Cagliostro. E che in politica prendono il nome di geometrie variabili nelle Regioni e nelle città, cioè con i 5Stelle quando sì e quando no, con Azione una volta su dieci, con i renziani un terno al lotto, con Avs e con +Europa abbastanza spesso.
Il suggello dei leader politici arriva a cose quasi fatte, perché ad arare il campo, a sminarlo, a blandire, a convincere e talvolta a escludere sono …
Divisi da una consonante T(aruffi) e B(aruffi), Igor e Davide, sono gli uomini-macchina del campo largo su cui il Pd scommette. Da un anno, da quando si è insediata la segreteria di Elly Schlein, è affidato a loro il compito di far quadrare i conti delle alleanze nelle elezioni locali. Un rompicapo vero. Alchimie che neppure Cagliostro. E che in politica prendono il nome di geometrie variabili nelle Regioni e nelle città, cioè con i 5Stelle quando sì e quando no, con Azione una volta su dieci, con i renziani un terno al lotto, con Avs e con +Europa abbastanza spesso.
Il suggello dei leader politici arriva a cose quasi fatte, perché ad arare il campo, a sminarlo, a blandire, a convincere e talvolta a escludere sono Igor e Davide, Taruffi e Baruffi, i due dirigenti emiliani a cui Schlein ha dato rispettivamente l’organizzazione e gli enti locali. Molte ironie su “la premiata ditta dem Taruffi & Baruffi”: chi non li ama li accusa di sfracelli, di muoversi come elefanti in cristalleria e di essere culturalmente lontani dal Pd meridionale, vedesi caos in Basilicata. Quante volte avrebbero voluto gettare la spugna? Se sono stati sul punto di farlo, non lo hanno confidato neppure in famiglia.
Però nell’ultima caotica maratona per cavare un candidato dal groviglio di veti e odii incrociati lucani, Taruffi a un certo punto si è alzato e se n’è ritornato a casa, nella sua Emilia, dove è anche assessore regionale al Welfare. In sette ore di riunione su Angelo Chiorazzo, l’imprenditore cattolico non apprezzato dai 5Stelle, è finita in rissa. I dirigenti locali sono esplosi: “Vattene a casa”. “Vai a Bologna”. “Co…”. Tutto rigorosamente ripreso con un telefonino. Da Bologna poi si è videocollegato. Dai e dai, però, tentativo dopo errore, prima è spuntato in un colpo a sorpresa l’oculista Domenico Lacerenza (che non aveva visto bene e, quando ha messo a fuoco, si è ritirato), alla fine ecco Piero Marrese, presidente della Provincia di Matera. Taruffi e Baruffi il candidato giallo-rosso l’hanno portato a casa anche in Basilicata. Così come la vittoriosa scelta di Alessandra Todde in Sardegna. Nell’ambiziosa gara abruzzese con Luciano D’Amico è stato dato il massimo. Adesso c’è il rebus Piemonte.
Entrambi emiliani “bravi amministratori”, Taruffi e Baruffi remano nella stessa direzione, anche se Igor è l’uomo di fiducia di Schlein e Davide è bonacciniano di ferro.
Baruffi, classe 1974, modenese di Carpi, è sottosegretario alla presidenza di giunta di Stefano Bonaccini: in pratica il numero due. Militanza nei Ds, di cui fu segretario provinciale, è stato sindaco di Soliera. Nel 2013, elezione a deputato, area Andrea Orlando. Non fu ricandidato nell’era Renzi. E Bonaccini lo reclutò nella sua squadra. Taruffi, 44 anni, si è iscritto al Pd il giorno prima di entrare in segreteria, dopo un decennio da consigliere comunale e assessore prima di Rifondazione comunista e poi di Sinistra italiana. Grande amico del cantautore Francesco Guccini, ha condiviso con Schlein l’avventura della lista “Coraggiosa” . E’ rimasto a vivere a Porretta Terme, borgo di 700 anime sull’Appennino emiliano, e ha il passo infaticabile delle alture. Quando gli fu affidata l’organizzazione in molti si sorpresero: avrebbe saputo mettere mano a un partito che non conosceva? Lo sta facendo nel bene e nel male. Rispettando il mandato schleiniano: dissodare campi anche se minati.