In Senato cita l’ideologo del razzismo Evola: l’ultima uscita del meloniano Menia che ha irriso Macron
di Paolo BerizziNon solo il “femmineo” usato per descrivere il presidente francese Emmanuel Macron, non solo l’attacco a papa Francesco colpevole di chiedere la pace: nel suo criticatissimo intervento in Senato, martedì 19 marzo, durante la discussione generale dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del prossimo consiglio europeo, Roberto Menia, senatore FdI, ha usato una citazione di Julius Evola passata sotto silenzio. O comunque sfuggita ai più. Questa: “La mia patria è dove si combatte per la mia idea”. Evola, filosofo teorico del razzismo, vicino al fascismo e al nazionalsocialismo, lo scrisse nel suo saggio Orientamenti del 1950. Menia prende a prestito la frase sostituendo “la mia idea” con “battaglia”. Ma quella è. La massima evoliana sulla “patria” e sull’ “idea” è stata ed è largamente apprezzata dalla destra anche estrema. È facilmente reperibile delle chat della galassia neofascista e usata da pensatori e ideologi nazionalisti. Di più: è presente anch…
Non solo il “femmineo” usato per descrivere il presidente francese Emmanuel Macron, non solo l’attacco a papa Francesco colpevole di chiedere la pace: nel suo criticatissimo intervento in Senato, martedì 19 marzo, durante la discussione generale dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del prossimo consiglio europeo, Roberto Menia, senatore FdI, ha usato una citazione di Julius Evola passata sotto silenzio. O comunque sfuggita ai più. Questa: “La mia patria è dove si combatte per la mia idea”. Evola, filosofo teorico del razzismo, vicino al fascismo e al nazionalsocialismo, lo scrisse nel suo saggio Orientamenti del 1950. Menia prende a prestito la frase sostituendo “la mia idea” con “battaglia”. Ma quella è. La massima evoliana sulla “patria” e sull’ “idea” è stata ed è largamente apprezzata dalla destra anche estrema. È facilmente reperibile delle chat della galassia neofascista e usata da pensatori e ideologi nazionalisti. Di più: è presente anche in una canzone della band nazi-rock Ultima Frontiera. Il gruppo musicale nasce nel 1996 a Trieste, la stessa città di Menia (nato Pieve di Cadore da un’esule istriana di Buie trasferitasi a Trieste nel dopoguerra), e chissà se è solo un caso.
I neofascisti Ultima Frontiera dedicano un brano (Il capo del Cuib) a Codreanu, fondatore dell’antisemita Guardia di Ferro rumena; in un altro pezzo (Berlin bleibt deutsch) esaltano l’estrema difesa nazista dai “carri rossi” che avanzano, “branchi famelici” contro cui rimane l’ideale che unisce “la patria, l’onore, la fedeltà”: “la croce uncinata è alta al vento, venite avanti, io non mi arrendo”. Coincidenze. Ma è possibile che a Menia - di cui gira negli archivi e sui social una fotografia che lo ritrae mentre fa il saluto romano alle spalle di Gianfranco Fini – i temi e i tesi degli Ultima Frontiera non dispiacciano affatto. Il senatore meloniano (eletto in Liguria) è stato il promotore della legge che ha istituito il 10 febbraio come “Giorno del Ricordo” dedicato ai martiri delle Foibe.
Ma torniamo all’intervento in aula martedì. “La mia patria è dove si combatte la mia battaglia… dicevamo un tempo”. Così Menia nel discorso con cui prende in giro Emmanuel Macron per il suo aspetto “piuttosto femmineo”. Con quel “dicevamo un tempo” Menia riavvolge i ricordi degli anni di militanza nel Fronte della Gioventù a Trieste. A fianco dell’amico e camerata e concittadino, anche lui ai tempi militante neofascista, Almerigo Grilz. “Fu lui (Grilz, ndr) a dirmi: la mia patria è dove si combatte la mia battaglia” disse sempre Menia in un altro discorso in aula il 27 giugno 2023. Grilz, dunque. Il reporter di guerra morto nel 1987 in Mozambico. A maggio 2023 è stato ricordato nella sua città con dei saluti romani in piazza (polemiche e indignazione da centrosinistra e Anpi). Il presidente del Senato Ignazio La Russa partecipò a un convegno – presente Menia – per ricordare Grilz a cui è stato intitolato un premio. FdI lo celebra come reporter di guerra. Ma nel passato di Grilz ci sono episodi di squadrismo. Quando come Menia militava nel Fronte della Gioventù fu autore di scorribande violente durante le quali amava esibirsi nel saluto nazifascista. Espulso dall’Università di Trieste per avere mandato all’ospedale a colpi di bottiglia quattro studenti, fu a capo della spedizione punitiva (camuffata da comizio) nella frazione triestina di Longera nel 1983. Quel giorno – al grido di “morte ai s’ciavi comunisti” - c’erano anche Menia, Paris Lippi (poi vicesindaco di Triste) e l’attuale consigliere comunale FdI Antonio Lippolis. Quarant’anni dopo, da senatore, Menia cita Evola in Aula e attacca un capo di Stato con “un’espressione infelice” (parole del presidente dei senatori FdI, Lucio Malan). Più dura la condanna delle opposizioni: “Non c’è niente da fare: il lupo perde il pelo, indossa il doppiopetto ma non il vizio fascista di denigrare, offendere e insultare chi in Europa considera avversari. La premier Meloni non ha nulla da dire?”, incalza il senatore dem Antonio Misiani.