Nordio sfida l’Anm e annuncia ad aprile il ddl per separare le carriere dei giudici
di Liana MilellaROMA - Carlo Nordio approfitta del palcoscenico della Camera per lanciare l’ennesimo annuncio - almeno il trentesimo in 17 mesi di governo - sulla separazione delle carriere. Dopo la ramanzina della premier Meloni, adesso il Guardasigilli parla di un testo “imminente”. Potrebbe essere pronto per uno dei primi consigli dei ministri di aprile. Giusto in tempo per “avvelenare” il congresso dell’Associazione nazionale magistrati che il presidente Giuseppe Santalucia sta organizzando per la prima settimana di maggio a Palermo.
Una proposta costituzionale del governo Meloni, sul tema in assoluto più delicato per il futuro della magistratura e dell’azione penale in Italia, non può che diventare l’unica questione su cui discutere. L’unicità della carriera, scritta nella Costituzione del 1948, è il baluardo intangibile della magistratura italiana. Se viene infranto, non resta che il pubblico ministero sotto l’esecutivo e la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale. Nonché l’inevitabile divi…
ROMA - Carlo Nordio approfitta del palcoscenico della Camera per lanciare l’ennesimo annuncio - almeno il trentesimo in 17 mesi di governo - sulla separazione delle carriere. Dopo la ramanzina della premier Meloni, adesso il Guardasigilli parla di un testo “imminente”. Potrebbe essere pronto per uno dei primi consigli dei ministri di aprile. Giusto in tempo per “avvelenare” il congresso dell’Associazione nazionale magistrati che il presidente Giuseppe Santalucia sta organizzando per la prima settimana di maggio a Palermo.
Una proposta costituzionale del governo Meloni, sul tema in assoluto più delicato per il futuro della magistratura e dell’azione penale in Italia, non può che diventare l’unica questione su cui discutere. L’unicità della carriera, scritta nella Costituzione del 1948, è il baluardo intangibile della magistratura italiana. Se viene infranto, non resta che il pubblico ministero sotto l’esecutivo e la fine dell’obbligatorietà dell’azione penale. Nonché l’inevitabile divisione in due dell’attuale Csm unitario. Con un enorme colpo alla sua credibilità, perché se oggi il presidente del Csm è lo stesso capo dello Stato, cioè Sergio Mattarella, un domani al vertice del Csm dei giudici ci sarà il primo presidente della Cassazione, mentre il Procuratore generale della Suprema Corte sarà il primo inquilino del Csm dei pubblici ministeri. Per le toghe un disastro nel disastro. Perché, anche se può sembrare antipatico scriverlo, è evidente che il peso di Mattarella è enorme rispetto a quello dei due magistrati pur in alto grado.
Ma torniamo a Nordio e alle immediate reazioni politiche in Parlamento rispetto al suo annuncio. E va registrata subito quella di Pietro Pittalis, il vice presidente di Forza Italia della commissione Giustizia della Camera, che già una settimana fa, quando erano trapelate le prime indiscrezioni sul vertice che si era tenuto a margine del consiglio dei ministri con l’annuncio del progetto ministeriale sulla separazione, aveva storto la bocca. E oggi il suo atteggiamento è identico. Dice Pittalis a Repubblica: “La prima commissione della Camera ha già concluso il ciclo di audizioni sulla separazione delle carriere e dopo Pasqua dovrebbe adottare il testo base. Ben venga dal governo ogni utile contributo, se questo è finalizzato a migliorare il testo, fermo restando che la separazione delle carriere deve procedere speditamente perché è un impegno assunto con il corpo elettorale”. E quell’avverbio - “speditamente” - la dice lunga sulle perplessità del forzista Pittalis rispetto all’ormai certificata lentezza di Nordio. Ormai certificata dopo la vicenda dell’abuso d’ufficio che un anno fa era già pronto in commissione, fu scavalcato dal ddl Nordio, e adesso è di nuovo alla Camera in seconda lettura. E - dicono i fans dell’abolizione - “siamo ancora nella fase delle audizioni che la Camera aveva già fatto…”.
Del resto è noto che proprio Forza Italia punta tutto sulla separazione delle carriere, il vessillo che fu di Berlusconi, e che l’ex premier non riuscì mai a portare a casa. E non è affatto detto che anche questa volta Forza Italia ci riesca. Perché dopo la doppia approvazione Camera-Senato necessaria per una legge di revisione costituzionale, poi sarà necessario andare al referendum. Inoltre a Meloni sta più a cuore il premierato che sicuramente avrà in termini di approvazione parlamentare una corsia preferenziale.
Ma veniamo all’altro “amico-nemico” di Nordio, e cioè il responsabile Giustizia di Azione Enrico Costa. Un altro fautore della separazione delle carriere che, in stretta alleanza con le Camere penali, ha sostenuto il progetto di iniziativa popolare di queste ultime già depositato alla Camera nella scorsa legislatura, e poi di nuovo in questa proprio per mano di Costa. Non appena il vice segretario di Azione sente le parole di Nordio la sua reazione è tra l’ironico e l’esasperato: “Questo è l’ennesimo annuncio destinato a produrre solo ritardi. Non c’è alcun bisogno di un testo perché quelli già presentati sono più che adeguati e sufficienti. Uno di questi, tra l’altro, è quello d’iniziativa popolare delle Camere penali, quindi un testo del governo suona come una sfiducia proprio al principale promotore della stessa separazione. Il governo poteva tranquillamente intervenire in sede di emendamenti sui testi che già esistono. L’unico senso che rimane è quello dilatorio”.
In realtà, come dicono le voci di Palazzo Chigi, l'esigenza di Giorgia Meloni è tutt’altra. Andare al voto consentendo che ogni partito del suo governo abbia una “bandiera” da potersi giocare rispetto alle elettorato. Lei stessa punta tutto sul premierato, Forza italia a questo punto potrà vantare la separazione delle carriere, a Salvini resta l’autonomia e la possibilità per la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno di gestire la divisione in due del Csm.
Non c’è alcun dubbio, come del resto ha ribadito lunedì il presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, che il Parlamento ha il diritto di cambiare la Costituzione e quindi anche di intervenire sulla separazione delle carriere. Ma il problema è quello dell’efficienza della giustizia in questo caso. Perché un’operazione del genere, se andasse in porto, certo non gioverebbe alla speditezza dei processi, anche in relazione agli impegni che l’Italia ha preso in Europa per il Pnrr. Una simile rivoluzione dell’assetto costituzionale potrebbe solo rallentare del tutto la vita stessa della magistratura italiana e quindi quella dei processi. E gli italiani anziché poter contare su una maggiore giustizia, ne avrebbero di meno.