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Mosca delusa dalla premier: “Schiava della russofobia ma gli italiani sono amici”

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Il duo di “comici” che aveva beffato Meloni: “Ha tradito le promesse ormai è atlantista”
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MOSCA — Non c’è neppure bisogno di chiedere che cosa pensi dell’Italia. È lo stesso leader dei Comunisti di Russia, Serghej Malinkovich, a lanciare una filippica. «Vorrei una macchina del tempo per far tornare nel vostro Paese un Palmiro Togliatti», ci dice. Non è soltanto nostalgia veterocomunista del leader di un partito extraparlamentare che si professa d’ispirazione marxista-leninista e che nel logo ha falce e martello. Malinkovich guarda al passato perché deluso dal presente e, in particolare, dalla premier Giorgia Meloni.

«In campagna elettorale diceva di volere la pace in Ucraina, adesso manda le armi ai banderiti», come chiama gli ucraini alludendo a Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti. Di Matteo Salvini, dice, non ha sentito parlare. Non nutre speranze neppure nella sinistra. «Non capisco perché mettano in testa alla loro agenda la difesa delle minoranze sessuali. Sono svenuto quando l’ho scoperto. Dov’è finita l’eredità dei garibaldini?». Pensieri che riecheggiano …

MOSCA — Non c’è neppure bisogno di chiedere che cosa pensi dell’Italia. È lo stesso leader dei Comunisti di Russia, Serghej Malinkovich, a lanciare una filippica. «Vorrei una macchina del tempo per far tornare nel vostro Paese un Palmiro Togliatti», ci dice. Non è soltanto nostalgia veterocomunista del leader di un partito extraparlamentare che si professa d’ispirazione marxista-leninista e che nel logo ha falce e martello. Malinkovich guarda al passato perché deluso dal presente e, in particolare, dalla premier Giorgia Meloni.

«In campagna elettorale diceva di volere la pace in Ucraina, adesso manda le armi ai banderiti», come chiama gli ucraini alludendo a Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti. Di Matteo Salvini, dice, non ha sentito parlare. Non nutre speranze neppure nella sinistra. «Non capisco perché mettano in testa alla loro agenda la difesa delle minoranze sessuali. Sono svenuto quando l’ho scoperto. Dov’è finita l’eredità dei garibaldini?». Pensieri che riecheggiano le invettive del presidente rieletto Vladimir Putin contro l’Occidente “depravato”. Del resto, i Comunisti di Russia sono stati accusati di essere un partito “spoiler” manovrato dal Cremlino per minare il Partito comunista erede del Pcus sovietico. E non a caso incontriamo Malinkovich alla “Notte elettorale” di domenica dove sfilano politologi, politici e artisti per brindare a Putin. «Non siamo delusi dall’Italia, ma dai suoi politici. Come tutti gli europei, soggiacciono agli Usa e non fanno niente per la pace. Né a sinistra, né a destra. Il nostro amico principale è la Corea del Nord», conclude Malinkovich alzando il pugno chiuso.

Alla maratona elettorale partecipano pure “Vovan i Lexus”, i due sedicenti comici che lo scorso novembre avevano beffato al telefono Giorgia Meloni riuscendo a strapparle l’ammissione di una certa “stanchezza per gli aiuti a Kiev” fingendo di essere un politico africano. Anche Lexus, al secolo Aleksej Stoljarov, ammette di aver sperato invano in Meloni premier, ma di essersi oramai reso conto che tutti i politici europei, una volta arrivati al potere, diventano atlantisti. «Da quando è al potere Meloni non è cambiato nulla. Sulla presidenza italiana del G7 non ci facciamo illusioni». E Salvini? «Tutti i politici risentono dell’influenza di Usa e Ue». È lo stesso disincanto espresso da Vadim Kostezh della Scuola Superiore di Economia di Mosca per il Consiglio Russo per gli Affari Internazionali Riac, think tank vicino al ministero degli Esteri russo che fornisce raccomandazioni e analisi di politica estera al Cremlino. L’Italia, scrive, «essendo Paese Ue e Nato, non può perseguire una politica estera indipendente» e «qualunque governo italiano, in tali circostanze, agirà con decisione solo su questioni condivise dalla comunità euro-atlantica», come dimostra «il continuo sostegno incondizionato di Roma all’Ucraina e la mancanza di prospettive visibili per lo sviluppo delle relazioni tra Italia e Russia in tali circostanze».

A bilanciare la delusione con l’ottimismo è il senatore del partito al potere Russia Unita Andrej Klimov, nonché vicecapo della Commissione Esteri del Consiglio Federale, la Camera alta del Parlamento russo. «Delusi dall’Italia? Mai. È un bel Paese. C’è bella gente. E ha belle tradizioni. Come potremmo esserne delusi? E poi bisogna distinguere tra il popolo italiano e i politici al potere. In tanti sono schiavi dell’imperialismo americano e della russofobia, che è un virus pericoloso, ma non rappresentano il popolo italiano. Sono sicuro che nel prossimo futuro ripristineremo normali rapporti con il vostro Paese. E saremo di nuovo uniti non solo spiritualmente, ma anche fisicamente». Un augurio che ricorda le recenti aperture di Vladimir Putin che, parlando con la studentessa Irene Cecchini e con l’artista Jorit, aveva detto che «l’Italia è sempre stata vicina ai cuori» della Russia e ricordato come a unirla alla Russia fosse stata, guarda caso, «la lotta dell’Italia per l’indipendenza e Garibaldi». Il capo dei Mille eroe di Russia.

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