A novembre scorso il Guardasigilli Carlo Nordio, durante il Consiglio dei ministri, si era opposto alla richiesta del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano di prevedere i test psico attitudinali per i giudici. Adesso quel “no” è diventato un “sì”. Tant’è che domani se ne occuperà il governo a palazzo Chigi. Una bozza dei futuri test è già pronta. Molto generica, poche righe. È chiaro solo che verranno effettuati dopo le prime due prove, una scritto e una orale.
L’Anm, il sindacato delle toghe, è già “in guerra”. Perché “con una disinvoltura che disorienta” Nordio e il governo introducono i test “senza dire cosa siano, a cosa servano, come si strutturino, quali saranno le conseguenze di un eventuale risultato negativo, quali le figure professionali che li effettueranno e li valuteranno”. Una bocciatura in piena regola perché “in modo del tutto irragionevolmente” viene di fatto introdotta “una terza prova”, dopo quella scritta e quella orale. Anche chi avrà superato “brillantemente” le prime due prove vi si dovrà sottoporre. Quindi con un evidente allungamento dei tempi. E senza neppure sapere quali saranno le conseguenze. Perché anche l’aver superato lo scritto e l’orale potrebbe non aver valore se poi i test poi vanno male.
Non c’era riuscito Berlusconi nel 2008, quando già i test facevano scandalo visto che per la prima volta li aveva ipotizzati Licio Gelli nel suo Piano di rinascita democratica. Adesso ci riesce il governo Meloni. E Nordio cede di fronte all’asse Lega-Forza Italia che insiste sul progetto. In commissione Giustizia al Senato è stata la presidente Giulia Bongiorno a rilanciare i test sostenendo che proprio lei li aveva proposti e introdotti da ministra della Pubblica amministrazione nel governo giallo-verde. Pieno l’appoggio del capogruppo forzista Pierantonio Zanettin. Non è rimasta traccia di un “no” proveniente dai sottosegretari alla Giustizia che partecipano alle sedute. I test sono passati.
E adesso vengono inseriti nei decreti attuativi della riforma Cartabia sull’ordinamento giudiziario che dopo l’esame delle due commissioni Giustizia di Camera e Senato vedranno il via libera. Nonostante le polemiche durissime di Enrico Costa di Azione contro il numero dei magistrati fuori ruoli che certo non cala, ma anzi aumenta. Un colpo doppio per le toghe perché passa anche il cosiddetto “fascicolo del magistrato”, una sorta di libro della sua vita professionale, in cui entra anche l’esito dei processi, seppure a campione.
Quanto ai test per ora le indicazioni del governo sono molto vaghe. Si parla di "esperti qualificati per la verifica dell’idoneità psico attitudinale per lo svolgimento delle funzioni giudiziarie" che saranno nominati "con un decreto del ministro, previa delibera del Consiglio superiore della magistratura". Anche "le linee di indirizzo e le procedure per lo svolgimento degli accertamenti sono determinati dal Csm d'intesa con il ministro". Viene specificato inoltre che "la verifica ha luogo dopo il completamento delle prove orali".
Alla reazione dell’Anm si aggiunge subito quella di Giovanni “Ciccio” Zaccaro, segretario di Area, la corrente di sinistra della magistratura: “Il governo propone i test psico attitudinali per i magistrati, senza chiarire cosa dovranno valutare e chi dovrà somministrarli. Mi pare una proposta che mira a delegittimare un potere dello Stato e a nascondere i veri problemi della giustizia”. Che, secondo Zaccaro, sono semmai quelli del “tribunale unico per la famiglia e le persone” che non funziona e del processo penale telematico, il magistrato dovrebbe fare tutto da solo con un App, che invece non funziona.
In vista delle elezioni europee i partiti che formano il governo stanno “giocando” anche sulla giustizia. Nordio ha appena annunciato che la separazione delle carriere è pronta, ed è il progetto caro a Forza Italia. Adesso arrivano i test a palazzo Chigi che vuole la Lega. Non è ancora chiaro che ruolo giochi Fratelli d’Italia sulla giustizia, ma forse il loro obiettivo è solo ottenere il premierato.