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Lega in rivolta, tornano le scope di Maroni. A Monza lo striscione contro “il cerchio magico” di Salvini

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Venerdì sera il drappo esposto con vicino una ramazza, simbolo della richiesta di pulizia che nel 2012 fu rivolta a Bossi
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Per chi ha vissuto o conosce la storia della Lega, quella scopa appesa accanto allo striscione di protesta suona come un oscuro presagio. Un segno, o un sogno, di rivolta, che dovrebbe impensierire Matteo Salvini. Siamo a Monza, dove venerdì sera è apparso il drappo - com'era accaduto a Pontida meno di un mese fa, poi in Val Camonica e in autostrada tra Milano e Meda - con su scritto: "La base leghista non è contenta... Il cerchio magico non ci rappresenta!", e poi la richiesta di "congresso subito".

Come detto, lì vicino è stata fissata una ramazza, un chiaro richiamo alla famosa notte delle scope: l'oggetto stava per la richiesta di pulizia, capeggiata da Roberto Maroni, contro un altro cerchio magico, quello di Umberto Bossi. Era il 10 aprile 2012 e al capannone della fiera di Bergamo andò in scena la detronizzazione del Senatur. I militanti avevano acquistato le scope, 3,50 euro l'una, poco lontano; bersaglio delle proteste erano Renzo Bossi, Rosy Mauro e il tesoriere Francesco Be…

Per chi ha vissuto o conosce la storia della Lega, quella scopa appesa accanto allo striscione di protesta suona come un oscuro presagio. Un segno, o un sogno, di rivolta, che dovrebbe impensierire Matteo Salvini. Siamo a Monza, dove venerdì sera è apparso il drappo - com'era accaduto a Pontida meno di un mese fa, poi in Val Camonica e in autostrada tra Milano e Meda - con su scritto: "La base leghista non è contenta... Il cerchio magico non ci rappresenta!", e poi la richiesta di "congresso subito".

Come detto, lì vicino è stata fissata una ramazza, un chiaro richiamo alla famosa notte delle scope: l'oggetto stava per la richiesta di pulizia, capeggiata da Roberto Maroni, contro un altro cerchio magico, quello di Umberto Bossi. Era il 10 aprile 2012 e al capannone della fiera di Bergamo andò in scena la detronizzazione del Senatur. I militanti avevano acquistato le scope, 3,50 euro l'una, poco lontano; bersaglio delle proteste erano Renzo Bossi, Rosy Mauro e il tesoriere Francesco Belsito, in primis, accusati di gestire i fondi del partito per i propri tornaconti. L'è ura de netà fò ol polér, cioè è ora di pulire il pollaio, recitavano alcune magliette con la scopa.

E quindi rieccoci qui, con i fedelissimi di Salvini che ieri stavano con le scope e oggi invece sono accusati di aver creato un altro cerchio ristretto attorno al grande capo. "L'ideale leghista non merita di essere soppresso per colpa di qualche arrivista nominato disposto a svendere la nostra storia per una poltrona. Lo statuto della Lega prevede che i congressi si svolgano ogni tre anni: sono passati nove anni dall'ultimo congresso nazionale della Lega Lombarda. È tempo di tornare a rispettare le regole. O forse il cerchio magico ha paura di andare a casa?", hanno scritto gli autori in comunicato poi rilanciato da Paolo Grimoldi, ex deputato e ultimo segretario eletto della Lega Lombarda. Assieme a Bossi, Grimoldi anima il Comitato nord, la minoranza interna al Carroccio. "Stiamo cercando di rimettere le cose al loro posto, cioè vogliamo rimettere a posto la Lega", ha ribadito il solitamente silente vecchio fondatore tre settimane fa, parlando con il sito Malpensa 24.

Il prossimo 12 aprile la Lega compie 40 anni, nato come sindacato del territorio e trasformato in partito nazionalista di destra dal per ora onnipotente Salvini. Ma le scope sono lì a dimostrare che nulla è immutabile, neanche in un movimento che è sempre stato monopolizzato dalla figura del leader, sin dai tempi di Bossi.

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