Forza Nord, l’opa dei berlusconiani sui delusi di Salvini: la regia è di Flavio Tosi
di Matteo PucciarelliMILANO — Prendi la vecchia Lega Nord, incrociala con la Forza Italia di oggi, ottieni “Forza Nord”. Non è una suggestione ma qualcosa di più, cioè una specie di opa del partito di Antonio Tajani, alla caccia dei voti nordisti in libera uscita da quello di Matteo Salvini. Gli abbandoni dal Carroccio in direzione forzista sono sempre più numerosi e il capofila dell’operazione è un ex leghista col dente avvelenato, Flavio Tosi.
La storia narra che Roberto Maroni, che stava traghettando la Lega Nord fuori dalle secche degli scandali ma che si trovava meglio nel ruolo di presidente della Lombardia rispetto a quello di segretario federale, un giorno riunì a pranzo Tosi e Salvini, mettendoli d’accordo. Il primo sarebbe stato il cand…
MILANO — Prendi la vecchia Lega Nord, incrociala con la Forza Italia di oggi, ottieni “Forza Nord”. Non è una suggestione ma qualcosa di più, cioè una specie di opa del partito di Antonio Tajani, alla caccia dei voti nordisti in libera uscita da quello di Matteo Salvini. Gli abbandoni dal Carroccio in direzione forzista sono sempre più numerosi e il capofila dell’operazione è un ex leghista col dente avvelenato, Flavio Tosi.
La storia narra che Roberto Maroni, che stava traghettando la Lega Nord fuori dalle secche degli scandali ma che si trovava meglio nel ruolo di presidente della Lombardia rispetto a quello di segretario federale, un giorno riunì a pranzo Tosi e Salvini, mettendoli d’accordo. Il primo sarebbe stato il candidato leghista alla guida del centrodestra per il dopo-Berlusconi, al secondo sarebbe andata la segreteria del partito. Solo che il futuro Capitano tradì quasi subito il patto, cacciando Tosi nel 2015 per polemiche in vista delle regionali venete. La risalita del già sindaco di Verona è stata lenta, ma oggi siamo al punto di arrivo. Perché Tosi, deputato, è plenipotenziario forzista nel Nord-Est e Forza Italia alle Europee corre per avere un voto in più della Lega. Per farlo serve occupare le praterie lasciate sguarnite dal Salvini nazionalista e di estrema destra, cioè il mondo delle piccole e medie imprese del Nord stufo dell’irrilevanza del Carroccio in Europa.
In corsa per Bruxelles ci sono diversi ex di peso: da Roberto Cota, che fu presidente del Piemonte, a Stefania Zambelli, parlamentare europea uscente, passando per Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera fino al 2012. In FI sono entrati anche Matteo Gazzini (europarlamentare), l’ex senatore Tony Iwobi, a Milano vicesegretario provinciale e vicecoordinatore cittadino azzurri erano leghisti fino a neanche due anni fa: Gianmarco Senna e Max Bastoni. «Tanto ormai gli interessi di Salvini sono tutti tra Roma e Firenze», è il refrain degli ex. Per “Forza Nord”, nulla di meglio.