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Autonomia-premierato, derby Lega-FdI a colpi di veti tra aula e commissione

Si apre anche il dossier legge elettorale. La richiesta è partita dalle opposizioni. Ma la ministra Casellati frena
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ROMA – L’autonomia differenziata è per Matteo Salvini e la Lega un salvagente elettorale. Perciò i leghisti devono incassare l’ok definitivo prima delle europee dell’8 e 9 giugno. Ma le cose vanno per le lunghe alla Camera. Su 48 audizioni previste, ne sono state fatte una quindicina. Domani sarà la volta dei sindacati scuola, di rappresentanti di Svimez, di Anna Finocchiaro per l’associazione Italiadecide. Dopo avere avuto l’ok del Senato, nell'aula di Montecitorio l’autonomia è in calendario per il 29 aprile come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Rallenta l’autonomia e rallenta il premierato. La Lega risponde con segnali di ostilità sul premierato. La riforma per l’elezione diretta del capo del governo è all…

ROMA – L’autonomia differenziata è per Matteo Salvini e la Lega un salvagente elettorale. Perciò i leghisti devono incassare l’ok definitivo prima delle europee dell’8 e 9 giugno. Ma le cose vanno per le lunghe alla Camera. Su 48 audizioni previste, ne sono state fatte una quindicina. Domani sarà la volta dei sindacati scuola, di rappresentanti di Svimez, di Anna Finocchiaro per l’associazione Italiadecide. Dopo avere avuto l’ok del Senato, nell'aula di Montecitorio l’autonomia è in calendario per il 29 aprile come stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Rallenta l’autonomia e rallenta il premierato. La Lega risponde con segnali di ostilità sul premierato. La riforma per l’elezione diretta del capo del governo è all’esame del Senato, ancora in commissione Affari costituzionali. Sembrava avere il turbo, dal momento che Giorgia Meloni ne fa uno dei sui cavalli di battaglia. Fratelli d’Italia del resto ha detto più volte che autonomia e premierato andavano di pari passo, benché il premierato sia una legge costituzionale quindi ha bisogno di quattro letture. L’autonomia al contrario, salvo incidenti, dovrebbe essere al rush finale. Per Salvini è la carta più importante da spendere per il consenso al Nord.

Ma ecco il derby tra autonomia e premierato. La partita nel centrodestra tra Salvini e Meloni si gioca anche su questo. A Palazzo Madama sul premierato i leghisti e anche i forzisti hanno messo paletti: hanno chiesto di aprire il dossier legge elettorale. La richiesta è partita dalle opposizioni: Dario Parrini per il Pd, Alessandra Maiorino per i 5Stelle e Enrico Borghi per i renziani hanno avvertito del rischio di una riforma istituzionale “al buio”, senza cioè sapere che tipo di legge elettorale sia prevista. Su questa scia si sono messi Adriano Paroli, per Forza Italia, e Paolo Tosato della Lega. Ha ribadito Tosato che una legge elettorale che assicuri una maggioranza parlamentare certa è persino più importante dell’elezione diretta del premier per garantire stabilità. “È un elemento importante discutere di legge elettorale, non un corollario”, ha precisato Tosato. E Paroli: “Il nostro obiettivo è sempre stato quello di approvare con un ampio consenso le riforme elettorali. Se dunque per le opposizioni il tema della legge elettorale è dirimente per un accordo sul premierato, allora può essere giusto aprire un tavolo di confronto”.

Dalla ministra delle Riforme, Elisabetta Casellati, è arrivato un “niet” senza appello: “La legge elettorale sarà resa nota dal governo dopo l’approvazione in prima lettura del disegno di legge sul premierato”. Parole che hanno scatenato la reazione dura del Pd. Parrini attacca: “La discussione sulla prima lettura, che è quella di merito, per la ministra deve svolgersi al buio? È questa l’idea che ha del confronto? È questo il rispetto del Senato e dei senatori? O è tutta una farsa e si sta convincendo che la riforma va ritirata e riscritta?”.

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