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Rischio lupi solitari, Gabrielli: “Decisive le informazioni che arrivano da carceri e deepweb”

Franco Gabrielli (fotogramma)
Intervista all’ex capo della Polizia: “La guerra in Ucraina ha spaccato il cartello internazionale che ha portato alla fine del Califfato. E questa non è una buona notizia per l’Europa”
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«L’espulsione preventiva rimane lo strumento più efficace contro il terrorismo e l’Italia lo usa con accortezza. Tuttavia osservo che questa volta lo Stato Islamico può sfruttare un fatto nuovo: la spaccatura del cartello internazionale che nel 2017 portò alla fine del Califfato che i terroristi avevano creato in Siria e Iraq». Parla il prefetto Franco Gabrielli, ex capo della Polizia ed ex autorità delegata alla sicurezza del governo Draghi.

Cinquanta espulsioni dal 7 ottobre a oggi. Ci dobbiamo preoccupare?

«Nei periodi più complicati dell’esistenza in vita dell’Isis come entità statuale le espulsioni hanno consentito al nostro Paese di evitare vicende drammatiche. Alcuni dei soggetti espulsi, è stato accertato poi, erano…

«L’espulsione preventiva rimane lo strumento più efficace contro il terrorismo e l’Italia lo usa con accortezza. Tuttavia osservo che questa volta lo Stato Islamico può sfruttare un fatto nuovo: la spaccatura del cartello internazionale che nel 2017 portò alla fine del Califfato che i terroristi avevano creato in Siria e Iraq». Parla il prefetto Franco Gabrielli, ex capo della Polizia ed ex autorità delegata alla sicurezza del governo Draghi.

Cinquanta espulsioni dal 7 ottobre a oggi. Ci dobbiamo preoccupare?

«Nei periodi più complicati dell’esistenza in vita dell’Isis come entità statuale le espulsioni hanno consentito al nostro Paese di evitare vicende drammatiche. Alcuni dei soggetti espulsi, è stato accertato poi, erano in piena fase operativa, cioè preparavano attentati anche in Italia. Le espulsioni hanno l’innegabile vantaggio di muoversi in una fascia di tempo che precede la commissione di reati e non necessitano degli elementi probatori che di norma portano all’apertura di procedimenti penali, anch’essi essenziali per il contrasto al fenomeno del terrorismo».

Molti degli espulsi erano già in carcere o nei Cpr.

«Nel nostro Paese il carcere e, anche i Cpr, sono in questo senso gli ecosistemi più criminogeni, cioè hanno favorito e continuano a favorire la radicalizzazione di certi soggetti. Per questo un ruolo importantissimo nella strategia nazionale di contrasto e prevenzione lo svolgono, all’interno del Comitato analisi strategica antiterrorismo (Casa) le informazioni che arrivano dal carcerario».

Perché questo ruolo del carcere?

«La condizione carceraria per sua natura è un ulteriore elemento di marginalità e antagonismo nei confronti del mondo occidentale».

L’ha sorpresa l’attentato di Mosca, con quelle modalità stile Bataclan?

«È l’ennesima dimostrazione che ci accorgiamo di certe pericolose realtà quando avvengono fatti di sangue eclatanti. Eppure bastava leggere cosa ha scritto negli ultimi anni la fondazione Med-Or. Da tempo venivano lanciati allarmi specifici».

Avevamo esultato troppo presto per la sconfitta dell’Isis?

«Il terrorismo di matrice islamica, e Isis in particolare, non è purtroppo una vicenda consegnata alla Storia. Era chiarissimo che si sarebbe ripresentato in maniera violenta ed eclatante. E, osservo, ora con un livello di sofisticazione maggiore rispetto al passato».

A cosa si riferisce?

«Hanno aperto il fronte contro la Russia, loro nemico storico. E lo hanno fatto dimostrando una sofisticata perfidia, perché quest’attacco oggi si innesta in un contesto internazionale estremamente complicato, con la Russia impegnata in una guerra in Ucraina sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Occidente. A mio avviso, è improbabile che si riproponga l’alleanza anti-terrorismo che sconfisse Islamic State quando si fece proto-stato. E questo non è una buona notizia per l’Europa».

Il conflitto a Gaza ha cambiato qualcosa?

«È un ulteriore elemento che butta benzina sul fuoco del jihadismo internazionale e della sfida che ha lanciato al mondo degli infedeli».

Il nostro Paese è attrezzato?

«L’Italia in questi anni ha dimostrato di avere strutture capaci di far fronte a determinate situazioni. Ci deve tranquillizzare per un verso ma non possiamo immaginare la sicurezza assoluta»

Una minaccia specifica è quella dei cosiddetti lupi solitari, i più difficili da individuare. Come funziona la prevenzione?

«Nello stesso modo in cui si fa la pesca in mare. Si stendono le reti e attraverso attività di penetrazione e monitoraggio di internet si cerca di individuare il contatto che potrebbe aver innescato la radicalizzazione di un individuo. I lupi solitari quasi mai vivono in completo isolamento».

Internet, con le carceri, è l’ecosistema dove il salafismo pesca di più i suoi adepti?

«Sicuramente. Nella parte emersa e soprattutto nel dark e deep web».

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