Aspiranti lupi solitari e vecchi guerriglieri. Chi sono i 50 espulsi nella rete dell’Isis
di Tommaso Ciriaco e Giuliano FoschiniROMA — Ousman S., 28enne gambiano, aveva partecipato a un campo di addestramento dell’Isis. Mohamed M. aveva invece in cella una foto delle Twin Towers. Con la didascalia: «Dio è grande, tutto passa». I servizi avevano invece ricevuto un’imbeccata su Aimen A., 29enne tunisino: voleva colpire in Italia. Abdelghani K., 24 anni egiziano, era il re della rete: aveva creato gruppi whatsapp nei quali condivideva materiale jihadista. Ahmaed B., tunisino, classe ’88, aveva giurato al suo compagno di cella che avrebbe fatto «un attentato in Italia non appena scarcerato». Hassan K., 52 anni, era secondo i nostri Servizi un vecchio guerrigliero del Daesh. Come Tamer C., 50enne siriano dal passaporto norvegese, che avrebbe organizzato dalla moschea di Como viaggi di foreign fighters italiani.
ROMA — Ousman S., 28enne gambiano, aveva partecipato a un campo di addestramento dell’Isis. Mohamed M. aveva invece in cella una foto delle Twin Towers. Con la didascalia: «Dio è grande, tutto passa». I servizi avevano invece ricevuto un’imbeccata su Aimen A., 29enne tunisino: voleva colpire in Italia. Abdelghani K., 24 anni egiziano, era il re della rete: aveva creato gruppi whatsapp nei quali condivideva materiale jihadista. Ahmaed B., tunisino, classe ’88, aveva giurato al suo compagno di cella che avrebbe fatto «un attentato in Italia non appena scarcerato». Hassan K., 52 anni, era secondo i nostri Servizi un vecchio guerrigliero del Daesh. Come Tamer C., 50enne siriano dal passaporto norvegese, che avrebbe organizzato dalla moschea di Como viaggi di foreign fighters italiani.
Sono alcuni dei profili dei 50 cittadini stranieri che il nostro Paese ha espulso per ragioni di terrorismo dal 7 ottobre 2023, data dell’attacco di Hamas in Israele, fino a ieri. A colpire, dalla lettura dei profili, è l’estrema varietà. Non soltanto dei paesi di origine: le opinioni jihadiste vengono manifestate nelle maniere più diverse, non secondo un metodo fisso. Dunque, si tratta di una fotografia molto sofisticata della penetrazione dell’ideologia di Isis. In comunità tra loro assai diverse. Attraverso mezzi di comunicazione sempre più raffinati. Dei 50 espulsi per motivi di sicurezza, 19 provengono dalla Tunisia, 10 dal Marocco e altri 7 dall’Egitto. Diciotto di loro si trovavano già in carcere, dove avevano non solo continuato a radicalizzarsi, ma stavano compiendo attività di proselitismo.
In queste ore Viminale e antiterrorismo pianificano la strategia per affrontare le prossime settimane, in un contesto già segnato dal massimo livello di allerta. Lo fanno mettendo a terra il “sistema Italia”, vincente durante la stagione dell’offensiva terroristica globale del 2015-2017. Il punto principale di questo impianto è la prevenzione. Che si muove su più fronti, ma ha il suo cardine nel sistema delle espulsioni. La scommessa è arrivare prima. L’elenco che pubblichiamo dimostra cosa è stato fatto in questi mesi, quali sono i punti critici e in che modo le forze di sicurezza mettono in rete le informazioni che arrivano dalle forze di polizia, dall’intelligence e dai servizi esteri.
Le carceri
Rappresentano una culla di radicalizzazione. E in alcuni casi un acceleratore di contatti tra estremisti. Un caso emblematico è quello di Ahmed B., un tunisino di 36 anni espulso lo scorso gennaio, appena scarcerato. In passato, aveva manifestato la volontà di impegnarsi nella jihad, anche raggiungendo la Siria. Il suo nome è spuntato anche durante le indagini che sono seguite all’attentato di Bruxelles dell’ottobre del 2023, perché indicato da un altro detenuto come soggetto pericoloso e intenzionato a compiere un attentato appena fuori dal carcere. Un altro esempio è quello di un 52enne cittadino marocchino detenuto a Pavia, Ismail H.: In carcere si era autoproclamato Imam, mostrandosi anche insofferente verso il personale femminile della penitenziaria.
Web e social
Assieme al carcere, uno dei canali principali di reclutamento è la Rete. È qui che profili più strutturati diffondono materiale alla ricerca di soggetti fragili, facilmente condizionabili, in grado di essere radicalizzati nel giro di pochi giorni. E, a quel punto, pronti a colpire. Sono i cosiddetti “lupi solitari”, che la storia ha dimostrato essere comandati a distanza, come in un videogioco, dalle menti dei gruppi terroristici. Tra gli espulsi, un 24enne egiziano, Abdelghani K., che aveva partecipato a gruppi Whatsapp creati per condividere materiale jihadista. Ancora più esplicita l’attività di Aymen E., un tunisino di 38 anni segnalato dall’Aisi perché associato a un account Facebook in contatto con il profilo di un agitatore dell’Islamic State. O un 44enne macedone, Shabedin S., che aveva pubblicato su Facebook post di appoggio ad Hamas, capace di sfruttare la piattaforma per contatti virtuali con altri radicalizzati. Tra i lupi solitari, emblematica la storia di Mutar S., gambiano di 26 anni, che durante una celebrazione religiosa in Sicilia ha tentato di avvicinarsi minacciosamente a un prelato al grido di “Allah Akbar”.
Il vecchio Isis
Tra gli espulsi ci sono anche alcuni esponenti già attivi durante la stagione 2015-2017. E che ora, a parere dell’intelligence, erano potenzialmente pronti a riattivare i vecchi contatti e a reclutare nuove leve. È il caso di un diciannovenne tunisino, Achraf J., che utilizzava un account Facebook segnalato dall’intelligence perché individuato tra i contatti geolocalizzati in Italia di Abdessalem Lassoued, autore dell’attentato a Bruxelles del 16 ottobre del 2023 in cui persero la vita due cittadini svedesi.
Su quella stessa piattaforma, ha pubblicato contenuti riferibili all’ideologia jihadista. Tra gli ultimi espulsi in ordine di tempo si segnala Tamer C., un cinquantenne di origine siriana – naturalizzato norvegese - che secondo l’intelligence facilitava le partenze verso scenari di crisi. Per questo, prima di essere raggiunto dal provvedimento aveva già conquistato un posto da reclutatore nella lista dei foreign fighter italiani. Ma va citato anche Jamel I., un ventinovenne tunisino segnalato dall’Aise e descritto come salafita/takfirista in viaggio verso l’Italia. Non uno qualunque: nel 2017 era stato espulso dalla Germania per presunti legami con Anis Amri – uno degli attentatori di Berlino, ucciso in un conflitto a fuoco a Sesto San Giovanni - sbarcato nel trapanese nel 2023. Arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, identificato, infine rimpatriato in Tunisia.