Test ai magistrati, Gatta: “Si rischiano derive nella scelta dei futuri giudici e un effetto delegittimante”
di Liana MilellaProfessor Gian Luigi Gatta, ha saputo? Non si diventa più giudice se non si supera il test. Dunque lei che insegna a fare diritto penale?
«Beh non esageri, servirà pur sempre conoscere il diritto. Non rischio di restare disoccupato».
Su, lo ammetta, questo è un colpo durissimo all’università…
«Chi si iscrive a Giurisprudenza deve fare un test con domande di logica e cultura generale. Eventuali deficit devono essere compensati seguendo corsi ad hoc. Scoprire di non avere attitudini a vestire la toga dopo la laurea e concorso, senza avere iniziato a lavorare, mi pare bizzarro».
Prima di dare 110 e lode dovrete fare il test. Magari “è nu poco pazzariello” come diceva Totò...
«Di studenti ne ho visti tanti, anche un po’ originali, pure tra i migliori laureati. Ma le persone vanno valutate per quel che fanno, non per quel che sembrano. Il vero test è quello della prova dei fatti. Penso che il magistrato si debba giudicare per come lavora».
Lei si candida a rettore della Statale di Milano. …
Professor Gian Luigi Gatta, ha saputo? Non si diventa più giudice se non si supera il test. Dunque lei che insegna a fare diritto penale?
«Beh non esageri, servirà pur sempre conoscere il diritto. Non rischio di restare disoccupato».
Su, lo ammetta, questo è un colpo durissimo all’università…
«Chi si iscrive a Giurisprudenza deve fare un test con domande di logica e cultura generale. Eventuali deficit devono essere compensati seguendo corsi ad hoc. Scoprire di non avere attitudini a vestire la toga dopo la laurea e concorso, senza avere iniziato a lavorare, mi pare bizzarro».
Prima di dare 110 e lode dovrete fare il test. Magari “è nu poco pazzariello” come diceva Totò...
«Di studenti ne ho visti tanti, anche un po’ originali, pure tra i migliori laureati. Ma le persone vanno valutate per quel che fanno, non per quel che sembrano. Il vero test è quello della prova dei fatti. Penso che il magistrato si debba giudicare per come lavora».
Lei si candida a rettore della Statale di Milano. Le verrebbe in mente di proporre un test psicoanalitico per gli studenti?
«Ma proprio no. E poi la logica dei test dovrebbe portare a proporli semmai per i professori».
Alla Scuola della magistratura, di cui è stato consigliere, avrà seguito dozzine di corsi. Ha notato toghe labili o deviate?
«Altro che dozzine di corsi. Alcuni sono dedicati proprio all’etica del magistrato e quelli per i neo giudici hanno un taglio pratico, per sviluppare attitudini e metodi di lavoro. E poi non dimentichiamo che i magistrati imparano facendo tirocinio con i colleghi più anziani, che sono i loro primi supervisori. Sa cosa mi fa paura di questa proposta?»
Cosa?
«Che possa delegittimare la magistratura e la giustizia tra i cittadini in una stagione già molto delicata. Dobbiamo difendere le nostre istituzioni, non buttarle giù. E poi mi chiedo, perché nel 2024 si avverte la necessità di questi test? I magistrati danno forse segni di sbandamento?».
Con l’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi, che era il presidente, avete mai ipotizzato la necessità dei test?
«No, nemmeno di fronte a qualche atteggiamento bizzarro che non è sfuggito talora alle cronache».
Si fanno ai dipendenti della PA e ai poliziotti dice Bongiorno.
«Chi lavora per le polizie porta un’arma. A proposito, lo sa che i giudici fino a oggi e dagli anni di piombo (Guido Galli è stato ucciso dai terroristi davanti all’aula 309 della mia università) hanno il porto d’armi senza fare il test? È proprio cambiato il clima nei confronti della magistratura, se ora lo si introduce per mettere la toga, e non per portare un’arma e difendersi».
Pensa che i test servano per uno screening politico? Visto il clima del Paese, tu sei di destra e ti prendo, tu sei di sinistra e ti boccio?
«Guardo con diffidenza alla proposta perché il rischio di simili derive c’è. Se avessimo notizia di analoga misura in uno stato autoritario o con deficit democratico lo sospetteremmo».
I test non sono nella Costituzione. Mattarella può fermarli?
«Il Presidente farà le valutazioni che gli competono. Alcuni profili di possibile incostituzionalità sono già stati evidenziati dall’Anm».
Che farà la Consulta?
«Chi sarà bocciato al test potrà fare ricorso al Tar che potrà sollevare la questione alla Consulta. A prima vista già vedo un eccesso di delega, poiché la norma è estranea alla riforma Cartabia».