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Regionali in Basilicata, parte la corsa di Bardi e Marrese ma le loro coalizioni sono già divise

Sia le sette liste del centrodestra che sostengono il governatore uscente Vito Bardi, sia le cinque che corrono per il centrosinistra con Piero Marrese, formano famiglie molto problematiche
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POTENZA - Due coalizioni? No, due coabitazioni. Formalmente, stanno sotto lo stesso tetto: sia le sette liste del centrodestra che sostengono il governatore uscente della Basilicata Vito Bardi, sia le cinque che corrono per il centrosinistra con il presidente della provincia di Matera Piero Marrese. Ma sono famiglie molto problematiche e anche se il presidente della Regione è dato per favorito, l’esito delle elezioni regionali del 21 e 22 aprile dipenderà in realtà da come agiranno le dinamiche relazionali interne.

“Meglio tardi che Bardi”, è l’autoironico slogan scelto da Marrese nella presentazione del suo schieramento all’interno di Scambiologico, una stazione riconvertita in emporio green a Potenza. “Ci abbiamo messo un po’ più di tempo e abbiamo superato mille criticità ma alla fine abbiamo partorito un progetto chiaro”, assicura il sindaco che si ispira al poeta contadino Rocco Scotellaro. Scelto in zona Cesarini dopo un braccio di ferro infinito tra Pd e Cinquestelle, che non g…

POTENZA - Due coalizioni? No, due coabitazioni. Formalmente, stanno sotto lo stesso tetto: sia le sette liste del centrodestra che sostengono il governatore uscente della Basilicata Vito Bardi, sia le cinque che corrono per il centrosinistra con il presidente della provincia di Matera Piero Marrese. Ma sono famiglie molto problematiche e anche se il presidente della Regione è dato per favorito, l’esito delle elezioni regionali del 21 e 22 aprile dipenderà in realtà da come agiranno le dinamiche relazionali interne.

“Meglio tardi che Bardi”, è l’autoironico slogan scelto da Marrese nella presentazione del suo schieramento all’interno di Scambiologico, una stazione riconvertita in emporio green a Potenza. “Ci abbiamo messo un po’ più di tempo e abbiamo superato mille criticità ma alla fine abbiamo partorito un progetto chiaro”, assicura il sindaco che si ispira al poeta contadino Rocco Scotellaro. Scelto in zona Cesarini dopo un braccio di ferro infinito tra Pd e Cinquestelle, che non gradiva il re delle coop sociali Angelo Chiorazzo, arrivato anche dopo la clamorosa rinuncia dell’oculista Domenico Lacerenza, avvisato della convergenza su di lui fra Elly Schlein e Giuseppe Conte mentre usciva dalla sala operatoria.

Marrese si presenta alla conferenza stampa un po’ acciaccato dai postumi di un incidente avvenuto proprio la sera dopo la sua designazione. Ma Chiorazzo, su cui clero, sindaci e imprenditori avevano riposto le loro speranze, non c’è: il suo movimento, Basilicata Casa Comune, civismo cattolico ispirato alle idee di papa Francesco, è rappresentato da Giulia Bianco, una giovanissima consigliera comunale con delega alla Cultura di Latronico, paesino termale ai confini con la Calabria. Il titolare del nuovo soggetto politico che l’ex ministro della Salute Roberto Speranza è riuscito a convincere in extremis a non correre da solo, la sua presentazione l’ha fatta il giorno prima. E ha già in calendario cento incontri fino al 21 aprile: solo tre lo vedranno insieme agli altri compagni di viaggio. “La Basilicata sta diventando lo sfogatoio della peggiore politica nazionale – dice – Gli unici che parlano di lavoro, autonomia differenziata, sanità, infrastrutture, siamo noi”.

Dall’altra parte, l’intruso nella stanza è Marcello Pittella. Ex governatore dem, è approdato in Azione. “Il mio è solo un patto programmatico”, si scusa mentre prende un caffè nel bar del centro. “Voglio vederlo sul palco con Bardi, con tutto quello che si sono detti in questi anni”, affonda Chiorazzo. “E voglio vedere Carlo Calenda accanto a Matteo Salvini, di cui chiede le dimissioni, nel comizio finale”. Anche Marrese ricorda le sfuriate del vicepremier, nel 2019, contro la famiglia più potente della Basilicata. Il leader della Lega da Matera, dove riempie di fan una sala di un hotel arringando contro le maestre di Pioltello che hanno chiuso la scuola per Ramadan, dribbla con disinvoltura: “Il problema è tutto loro, se Salvini è incapace a Bruxelles o a Roma ma serve come alleato a Potenza”. I suoi partner, però, l’acquisto dell’ex governatore faticano a digerirlo. Tanto che quando è arrivata Giorgia Meloni per staccare, il primo giorno di campagna elettorale, l’assegno di un milione di euro per opere infrastrutturali (“roba vecchia di tre anni”, dicono qui), il giallo della sua assenza per tre ore prima della firma del patto di coesione all’università, ha avuto una sola spiegazione: ha incontrato la fazione di Fratelli d’Italia in rivolta per l’arrivo di Pittella. E tra i meloniani c’è chi calcola, le mani ai capelli, che in caso di rielezione di Bardi la metà della giunta sarà fatta di pentiti del centrosinistra.

Ma il problema della foto finale dei leader sul palco non ce l’hanno solo i conservatori. Schlein e Conte, se arriveranno, dovranno farsi accettare, dopo la rivolta lucana seguita alla candidatura del medico renitente. Ma dopo essersi imposti sui “cacicchi locali”, metterci la faccia per loro sarà un dovere. Marrese non sta insistendo: “Mi dai un paio di date?”, chiede al telefono al sindaco di Bari Antonio Decaro. Chiorazzo, invece, sottovoce ma lo dice: “Forse è meglio far parlare i lucani”.

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