Hanno tutti ragione | Tarquinio il Buono e Tarquinio il Cattivo, due identità per un Pd indeciso
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 29 marzo 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Marco Tarquinio, 64 anni, umbro di Assisi, ex direttore di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani. Si discute molto, dentro e intorno al Partito democratico, sulla sua candidatura alle europee. Il Pd gli ha chiesto di correre, lui pare disponibile, la cosa ha suscitato consensi e critiche.
Fino a pochi giorni fa le perplessità di una parte del Pd erano legate alle posizioni di Tarquinio sulla guerra in Ucraina: fermamente contrario all’invio di armi, considera la resistenza armata degli ucraini un torto che risponde al torto russo e il conflitto un intreccio di responsabilità dove l’occidente porta gravi colpe, per via del famigerato abbaiare Nato ai confini russi e della volontà occidentale di sostenere lo sforzo bellico di Kiev. Il malumore della minoranza dem, espresso pubblicamente dall’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e…
Questo è il numero di venerdì 29 marzo 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
Marco Tarquinio, 64 anni, umbro di Assisi, ex direttore di Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani. Si discute molto, dentro e intorno al Partito democratico, sulla sua candidatura alle europee. Il Pd gli ha chiesto di correre, lui pare disponibile, la cosa ha suscitato consensi e critiche.
Fino a pochi giorni fa le perplessità di una parte del Pd erano legate alle posizioni di Tarquinio sulla guerra in Ucraina: fermamente contrario all’invio di armi, considera la resistenza armata degli ucraini un torto che risponde al torto russo e il conflitto un intreccio di responsabilità dove l’occidente porta gravi colpe, per via del famigerato abbaiare Nato ai confini russi e della volontà occidentale di sostenere lo sforzo bellico di Kiev. Il malumore della minoranza dem, espresso pubblicamente dall’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dalla parlamentare Lia Quartapelle, per queste posizioni non in linea con quelle ufficiali del partito non pareva aver scoraggiato Elly Schlein dal candidare Tarquinio, e per ragioni ovvie: è proprio in virtù delle sue posizioni sull’Ucraina che la segretaria del Pd ha deciso di metterlo in lista, per provare a tenere nel suo recinto elettorale l’area cattopacifista della “bandiera bianca” a Kiev. Da qualche ora, però, Tarquinio è oggetto di altro genere di malumore e su tutt’altra questione. Per spiegare di cosa si tratta citerò l’intervento sull’ex Twitter della giornalista Maria Laura Rodotà, che ha messo in fila tutte le posizioni passate di Tarquinio in tema di diritti civili: no al matrimonio egualitario, no al fine vita per Eluana Englaro, contestazione del diritto “presunto e assoluto” all’aborto. Conclusione di Rodotà: “una pedata ai cittadini che avevano votato Schlein alle primarie come cosa di sinistra”. La posizione di Rodotà è condivisa anche da esponenti del Pd vicini a Schlein e parrebbe in questo caso, a differenza dei malumori della minoranza, aver creato qualche dubbio sull’opportunità di candidare Tarquinio. Si vedrà, non ne parliamo qui né per suggerire una scelta né per questionare sulla persona. Anzi, Tarquinio mi perdonerà se uso la sua vicenda per buttare giù qualche riflessione più generale.
Penso che un partito come il Pd, nato per coltivare l’ambizione di rappresentare una fetta molto ampia di elettorato, non debba mai aver paura di allargare i confini della rappresentanza, anzi dovrebbe porselo sempre come obiettivo. Purché, ovviamente, l’allargamento e l’inclusione non siano segno di ambiguità o indecisione sulla linea e l’identità del partito. Per capirci: sarebbe illogico se il dissenso di Tarquinio sull’Ucraina fosse considerato un arricchimento e la sua posizione sui diritti civili un ostacolo insormontabile alla candidatura. Se si è convinti che la candidatura di un esponente della società civile in dissenso sull’invio di armi non metta a repentaglio la solidità della posizione dem sul conflitto in Ucraina, non si capisce perché le sue idee personali su famiglia o fine vita dovrebbero invece essere un attentato all’identità. A meno di non trarne l’inevitabile conclusione, e cioè che la linea del Pd sull’Ucraina è trattabile e opinabile, e quella sui diritti civili intangibile. Posizione legittima; inaccettabile dal punto di vista di chi considera intangibili entrambe le posizioni.
Colpisce che a difendere in queste ore la candidatura di Tarquinio, addirittura con la minaccia, opposta a quella di Rodotà, di non votare il Pd nel caso fosse escluso dalle liste, ci sia anche chi pochi mesi fa, quando non passò la legge sul fine vita proposta dalla Regione Veneto, linciò la consigliera regionale del Pd il cui voto fu decisivo per affossare il provvedimento. Non penso sia necessario spiegare come avrebbe votato Tarquinio se fosse stato al posto della consigliera. Un altro curioso caso di schizofrenia politica: se il dissidente dem è sulle mie posizioni, bene, benissimo; se il dissidente dem è contro le mie posizioni, aprite la botola.
Quando il principio è allargare, c’è la sinistra radicale e c’è il centro, i pacifisti, gli atlantisti, gli atei, i cattolici, eccetera. Un partito con una linea chiara non ha paura di osare in un senso o nell’altro, perché sa che può provare a guadagnare in consenso senza perdere in chiarezza e credibilità. Altro discorso è invece tenersi nel limbo, oppure pensare che in una direzione si può andare ed esplorare, anche al costo di alimentare il sospetto che la linea sia mezzo di qua e mezzo di là, e dall’altra invece c’è l’inesplorabile, il sottosopra, hic sunt leones, come nelle carte geografiche premoderne. Si tratterebbe di un errore politico grave e di una strategia, forse, anche poco produttiva: un partito che si fa carico di tenere al suo interno posizioni eterodosse, su più fronti, può sperare di allungare la coperta. A tirarla solo da una parte, invece, si corre il rischio di scoprirla addirittura più stretta. Posso sbagliare, ma penso che difficilmente voterà Pd, chiunque sia in lista, chi fa del no all’invio di armi all’Ucraina il criterio dirimente per scegliere su quale simbolo mettere la croce.