✕

Nel libro dettagli sulle sue missioni, per Vannacci altri guai in vista

Il generale non avrebbe richiesto all’Esercito i permessi necessari per rivelarli
2 minuti di lettura

MILANO — Secondo libro per Roberto Vannacci, nuovi problemi all’orizzonte. Per il generale-scrittore, forse futuro politico, si sta aprendo un nuovo fascicolo, che si aggiungerà al procedimento che l’ha visto sospeso per sei mesi dall’esercito. Qual è il problema? Che il suo Il coraggio vince, uscito in libreria lo scorso 12 marzo, è pieno zeppo di episodi che raccontano missioni, esercitazioni, irruzioni, rapporti con altri contingenti in luoghi di guerra, relazioni con diplomatici e così via. Insomma, un pezzo di vita militare, quindi del proprio servizio, offerto ai lettori, sicuramente incuriositi nello scoprire le imprese e le virtù dell’incursore Vannacci; ma, per come funzionano le regole interne all’esercito, ciò che si fa in servizio non può essere raccontato a chiunque, perlomeno finché si resta nell’esercito.

A meno che non si richiedano autorizzazioni specifiche ai superiori, citando ogni singolo episodio che si vorrebbe rendere pubblico. Qui si arriva al secondo problema:…

MILANO — Secondo libro per Roberto Vannacci, nuovi problemi all’orizzonte. Per il generale-scrittore, forse futuro politico, si sta aprendo un nuovo fascicolo, che si aggiungerà al procedimento che l’ha visto sospeso per sei mesi dall’esercito. Qual è il problema? Che il suo Il coraggio vince, uscito in libreria lo scorso 12 marzo, è pieno zeppo di episodi che raccontano missioni, esercitazioni, irruzioni, rapporti con altri contingenti in luoghi di guerra, relazioni con diplomatici e così via. Insomma, un pezzo di vita militare, quindi del proprio servizio, offerto ai lettori, sicuramente incuriositi nello scoprire le imprese e le virtù dell’incursore Vannacci; ma, per come funzionano le regole interne all’esercito, ciò che si fa in servizio non può essere raccontato a chiunque, perlomeno finché si resta nell’esercito.

A meno che non si richiedano autorizzazioni specifiche ai superiori, citando ogni singolo episodio che si vorrebbe rendere pubblico. Qui si arriva al secondo problema: il generale stavolta ha chiesto le autorizzazioni necessarie (cosa che non era stata fatta per Il mondo al contrario)? Da ambienti della Difesa assicurano che no, non c’è stata nessuna richiesta, né parziale né specifica. A domanda diretta del giornalista, Vannacci risponde: «Cosa cambierebbe? Le interessa il libro? Lo legga». Ovviamente per chi scrive questo articolo non cambierebbe nulla, per chi ha scritto il libro probabilmente sì, viste le grane in arrivo.

Il nuovo libro di Vannacci è un’autobiografia, il generale racconta la sua carriera passo dopo passo, le varie missioni a cui ha partecipato: da Mogadiscio alla ex Jugoslavia, da Baghdad a Mosca. Alcuni episodi sono francamente inquietanti, come la «recita finale» — la definisce così l’autore — al termine dei due anni di corso allievi incursori. Soldati legati, incappucciati, colpiti ripetutamente, la cui faccia viene immersa nell’acqua gelida. «Nudi, legati, imbavagliati» per ore, «nudi, affamati, stanchi», «tutto è dannatamente realistico», e «alla fine, dopo una settimana di vita randagia nell’Appenino toscano, veniamo catturati». Poi c’è l’interrogatorio finale con «acqua gelida, luci abbaglianti, suoni assordanti, percosse (...) abbiamo le allucinazioni e non sappiamo nemmeno come siamo finiti lì».

La super esercitazione interna all’esercito mette a dura prova il corpo e la mente degli allievi e anche Vannacci patisce: «Ho sempre le allucinazioni: frammenti di terra e fango mi entrano nella bocca, il naso si riempie d’acqua gelida, nelle orecchie esplodono i colpi dei fucili, le pale dell’elicottero mentre precipita. Abbiamo sconvolto l’organismo. Superato il limite». Tale racconto di simulazione della guerra fatto patire a ragazzi di 20 anni potrebbe non rivelarsi alla fine un grandissimo spot per i metodi educativi dell’esercito.

Se ora Vannacci dovesse candidarsi (forse con la Lega) potrebbe usufruire dell’aspettativa. In caso di elezione al Parlamento europeo, i procedimenti militari a suo carico andranno comunque avanti. Lo scorso febbraio il generale è stato sospeso per 11 mesi, questo perché il primo libro e la sua successiva promozione, con prese di posizione molto nette su argomenti di dibattito pubblico, avrebbero compromesso «il prestigio e la reputazione dell’amministrazione di appartenenza».

Leggi i commenti