Irene Tinagli: “Da ex civica dico in Europa il Pd punti su competenze e squadra”
di Giovanna CasadioRoma - «Non mi sognerei di criticare le scelte civiche di Elly Schlein, essendo stata a mia volta una candidata civica in passato. Però penso che ci voglia un mix di competenze nelle liste dem. Il Pd “vola” se ha una squadra equilibrata». Irene Tinagli, è la presidente dem della commissione per gli Affari economici e monetari di Strasburgo. Economista, dovrebbe essere riconfermata come candidata nel Nord Ovest.
Tinagli, ci sono molti malumori nel Pd sulle liste per le Europee. Anche lei pensa che così non vada bene?
«Penso che i malumori non siano una anomalia. Ci sono discussioni interne inevitabili. Ma soprattutto la segretaria Schlein è arrivata un anno fa ed è evidente che voglia introdurre elementi di innovazione. La questione tuttavia è trovare un punto di equilibrio. Io sono approdata alla politica da civica. Non mi sognerei di criticare le candidature civiche. Ritengo che il partito possa beneficiare di innesti su temi-chiave. Però bisogna che sia chiaro il progetto complessiv…
Roma - «Non mi sognerei di criticare le scelte civiche di Elly Schlein, essendo stata a mia volta una candidata civica in passato. Però penso che ci voglia un mix di competenze nelle liste dem. Il Pd “vola” se ha una squadra equilibrata». Irene Tinagli, è la presidente dem della commissione per gli Affari economici e monetari di Strasburgo. Economista, dovrebbe essere riconfermata come candidata nel Nord Ovest.
Tinagli, ci sono molti malumori nel Pd sulle liste per le Europee. Anche lei pensa che così non vada bene?
«Penso che i malumori non siano una anomalia. Ci sono discussioni interne inevitabili. Ma soprattutto la segretaria Schlein è arrivata un anno fa ed è evidente che voglia introdurre elementi di innovazione. La questione tuttavia è trovare un punto di equilibrio. Io sono approdata alla politica da civica. Non mi sognerei di criticare le candidature civiche. Ritengo che il partito possa beneficiare di innesti su temi-chiave. Però bisogna che sia chiaro il progetto complessivo».
Quale dovrebbe essere il progetto?
«Vede, la squadra è più importante dei singoli nomi talvolta anche famosi. Però più di tutto sono decisive le competenze. Competenze, aggiungo, coerenti con le battaglie, gli obiettivi e i dossier su cui l’Europa dovrà lavorare. E le sfide che aspettano la prossima legislatura europea sono decisive».
Lei vorrebbe un mix nelle liste dem?
«Faccio una premessa. La legislatura che ci siamo lasciati alle spalle ha dovuto affrontare crisi epocali una dietro l’altra: da quella economica provocata dal lockdown per l’epidemia di Covid alla crisi energetica collegata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia all’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto, infine alla destabilizzazione in Medioriente. Abbiamo lavorato a risposte concrete: il Recovery Fund, il fondo Sure per proteggere i lavoratori, il Repower Eu per la crisi enegetica. La revisione degli aiuti di Stato per venire incontro alle famiglie e alle imprese nel pagamento delle bollette».
Un solco su cui seminare a dispetto dei sovranisti?
«Esatto. Emergeranno le contraddizioni di nazionalisti, sovranisti, conservatori. La prossima legislatura avrà come obiettivo di rendere strutturali misure che sono state emergenziali. Abbiamo acceso un faro sulle mancanze dell’Unione. Ad esempio, sul bilancio europeo inadeguato per fare fronte alle crisi, sulle politiche industriali e energetiche, sulle battaglier per un fisco equo come abbiamo fatto con l’introduzione della tassa minima globale sulle multinazionali. Occorre procedere alla riforma dei Trattati. La partita è questa e non si può improvvisare: bisogna essere attrezzati».
Il suo, da presidente della commissione economica, è stato un osservatorio privilegiato.
«È vero e anche una palestra politica straordinaria, di cui ho sentito oneri e onori».
Quindi il Pd non può distrarsi: competenze e ancora competenze?
«È quanto ha già fatto in questa legislatura con Paolo Gentiloni, prima con Enzo Amendola, Roberto Gualtieri, David Sassoli. Noi dem abbiamo avuto un ruolo chiave e dovremo continuare ad averlo».
Adesso le uscenti, in particolare donne, se Schlein si candida, in base al meccanismo delle preferenze, potrebbero essere penalizzate.
«Sì, in effetti il rischio c’è, e immagino che la prima segretaria donna del partito vorrà fare una riflessione accurata su questo punto. Agli occhi degli elettori sarà però molto importante comprendere quale squadra fare giocare. Ripeto: giuste le novità, ma avendo chiari dossier e necessità di competenze. Ovviamente valuterà la segretaria come farlo e con chi».
La segretaria si deve candidare?
«Sarebbe una novità nella nostra storia con aspetti che potrebbero essere positivi, purché a fare da traino siano il progetto del Pd, il programma e la squadra. La polarizzazione dello scontro Schlein/Meloni rischia di focalizzare la campagna elettorale sulle dinamiche nazionali quando invece i temi europei sono fondamentali».