Europee, par condicio più forte per Mediaset e La7. Più blanda per la Rai
di Aldo FontanarosaROMA – La legge sulla par condicio – garanzia di una presenza paritaria dei partiti e dei candidati in televisione all’avvicinarsi delle elezioni – rischia di andare in tilt.
Il cortocircuito della legge, se si realizzerà, avrà un effetto preciso in occasione delle Europee di giugno. Gli editori privati (come Mediaset e La7) dovranno applicare le norme in maniera rigorosa, pena sanzioni severe.
Invece la Rai potrebbe beneficiare di una maggiore libertà di manovra e, in linea teorica, di una sorta di immunità. Per il servizio pubblico tv, il rischio di ammende può essere remoto.
Chi ne beneficia?
Il governo Meloni e la maggioranza di centrodestra – che certo hanno voce in capitolo a Viale Mazzini e in Parlamento – possono trarre vantaggio da tutto questo?
La legge sulla par condicio – che è del 2000 – fissa le regole generali della partita televisiva. Invece le disposizioni operative e attuative sono decise, ad ogni tornata elettorale, da due organismi diversi:
- la Commissione parlamen…
ROMA – La legge sulla par condicio – garanzia di una presenza paritaria dei partiti e dei candidati in televisione all’avvicinarsi delle elezioni – rischia di andare in tilt.
Il cortocircuito della legge, se si realizzerà, avrà un effetto preciso in occasione delle Europee di giugno. Gli editori privati (come Mediaset e La7) dovranno applicare le norme in maniera rigorosa, pena sanzioni severe.
Invece la Rai potrebbe beneficiare di una maggiore libertà di manovra e, in linea teorica, di una sorta di immunità. Per il servizio pubblico tv, il rischio di ammende può essere remoto.
Chi ne beneficia?
Il governo Meloni e la maggioranza di centrodestra – che certo hanno voce in capitolo a Viale Mazzini e in Parlamento – possono trarre vantaggio da tutto questo?
La legge sulla par condicio – che è del 2000 – fissa le regole generali della partita televisiva. Invece le disposizioni operative e attuative sono decise, ad ogni tornata elettorale, da due organismi diversi:
- la Commissione parlamentare di Vigilanza, che è competente per la Rai;
- e l’AgCom, competente per gli editori privati (Mediaset, La7 e gli altri).
L’AgCom poi vigila sulla condotta di tutte le emittenti, sia pubbliche (la Rai) e sia private; e può sanzionarle.
Da 24 anni a questa parte, le disposizioni della Commissione parlamentare di Vigilanza (per la Rai) e quella dell’AgCom (per i privati) sono sempre state speculari, simmetriche. Da 24 anni, gli stessi esatti obblighi ricadono dunque sulle reti pubbliche e sulle reti private.
Un principio comune
Adesso le cose possono cambiare e questa simmetria può incrinarsi. Vediamo perché. Le disposizioni dell’AgCom, già approvate, e quelle della Commissione di Vigilanza (ancora in bozza) hanno un principio generale in comune.
Per la prima volta, la Commissione di Vigilanza e l’AgCom convengono che i minuti in televisione non sono tutti uguali. Un minuto alle 21 della sera, di fronte a milioni di spettatori, vale molto di più di un minuto a mezzanotte, quando gli spettatori sono poche centinaia di migliaia.
Sia la Commissione di Vigilanza e sia l’AgCom pensano che i minuti di visibilità tv dei politici e dei partiti vadano soppesati e ponderati in base agli ascolti. Solo così si realizzerà una vera par condicio.
Due metodologie
Il problema, però, è che le disposizioni della Commissione di Vigilanza e quelle dell’AgCom mettono in campo due metodologie molto diverse per soppesare i minuti di visibilità televisiva.
Da questo punto di vista, quindi, viene a mancare la simmetria tra le regole della Commissione di Vigilanza e le regole dell’AgCom.
Supponiamo adesso che la Rai violi la par condicio in occasione delle prossime Europee. In questo caso, spetta all’AgCom intervenire con una serie di strumenti:
- il richiamo, poi l’ordine di ripristinare una visibilità paritaria tra i partiti,
- infine la multa, nel caso l’emittente ignori l’ordine dell’AgCom.
Basket e calcio
Adesso, per la prima volta nella storia del Paese, l’AgCom sarebbe chiamata a vigilare e intervenire sulla base di regole (della Vigilanza Rai) che sono diverse da quelle che la stessa AgCom ha varato per le reti private.
È come se un arbitro (l’AgCom) – legittimato a fischiare i falli su un campo di basket – di colpo dovesse fischiare anche su un campo di calcio. Le regole sono vagamente simili; ma molto diverse poi nella sostanza.
Ecco prendere forma il potenziale corto circuito. Di fronte a delle violazioni, l’AgCom richiamerà la Rai, le ordinerà di ripristinare la par condicio e la multerà (nel caso trascuri l’ordine).
Il Tar annulla
Ma è molto probabile che i giudici del Tar e del Consiglio di Stato, chiamati a giudicare la legittimità dell’operato dell’AgCom, annullino la sua sanzione.
L’annullamento verrebbe deciso proprio in ragione della mancata simmetria tra le disposizioni dell’AgCom (per gli editori privati) e della Commissione parlamentare di Vigilanza (per la Rai).
In vista ormai delle Europee, c’è dunque della sabbia che può inceppare il delicato meccanismo della par condicio elettorale. Perché? E a chi giova?
La consulenza informale
In questa delicata vicenda, certo colpisce che esponenti del centrodestra abbiano chiesto un parere informale a tecnici esterni alle istituzioni.
Questo parere – che circola in Parlamento senza firma né carta intestata – fa le pulci alle disposizioni che l’AgCom ha già approvato per gli editori privati (Mediaset, La7).
Una pratica curiosa, irrituale. Questi zelanti esponenti del centrodestra sembrano avere un obiettivo preciso: delegittimare l’operato dell’AgCom, malgrado sia un Garante indipendente.