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Allarme eurodeputati e pressing dei territori. Il Pd tratta sui capilista

La segretaria del Pd, Elly Schlein (ansa)
Quindici giorni per chiudere: incontri con gli uscenti e i segretari locali. Ipotesi Schlein per Centro e Isole, Bonaccini per il Nord-Est, più due civici
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Gli incontri con tutti i segretari regionali del partito, uno a uno, da parte del responsabile organizzativo del partito Igor Taruffi; poi quello con la delegazione europea uscente dei parlamentari Pd. Questa sarà la settimana di avvicinamento di Elly Schlein alla definizione delle liste dem per le Europee, prima della direzione nazionale che ne darà il via libera, tra il 15 e il 19 aprile.

Ci sono in tutto 76 nomi da definire, cioè tutti coloro che occorrono per riempire le liste, e l’intenzione è quella di sondare con un passaggio più formale i territori: sindaci, assessori, ex parlamentari, militanti che si candideranno per la gloria e per spirito di servizio. A scaldare i motori insomma non ci sono solo i possibili innesti dalla cosiddetta società civile. Anche se a tenere banco c’è ancora la possibile candidatura della stessa segretaria, a far da traino al simbolo del partito. La convinzione dell’inner circle di Schlein è che da sola la leader, contraltare a Giorgia Meloni come l…

Gli incontri con tutti i segretari regionali del partito, uno a uno, da parte del responsabile organizzativo del partito Igor Taruffi; poi quello con la delegazione europea uscente dei parlamentari Pd. Questa sarà la settimana di avvicinamento di Elly Schlein alla definizione delle liste dem per le Europee, prima della direzione nazionale che ne darà il via libera, tra il 15 e il 19 aprile.

Ci sono in tutto 76 nomi da definire, cioè tutti coloro che occorrono per riempire le liste, e l’intenzione è quella di sondare con un passaggio più formale i territori: sindaci, assessori, ex parlamentari, militanti che si candideranno per la gloria e per spirito di servizio. A scaldare i motori insomma non ci sono solo i possibili innesti dalla cosiddetta società civile. Anche se a tenere banco c’è ancora la possibile candidatura della stessa segretaria, a far da traino al simbolo del partito. La convinzione dell’inner circle di Schlein è che da sola la leader, contraltare a Giorgia Meloni come leader dell’opposizione, possa valere un 2 per cento in più di consensi. Possibile? Forse, ma di certo ci sono resistenze trasversali, anche nella sinistra interna, tra le correnti alla sua corsa in tutte le circoscrizioni, specie se poi dovesse farlo come terza posizione in lista. Un “tema tecnico”, lo si definisce: cioè la paura che la sua presenza disperda energie e tolga competizione interna, specie se le capilista saranno altre donne (vedi ad esempio Cecilia Strada, data per sicura nel collegio Italia Nord-Ovest), togliendo di fatto possibilità alle europarlamentari uscenti per il gioco delle preferenze di genere.

Gli eurodeputati in carica sono in fibrillazione per l’ipotesi che profili civici in cima alle liste e il nome della segretaria a trainare le preferenze, tolgano ogni spazio agli uscenti. Le donne, in particolare, temono di restare schiacciate dal meccanismo della preferenza di genere, che impone di alternare a ogni uomo una donna. Una sintesi possibile fra le varie anime e sensibilità, e non è detto che Schlein abbia la voglia di scendere a compromessi, potrebbe essere quella di suddividere almeno i ruoli di capilista: un paio per sé (Centro e Isole), uno per Stefano Bonaccini, che è presidente del partito e capo della minoranza interna, due al mondo civico. Anche i critici iniziali al suo nome capolista dovrebbero così scendere a un compromesso.

Di sicuro c’è un ritardo evidente nello sciogliere il nodo. In Germania i socialdemocratici hanno chiuso le liste a fine gennaio, i socialisti francesi a fine febbraio. Nelle grandi città ci sono già i manifesti elettorali di candidati di Fratelli d’Italia e Lega, oppure quelli di Matteo Renzi; nel Pd invece numerosi candidati potenziali hanno già la campagna di comunicazione pronta, ma non possono ancora partire prima di avere una conferma. «Questo procastinare finirà per avvantaggiare i capilista», mastica amaro chi dovrà giocarsi tutto con le preferenze e ha bisogno di cominciare ufficialmente il tour da candidato. L’altra questione da dirimere sarà quello del tetto dei mandati e le eventuali deroghe. L’uscente Patrizia Toia, area cattolica e 80 mila preferenze nel 2019, vorrebbe tentare il quinto mandato, l’ex ministro Paolo De Castro il quarto. Per lo statuto del Pd il limite è a tre. Ma ci sono sempre stati dei lasciapassare ad personam, così tanti in passato da rendere quasi nulla la regola. Sarà così anche stavolta? Con un Pd schierato contro il terzo mandato per i presidenti di Regione risulta non semplicissimo dare il via libera a quarti o quinti mandati, seppur i ruoli siano diversi. Di sicuro, qualsiasi sarà la scelta finale — e il pendolo è più per il no alle deroghe — non mancheranno polemiche e malumori da sedare qua e là. Ma si sa, guidare il Pd non è mai stato un lavoro semplice per nessuno.

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