ROMA — La linea rossa è proprio l’elezione diretta del premier, la bandiera della riforma meloniana. Per il Pd è inaccettabile: nemmeno si discute. L’alternativa che viene contrapposta è il cancellierato tedesco. La proposta dei dem, finora avanzata negli emendamenti presentati alla commissione Affari Costituzionali, finirà in un disegno di legge organico che sarà presentato dopo le Europee. L’anti-premierato del Nazareno.
Le linee guida si ispirano a un testo curato da oltre trenta costituzionalisti di Astrid, l’associazione presieduta dall’ex ministro Franco Bassanini. E, in particolare, ai contributi di Enzo Cheli e Franco Gallo. Gli esperti bocciano il progetto del governo: «Nasce da un assemblaggio di elementi tratti da modelli diversi, finendo per concentrare il massimo potere nelle mani del vertice del governo». Una riforma che, si sostiene, «produce un forte indebolimento del ruolo di garanzia ed equilibrio finora assicurato dal presidente della Repubblica» ma squilibrato risulterebbe anche il rapporto fra Palazzo Chigi e il Parlamento «privo di legittimazione sovrana in quanto eletto a rimorchio del premier e per di più sulla base di un premio di maggioranza senza soglia. Il premierato – si legge nell’abstract del libro intitolato Costituzione quale riforma – l’elezione dei parlamentari è subalterna all’elezione del vertice dell’esecutivo dal quale deputati e senatori dipendono anche per la permanenza in carica. Dopo una breve parentesi israeliana, questo sistema non è ora adottato in nessuno stato democratico, per l’assenza di freni e contrappesi».
Nel modello tedesco preso come riferimento dal Pd è il Capo dello Stato a dare l’incarico al primo ministro, che è generalmente il leader del partito o della coalizione che vince le elezioni. Il suo ruolo viene rafforzato da alcuni poteri che gli vengono assegnati, come la possibilità di revocare i ministri. E soprattutto viene contemplata la sfiducia costruttiva, ovvero l’obbligo, per chi fa cadere un premier, di indicare candidato e coalizione alternativi. Rispetto al sistema della Germania, nella proposta del Pd c’è un potere di scioglimento più “morbido”, con una maggiore facoltà attribuita al Presidente della Repubblica di gestire una crisi politica. Altro punto importante è il superamento della legge elettorale, con un meccanismo selettivo che prevede il ritorno alle preferenze e la costituzione di collegi uninominali piccoli. Poi un quorum di garanzia per eleggere le cariche istituzionali (il Capo dello Stato ma anche i presidenti delle Camere), un limite alla decretazione d’urgenza da parte del governo e la facoltà per un gruppo di parlamentari di adire la Corte costituzionale sulle leggi approvate dai due emicicli. «Sono norme – dice Alessandro Alfieri, responsabile Riforme nella segreteria dem – che si pongono in contrapposizione con l’elezione diretta del premier, un sistema che non esiste in alcuna parte al mondo e che comprime i poteri del Quirinale. Finché la maggioranza da questa previsione – afferma – non può neppure cominciare un dialogo».