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Salis, l’altolà di Budapest: “Inutili le richieste per liberare l’italiana”

Il portavoce di Orbán: “Sbagliato farne una martire”. Il padre di Ilaria: “Tirannide”
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BERLINO - Le elezioni europee si avvicinano e il caso Ilaria Salis è diventata una ghiotta opportunità per Viktor Orbán per scagliarsi contro la sinistra e distrarre dai guai interni. Da settimane migliaia di ungheresi stanno scendendo in piazza per chiedere le sue dimissioni. Il paese è scosso dallo scandalo della presidente della Repubblica Katalin Novak che si è dovuta dimettere per aver graziato un uomo accusato di aver coperto una rete di pedofili. E negli ultimi giorni è scoppiato un nuovo caso che getta un’ombra di corruzione e malaffare sugli uomini intorno all’autocrate magiaro. Ilaria Salis è perfetta per distogliere l’attenzione dal fatto che per la prima volta in quattordici anni Orbán trema.

«Dobbiamo chiarire che nessun gruppo di estrema sinistra dovre…

BERLINO - Le elezioni europee si avvicinano e il caso Ilaria Salis è diventata una ghiotta opportunità per Viktor Orbán per scagliarsi contro la sinistra e distrarre dai guai interni. Da settimane migliaia di ungheresi stanno scendendo in piazza per chiedere le sue dimissioni. Il paese è scosso dallo scandalo della presidente della Repubblica Katalin Novak che si è dovuta dimettere per aver graziato un uomo accusato di aver coperto una rete di pedofili. E negli ultimi giorni è scoppiato un nuovo caso che getta un’ombra di corruzione e malaffare sugli uomini intorno all’autocrate magiaro. Ilaria Salis è perfetta per distogliere l’attenzione dal fatto che per la prima volta in quattordici anni Orbán trema.

«Dobbiamo chiarire che nessun gruppo di estrema sinistra dovrebbe vedere l’Ungheria come una sorta di ring di pugilato dove arrivare e pianificare di picchiare qualcuno a morte» ha tuonato ieri su X il portavoce del governo, Zoltan Kovacz. Aggiungendo che «nessuna richiesta diretta da parte del governo italiano (o di qualsiasi altro importante mezzo di informazione) al governo ungherese renderà più semplice difendere la causa di Salis, perché il governo, come in qualsiasi altra democrazia moderna, non ha alcun controllo sui tribunali». Una bugia clamorosa: i tentacoli di Orbán si sono allungati sui tribunali magiari da quando è tornato al potere nel 2010.

Anche la ricostruzione dei fatti intorno a Salis è lacunosa, da parte di Kovacz: «Da metà febbraio Roberto Salis ha fatto il giro dei media europei dicendo di essere “preoccupato” per la sicurezza di sua figlia finché sarà in Ungheria. Per questo sono stati chiesti gli arresti domiciliari in Italia. Richiesta rispetto alla quale Szijja’rto’ (il ministro degli Esteri ungherese, ndr) ha detto che «sarà deciso dal tribunale, che è un organismo indipendente». Giovedì scorso il tribunale di Budapest ha respinto la richiesta: per il giudice c’è il rischio che fugga. Zoltan ricorda che la procura ha chiesto una condanna pesantissima: undici anni. E cerca di giustificarla: «C’è il ragionevole sospetto che Ilaria Salis si sia recata in Ungheria con i suoi due soci antifascisti con l’obiettivo di picchiare persone innocenti per le strade di Budapest. Nel frattempo, i media italiani hanno fatto del loro meglio per dipingere Salis come una martire». Va ricordato appena che Salis è accusata di aver partecipato a un’aggressione a due neonazisti - non ci sono prove se non dei video in cui si vedono dei picchiatori incappucciati - durante la commemorazione nostalgica della “Giornata dell’Onore”.

Un mese fa il ministro degli Esteri Szijja’rto aveva manifestato una certa insofferenza rispetto alle «interferenze» italiane. Anche l’esponente di Fidesz si era scagliato contro Salis, che da 13 mesi è detenuta in carcere in condizioni disumane, definendo il suo presunto attacco «un atto ben ponderato e pianificato. Hanno quasi ucciso delle persone in Ungheria, e ora lei è dipinta come una martire».

Il padre, Roberto Salis, ha commentato sarcastico che «il processo è già stato fatto, il verdetto è già stato emesso, non si capisce perché proseguano con le udienze...». E ha aggiunto che «quando c’è un politico che se la prende con un privato cittadino di un altro Stato è chiaro che c’è qualcosa di incredibile». Salis parla di «spiccata tendenza alla tirannide» in Ungheria. Che Orbán sia un tiranno lo disse senza mezzi termini una grande filosofa ungherese, Agnes Heller. Il caso di Ilaria Salis è solo una conferma.

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