Stretta Pd sulle liste: Schlein non le guiderà. Ipotesi Salis nelle Isole
di Lorenzo De CiccoIlaria Salis candidata in cima all’elenco del Pd nella circoscrizione Isole (perché è sarda di origine) ed Elly Schlein che a quel punto potrebbe fare il beau geste: «Non mi candido più capolista, da nessuna parte». È l’ultima idea che ronza al Nazareno, dove la segretaria è rientrata ieri, dopo la sosta di Pasqua. Il relax vacanziero si è esaurito subito: vanno chiuse le liste per le Europee. Al terzo piano di Sant’Andrea delle Fratte, c’è un ingorgo di richieste; ai fedelissimi della leader, Marta Bonafoni e Igor Taruffi, tocca fare da vigili urbani. Il problema è che non ci sono abbastanza posti per accontentare tutti. Anche perché qualche capo-corrente ha iniziato a fare i calcoli ed è venuto fuori questo paradosso: persino se il Pd andasse meglio del 2019 (22,7%, era Zingaretti) rischierebbe di rimetterci almeno due seggi nel caso in cui sia i rossoverdi che i centristi di Renzi & Bonino superassero il quorum del 4%. Ancora peggio, se pure Calenda scavallasse lo sbarramento.
…Ilaria Salis candidata in cima all’elenco del Pd nella circoscrizione Isole (perché è sarda di origine) ed Elly Schlein che a quel punto potrebbe fare il beau geste: «Non mi candido più capolista, da nessuna parte». È l’ultima idea che ronza al Nazareno, dove la segretaria è rientrata ieri, dopo la sosta di Pasqua. Il relax vacanziero si è esaurito subito: vanno chiuse le liste per le Europee. Al terzo piano di Sant’Andrea delle Fratte, c’è un ingorgo di richieste; ai fedelissimi della leader, Marta Bonafoni e Igor Taruffi, tocca fare da vigili urbani. Il problema è che non ci sono abbastanza posti per accontentare tutti. Anche perché qualche capo-corrente ha iniziato a fare i calcoli ed è venuto fuori questo paradosso: persino se il Pd andasse meglio del 2019 (22,7%, era Zingaretti) rischierebbe di rimetterci almeno due seggi nel caso in cui sia i rossoverdi che i centristi di Renzi & Bonino superassero il quorum del 4%. Ancora peggio, se pure Calenda scavallasse lo sbarramento.
Ecco perché Schlein maneggia il tetris delle candidature con cura. La leader non ha rinunciato all’idea di candidare Salis. Una delle parlamentari più vicine alla segretaria, Chiara Gribaudo, vice-presidente del Pd, l’altra sera su Rete4 ha confermato che se ne sta discutendo: «Deciderà soprattutto lei se candidarsi, ma il Pd è sempre aperto alla società civile». Anche Nicola Zingaretti, ieri su La Stampa, ha caldeggiato l’idea: «Perché no?». Certo, va trovata la giusta collocazione, in un puzzle già affollatissimo di tessere. Schlein ha tenuto libera la casella di capolista nelle Isole, Sicilia e Sardegna. In teoria per sé, ma nella sua cerchia c’è chi racconta che l’abbia fatto nel tentativo di non “bruciare” Salis. Anche perché la famiglia dell’insegnante antifascista, rinchiusa da 13 mesi in Ungheria, sembra giustamente molto sensibile ai rischi di una corsa: «Se Ilaria fosse candidata e non eletta, o se all’ultimo cadesse la candidatura, sarebbe un errore grave, sarebbe massacrata», ha sottolineato il padre, Roberto, ieri all’HuffPost. Certo, non mancano i malumori interni, su questa possibile candidatura. Critiche che per ora affiorano in privato, soprattutto dall’ala riformista: «Non è detto che Salis, se eletta, abbia l’immunità - è il ragionamento di un big bonacciniano - E non incarna i valori del Pd. Questo ovviamente non cambia il fatto che dobbiamo fare di tutto per riportarla in Italia». Schlein riflette. E prepara piani B: non a caso avrebbe iniziato a sondare alcuni esponenti del partito, chiedendo suggerimenti per «una capolista nelle Isole» alternativa.
Al centro, il nodo grosso da sciogliere è quello di Marco Tarquinio, l’ex direttore di Avvenire, proposto da Demos, il movimento vicino a Sant’Egidio, che però non è gradito né a un pezzo di riformisti, per le posizioni anti-armi a Kiev, né alla sinistra movimentista vicina a Schlein, per le sue uscite su aborto e diritti Lgbtq. La segretaria potrebbe offrire al giornalista il posto numero 4 in lista (così l’ala atlantista potrebbe accettarlo) dietro a Camilla Laureti e a Zingaretti. Ma il maxi-collegio centrale è zeppo di big: c’è il fiorentino Dario Nardella, sostenuto da Franceschini, e il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, appoggiato da Bettini, Mancini e Morassut, che già prepara l’annuncio per il 12 aprile, con una grande cena popolare nella sua città. Il rischio insomma è che Tarquinio resti fuori. E piazzarlo capolista, rischia di far insorgere troppe voci. Per dire: Alessandro Zan, che potrebbe correre nel Nord Est per bilanciare sul fronte diritti, non accetterebbe di fare il quinto in lista, anziché il terzo, se Tarquinio fosse quarto. Figuriamoci se il giornalista spuntasse al primo posto.
Anche la sinistra del partito borbotta, per carenza di spazi. Il correntone di Andrea Orlando sta pressando l’ex ministro perché si candidi nel Nord Ovest. L’alternativa sarebbe Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd. Dettaglio non marginale: fosse eletto a Bruxelles, Misiani libererebbe lo scranno da senatore, nel collegio uninominale di Milano. Un posto da riassegnare, con suppletive blindate, che fa gola a molti.