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Al Csm il vice Pinelli è contro l’uso dei social per le toghe (e il suo voto vale doppio)

Il vice presidente del Csm Fabio Pinelli 
Vittoria per lui anche sul nuovo segretario generale Mucci, che è stato il suo consulente giuridico
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En plein del vice presidente del Csm Fabio Pinelli. Contemporaneamente, non solo si aggiudica la poltrona del nuovo segretario generale di palazzo dei Marescialli, che sarà Roberto Mucci, battendo Domenico Airoma, il candidato di Alfredo Mantovano. Ma poi esercita per l’ennesima volta - ed è la quarta - il suo diritto di voto, che vale doppio in caso di parità. E stavolta lo utilizza - finisce 10 a 10 con alcuni astenuti - in un caso molto delicato che riguarda l’uso dei social da parte delle toghe.

La “vittima” è un magistrato di Catania, di area progressista, candidato alla presidenza della Corte d’Appello, che si chiama Sebastiano Mignemi. Sarebbe “colpevole” di aver scritto alcuni post su Facebook - le cui pagine sono peraltro “chiuse, quindi senza possibilità di ulteriori commenti - con giudizi critici sulla premier Meloni, su La Russa e sul presidente della Regione siciliana Musumeci. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto nell’autunno scorso a ridosso del caso di Iolanda Apost…

En plein del vice presidente del Csm Fabio Pinelli. Contemporaneamente, non solo si aggiudica la poltrona del nuovo segretario generale di palazzo dei Marescialli, che sarà Roberto Mucci, battendo Domenico Airoma, il candidato di Alfredo Mantovano. Ma poi esercita per l’ennesima volta - ed è la quarta - il suo diritto di voto, che vale doppio in caso di parità. E stavolta lo utilizza - finisce 10 a 10 con alcuni astenuti - in un caso molto delicato che riguarda l’uso dei social da parte delle toghe.

La “vittima” è un magistrato di Catania, di area progressista, candidato alla presidenza della Corte d’Appello, che si chiama Sebastiano Mignemi. Sarebbe “colpevole” di aver scritto alcuni post su Facebook - le cui pagine sono peraltro “chiuse, quindi senza possibilità di ulteriori commenti - con giudizi critici sulla premier Meloni, su La Russa e sul presidente della Regione siciliana Musumeci. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto nell’autunno scorso a ridosso del caso di Iolanda Apostolico (la giudice che ha disapplicato il decreto Cutro), descrivendolo come “una toga anti governo” che sarebbe stato premiato con la presidenza. E proprio su questo, dopo una discussione infuocata al Csm che ha spaccato il Consiglio in due tronconi, ecco il voto di Pinelli, laico inviato al Csm dalla Lega, che “sposa” la tesi della consigliera laica meloniana Daniela Bianchini.

Un’altra giornata durissima per il Consiglio. Innanzitutto la nomina del nuovo segretario generale Roberto Mucci che, in realtà, è ormai una sorta di presa d’atto del Consiglio stesso in quanto a scegliere è ormai - dopo la legge Cartabia - il consiglio di presidenza, formato dal vice presidente e dai due componenti di diritto, la presidente della Cassazione Margherita Cassano e il procuratore generale della Suprema Corte Luigi Salvato (che in plenum si è astenuto). La decisione è stata presa qui. Ha vinto Mucci, che viene anche lui dalla Cassazione e ha lavorato al Quirinale ai tempi del presidente Napolitano e nello staff dell’allora consigliere giuridico Loris D’Ambrosio.

Ma chi “perde” in questa partita? Sicuramente il sottosegretario alla Presidenza di palazzo Chigi Mantovano che sponsorizzava Airoma, il procuratore di Avellino, che ha anche firmato dei libri con lui, come ha scritto Repubblica. Ma anche Cassano rinuncia al suo “uomo”, e cioè Gianluigi Pratola, che è stato anche segretario della Scuola superiore della magistratura. Cade anche la candidatura di Luigi Birritteri, oggi in via Arenula con Nordio, e proprio per questo penalizzato in quanto la sua sarebbe stata una sorta di longa manus del Guardasigilli sul Csm, ma in passato potente magistrato ministeriale con Angelino Alfano Guardasigilli e autore del ben noto taglio dei tribunalini. Entrambi, Pratola e Birritteri, hanno ritirato la domanda.

Ma è il caso di Sebastiano Mignemi e dell’uso dei social che scuote il Consiglio. Perché l’attacco duro - con un intervento lunghissimo - arriva dalla consigliera laica meloniana Daniela Bianchini, che fa parte della quinta commissione, quella che decide i capi degli uffici, con un presa di posizione molto dura contro l’aspirante presidente della Corte d’Appello. Bianchini mostra per la prima volta - non lo aveva fatto in commissione - le foto dei post del magistrato pubblicati su Facebook. E qui si scatena il putiferio, perché le viene chiesto da dove arrivino e chi ne può garantire l’autenticità.

Piglia le distanze il togato di Area Maurizio Carbone contro l’idea che un giudice possa essere penalizzato con materiale tirato fuori solo per danneggiarlo, mentre l’indipendente Andrea Mirenda spiega che in commissione proprio questo materiale non era stato esibito, ne se n’era parlato durante l’audizione del candidato. Finisce con una discussione proprio sull’uso dei social per le toghe, con una discriminazione che appare lampante. I test psicoattitudinali, congressi e convegni spiati (come documenta il caso Crosetto), alla fine alle toghe viene vietato anche la sola possibilità di “pensare”. È il laico di Forza Italia Aimi a chiedere il rinvio della pratica di Mignemi in commissione che passa con il voto “doppio” di Pinelli. Il segretario di Area Giovanni Ciccio Zaccaro, ex del Csm, legge i resoconti della seduta che escono sulle liste e chiosa: “Una cosa è il dovere di continenza dei magistrati, soprattutto per i processi che trattano, cosa diversa è schedarli e penalizzarli se hanno espresso, nelle linee generali, idee contrarie al volere della maggioranza politica di turno”.

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