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Autonomia, il patto Salvini Meloni (e la corsa) per votarla in Aula il 29 aprile

Ormai è disgelo sulle riforme tra Lega e FdI. Accelerazione in commissione Affari costituzionali. Le opposizioni promettono valanghe di emendamenti
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ROMA – Sull’autonomia differenziata sono previste ancora due riunioni per le audizioni la prossima settimana (dall’8 al 10), non più di due giorni di discussione generale (mai tanto pochi, neppure per i decreti), poi si passa agli emendamenti che, termine perentorio, dovranno essere esaminati e votati prima della festa del 25 aprile, e cioè il 22, 23 e 24. In commissione Affari costituzionali di Montecitorio è corsa contro il tempo.

Ma l’accelerazione imposta, tra i malumori di molti dello stesso centrodestra, è blindata. Nasce da un accordo tra i capigruppo della maggioranza su mandato dei leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il 29 aprile il federalismo à la carte che la Lega intende sventolare alle europee, sarà in aula per essere votato in fretta. E l’accelerazione è bifronte: da un lato sull’autonomia, dall’altro sul premierato, la “madre di tutte le riforme” per Meloni. Anche qui il gelo tra leghisti e meloniani si è sciolto: il 23 ci sarà il via libera della commissione in Se…

ROMA – Sull’autonomia differenziata sono previste ancora due riunioni per le audizioni la prossima settimana (dall’8 al 10), non più di due giorni di discussione generale (mai tanto pochi, neppure per i decreti), poi si passa agli emendamenti che, termine perentorio, dovranno essere esaminati e votati prima della festa del 25 aprile, e cioè il 22, 23 e 24. In commissione Affari costituzionali di Montecitorio è corsa contro il tempo.

Ma l’accelerazione imposta, tra i malumori di molti dello stesso centrodestra, è blindata. Nasce da un accordo tra i capigruppo della maggioranza su mandato dei leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il 29 aprile il federalismo à la carte che la Lega intende sventolare alle europee, sarà in aula per essere votato in fretta. E l’accelerazione è bifronte: da un lato sull’autonomia, dall’altro sul premierato, la “madre di tutte le riforme” per Meloni. Anche qui il gelo tra leghisti e meloniani si è sciolto: il 23 ci sarà il via libera della commissione in Senato alla riforma costituzionale per eleggere il capo del governo in vista dell’approdo in aula.

Con passo normale non ci sarebbe stato il tempo di incassare l’autonomia differenziata prima delle europee. Però il ministro della Lega, Roberto Calderoli, che non ha mancato una audizione, ha messo le cose in chiaro: no a lungaggini. Si va veloci. Luca Zaia, il governatore leghista del Veneto, è stato ascoltato mercoledì in audizione e ha difeso a spada tratta l’autonomia, attaccando la sinistra che la definisce la legge “Spacca Italia”. “Sento affermazioni che non vogliono dire nulla. La secessione dei ricchi? Cosa vuol dire? Non siamo la Banda Bassotti che di notte ruba al vicino”. Quindi per i leghisti semplicemente si tratta di arrivare all’approvazione definitiva, essendo stato già il primo ok di Palazzo Madama.

Di emendamenti il centrodestra non dovrebbe più presentarne, avendo trovato un equilibrio in Senato dove Fratelli d’Italia ha corretto il testo leghista ammettendo necessarie tutele per le Regioni svantaggiate e il Mezzogiorno in generale. Ma Pd, 5Stelle e Avs sono pronti a una valanga di emendamenti. Denuncia Simona Bonafè, capogruppo dem in commissione affari costituzionali: “Il cronoprogramma sull’autonomia differenziata è una grave forzatura e un profondo strappo alla dialettica democratica. La maggioranza mercanteggia sulla pelle dei cittadini per meri interessi elettorali. Per arrivare in aula in 29 aprile i lavori in commissione sono stati programmati con tempi e modalità che non possono permettere un lavoro serio nel merito”. Le opposizioni insomma non ci stanno e potrebbero fare ostruzionismo da subito. Ancora Bonafè: Non è accettabile che un provvedimento che entra così profondamente nell’organizzazione dello Stato e della vita quotidiana dei cittadini sia affrontato con questa fretta e disinvoltura solo perché fa parte di un disgustoso baratto di maggioranza”.

Di provvedimento “sciagurato e irresponsabile ma in ogni caso di estrema delicatezza e complessità” parla il M5s Alfonso Colucci. Quindi ancora più inaccettabile imporre tappe forzate in poche sedute per fare campagna elettorale sulla pelle della giustizia sociale dei cittadini”. In ufficio di presidenza della commissione, dove si è stabilita la road map, critica sui tempi anche l’ex ministra del Sud, Mara Carfagna. Comunque il presidente della Affari costituzionali, il forzista Nazario Pagano ha detto che le votazioni sull’autonomia si svolgeranno “in tutti gli spazi consentiti dai lavori dell’Assemblea” dal 22 al 24. L’autonomia consentirà alle Regioni che lo chiederanno di gestire completamente 23 materie, in questo senso è una devoluzione ad esempio su scuola, sanità, reti energetiche. Zaia ha ricordato che al referendum consultivo votarono per l’autonomia due milioni e 238 mila veneti. L’altro referendum si tenne in Lombardia con Bobo Maroni governatore.

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