Da Open to Meraviglia al Turismo che non riparte dopo la pandemia: tutti i flop della ministra Santanchè
di Antonio FraschillaROMA – Le lotte intestine all’Enit per le nomine, ma senza alcun rilancio dell’ente come promesso. La campagna pubblicitaria delle polemiche Open to meraviglia sulla quale ha acceso un faro anche la Corte dei conti. Molte fiere, come quella di Berlino, con tanto di volo di stato per parteciparvi mentre le imprese lamentano la mancata digitalizzazione del settore per reggere la concorrenza di Francia, Germania e soprattutto Spagna. Il ddl sugli affitti brevi per regolamentare il settore e dare garanzie agli imprenditori alberghieri fermo a Palazzo Chigi dopo lo stop del vicepremier Matteo Salvini. Nel frattempo l’Italia è tra i Paesi Ue che cresce meno dopo gli anni tremendi della pandemia. Sono questi i veri flop della ministra del Turismo Daniela Santanchè a un anno e mezzo dal suo insediamento al governo. Tanti slogan, molte polemiche, e le aziende attendono il cambio di marcia promesso con l’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni: che infatti sembra non fidarsi più molto della “s…
ROMA – Le lotte intestine all’Enit per le nomine, ma senza alcun rilancio dell’ente come promesso. La campagna pubblicitaria delle polemiche Open to meraviglia sulla quale ha acceso un faro anche la Corte dei conti. Molte fiere, come quella di Berlino, con tanto di volo di stato per parteciparvi mentre le imprese lamentano la mancata digitalizzazione del settore per reggere la concorrenza di Francia, Germania e soprattutto Spagna. Il ddl sugli affitti brevi per regolamentare il settore e dare garanzie agli imprenditori alberghieri fermo a Palazzo Chigi dopo lo stop del vicepremier Matteo Salvini. Nel frattempo l’Italia è tra i Paesi Ue che cresce meno dopo gli anni tremendi della pandemia. Sono questi i veri flop della ministra del Turismo Daniela Santanchè a un anno e mezzo dal suo insediamento al governo. Tanti slogan, molte polemiche, e le aziende attendono il cambio di marcia promesso con l’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni: che infatti sembra non fidarsi più molto della “sua” ministra.
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Lo scontro all’Ente nazionale del turismo, raccontato da Repubblica e liquidato dalla ministra con un “sono tutte cazzate”, è solo la punta dell’iceberg di una gestione non proprio brillante da parte del governo di un settore chiave per il Paese. L’ente, trasformato nel frattempo in spa, non è stato rilanciato come promesso e non mancano le tensioni. Il governo aveva garantito inoltre anche l’avvio di un grande hub digitale del turismo che ruotava anche attorno al portale Italia.it avviato dal governo precedente: il ministero contava in almeno 20 mila iscrizioni da parte delle imprese per vendere i loro pacchetti dentro questo portale, a oggi le iscrizioni sono molto meno della metà. Le aziende chiedono supporto sul fronte digitale: la Spagna ha appena creato una società in house con diversi operatori privati proprio per concentrare gli sforzi sul digitale e sulla rete online, ormai l’unica vera rete del turismo. L’Italia è indietro e non si vede la luce in fondo al tunnel.
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La ministra ha invece lanciato poco dopo il suo insediamento la famosa campagna “classica” online e sui manifesti per attrarre turisti nel mondo: “Open to meraviglia”. Un’operazione pubblicitaria e mediatica che ha provocato nel web più sfottò e sottolineature di gaffe (come quella sulla Slovenia spacciata nei video per l’Italia). Campagna travolta quindi dalle polemiche e sulla quale l’estate scorsa ha acceso i fari anche la Corte dei conti.
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Nel frattempo non sono mancate le partecipazioni alle tante fiere del turismo con stand dell’Italia, come quella di Berlino che ha visto arrivare la delegazione guidata dalla ministra con un aereo di Stato. Ma a parte le fiere nessun altro sostegno. Nemmeno sul fronte legislativo per regolamentare il settore: il ddl sulla stretta per gli affitti brevi, chiesto a gran voce dal comparto alberghiero che si aspettava risposte dal governo Meloni, è fermo da mesi a Palazzo Chigi. Insomma, un anno e mezzo da ministra ma i risultati attesi dal comparto ancora non si vedono. E i malumori sono arrivati anche alle orecchie della premier.
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