La terza vita di Paragone dopo Italexit: “Basta politica, ricomincio con un libro contro la Maledetta Europa”
di Matteo PucciarelliGianluigi Paragone, già direttore della Padania e poi senatore eletto nel 2018 con il M5S, l'ha fatta finita al termine dello scorso anno, politicamente parlando. Basta politica di partito con la sua (ex) creatura Italexit.
E adesso?
«Sto scrivendo un libro che uscirà a fine mese, titolo: Maledetta Europa».
Ora ci arriviamo, ma prima: perché questa scelta? Aveva un "suo" partito, lo davano al 2-3 per cento...
«Con un governo che aveva votato no al Mes e gioca una sua partita in Europa di contrapposizione rispetto alla maggioranza Ursula, non c'erano gli spazi per andare avanti, con una campagna elettorale così dura con la soglia al 4 per cento. Ho fatto una scelta realista, e penso che si possa continuare a portare avanti la mia visione delle cose ma da giornalista, come facevo alla Gabbia».
Con Italexit com'è rimasto? Ora corrono con Cateno De Luca.
«C'è un equivoco, l'Italexit con De Luca non è la mia, è un movimento creato da alcuni fuoriusciti».
Cioè non hanno il simbolo?
«Le pers…
Gianluigi Paragone, già direttore della Padania e poi senatore eletto nel 2018 con il M5S, l'ha fatta finita al termine dello scorso anno, politicamente parlando. Basta politica di partito con la sua (ex) creatura Italexit.
E adesso?
«Sto scrivendo un libro che uscirà a fine mese, titolo: Maledetta Europa».
Ora ci arriviamo, ma prima: perché questa scelta? Aveva un "suo" partito, lo davano al 2-3 per cento...
«Con un governo che aveva votato no al Mes e gioca una sua partita in Europa di contrapposizione rispetto alla maggioranza Ursula, non c'erano gli spazi per andare avanti, con una campagna elettorale così dura con la soglia al 4 per cento. Ho fatto una scelta realista, e penso che si possa continuare a portare avanti la mia visione delle cose ma da giornalista, come facevo alla Gabbia».
Con Italexit com'è rimasto? Ora corrono con Cateno De Luca.
«C'è un equivoco, l'Italexit con De Luca non è la mia, è un movimento creato da alcuni fuoriusciti».
Cioè non hanno il simbolo?
«Le persone che hanno il simbolo originario, alle quali l'ho affidato, non hanno fatto alcun accordo con lui. Penso che De Luca avrà un problema in questo senso, anche se capisco che gli serva il marchio Italexit per il suo brodone».
Ma lei alle prossime europee cosa fa, vota? E chi?
«Vorrò dare il mio contributo con il libro, poi vediamo, di sicuro non posso votare a chi dà fiducia di nuovo a von der Leyen. La prossima commissione avrà un'ombra, cioè Mario Draghi. La Ue è edificio sbilenco e si cercherà una leadership forte come la sua».
Quindi pensa alla Lega.
«Il problema è che la Lega deve far capire cosa vuole fare in questo percorso: quella del 34 per cento era fortemente anti-europeista e non aveva vergogna a dirlo. Oggi? I suoi temi sono quelli di Vannacci, il Ponte o ha ancora questa linfa anti-europeista? Prima o poi l'Europa questo nodo gordiano del proprio futuro dovrà affrontarlo».
Ovvero?
«Più passa il tempo e più il tempo e più il bluff dell'Europa viene fuori. Putin è stato armato dall'Europa: si è inseguito il mercato, le liberalizzazioni, e siamo finiti dipendenti da lui e dal suo gas. Lui non ha mai nascosto le sue ambizioni di fare la Grande Russia, e ha utilizzato l'energia come braccio armato, era sotto gli occhi di tutti. L'Europa non ha il popolo nel suo disegno, è nata vittima della sua ubriacatura neoliberista. Ora si parla di difesa comune: ah per quella puoi bucare i conti pubblici, dopo decenni di austerity?».
Quindi anche la Lega forse no. Le manca una casa.
«Sono un conservatore, mi ritrovo di più nel centrodestra, libero di dire cosa non mi piace».
La politica attiva non le manca?
«Le presentazioni di libri sono pur sempre occasioni per parlare. Tra le molte cose mi sono preso del no vax, del negazionista, ma io sui temi sanitari chiedevo solo trasparenza, e averla negata è all'origine delle fake news».
Un suo ritorno in tv da conduttore, come una nuova Gabbia ad esempio, è possibile?
«Per ora è difficile, lo spazio televisivo per fare cose nuove è ridotto. Vado spesso ospite in alcune trasmissioni, evidentemente le cose che ho da dire interessano a qualcuno».
Dei 5 Stelle cosa pensa invece?
«Conte è furbo ma ha un qualcosa da poter rivendicare, due provvedimenti che hanno mosso qualcosa: reddito di cittadinanza e superbonus, due strumenti che lui ha messo sul tavolo. Mentre altri giocano con bonus e defiscalizzazioni, Conte ha inventato due stimoli diversi costringendo tutti a una riflessione. Il reddito, cioè come ripartire in caso di fallimenti personali. Il superbonus, pensando all'edilizia come volano della crescita. Non significa che si tratta di due strumenti positivi in sé, delle pecche c'erano, ma sono state misure espansive».
Ha nostalgia di quel M5S che la elesse?
«No, perché dopo pochi mesi ho capito che era diventato un movimento sistemico. Però se sta ancora in piedi significa che qualcosa di solido c'è».
Quindi potrebbe rivotarli.
«No, non potrei perché Conte insiste nel campo largo, però rivendico il folle esperimento del governo gialloverde».
Questo governo durerà?
«Sì ma non come il governo più longevo di Berlusconi».
Quindi cadrà prima della fine della legislatura?
«Non penso che FI possa consentire a Meloni di superare quel record, magari si organizzeranno per un Meloni bis».
Di Vannacci lei cosa pensa?
«Sono d'accordo su una cosa con lui: gli avete regalato tante copie. Ma non credo che la sua agenda sia da spendere alle Europee».
Salvini lo vuole a tutti i costi.
«Salvini ha bisogno di voti, le prova tutte. Penso anche che ci siano persone ingenerose con lui, chi pensa oggi di riparlare di questione settentrionale deve capire che quel tema ha cambiato pelle e fisionomia, e poi se oggi possono parlare è perché Salvini stesso ha rivitalizzato la Lega».
La parola sovranismo ha ancora un senso?
«Sì, assolutamente, ma la continuano a sottovalutare i sovranisti stessi, non capisco come possano credere a un'Europa che toglie potere agli Stati nazionali».
Ha mantenuto la sua coerenza anti-europeista lei, ormai a parole in pochissimi sono rimasti contrari alla Ue.
«Ma è un modello fallimentare, l'unica forma possibile è una convergenza fra paesi come fu la Cee o come sono i Brics, insistere è un errore madornale. La verità è che l'Europa non c'è, perché si sono sostituiti i governi con mercati e i popoli con il profitto».
Prima parlava di Putin: in Ucraina come andrà a finire?
«Se ne esce solo con la politica, e la politica non è sempre giusta, è un bilanciamento di rapporti di forza. Non ci sarà una nobile pacificazione ma una mediazione che dovrà riconoscere all'invasore cattivo l'incasso del suo potere. Putin sa benissimo che l'Europa è un niente, non gli fa paura. E più passa il tempo e più le condizioni per l'Ucraina si faranno peggiori».