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Pd, Guerini avvisa la segretaria: “I 5S in competizione con noi, ingenuo pensare il contrario”

Lorenzo Guerini 
Salve le intese solo in Emilia-Romagna. Casu: “Da Conte questione morale double face”
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Roma — Il malumore è tanto, la sorpresa poca. Per l’area riformista di Stefano Bonaccini, il voltafaccia di Giuseppe Conte a Bari è spia dell’inaffidabilità del M5Stelle. Un copione già scritto. Le chat ribollono. E la durezza con cui Elly Schlein, la segretaria dem, ha denunciato la saldatura tra il leader grillino e la destra sul caso Bari, per i bonacciniani arriva tardi. Lorenzo Guerini, l’ex ministro della Difesa, fa il controcanto alla linea della segretaria: «Io sinceramente non sono sorpreso. Che Conte faccia la sua corsa sul Pd è evidente da tempo, non la vedeva solo chi non la voleva vedere. Ma l’ingenuità in politica non è una virtù».

Anche se ieri Igor Taruffi, il responsabile della organizzazione del Pd, e la grillina Paola Taverna si sono sentiti per fare il punto sul campo largo nelle città e Regioni al voto con le Europee l’8 e 9 giugno, la fotografia è di un (quasi) divorzio. Le città dell’Emilia Romagna sono “salve”: ha elencato Taruffi, d’accordo Taverna. A Modena, …

Roma — Il malumore è tanto, la sorpresa poca. Per l’area riformista di Stefano Bonaccini, il voltafaccia di Giuseppe Conte a Bari è spia dell’inaffidabilità del M5Stelle. Un copione già scritto. Le chat ribollono. E la durezza con cui Elly Schlein, la segretaria dem, ha denunciato la saldatura tra il leader grillino e la destra sul caso Bari, per i bonacciniani arriva tardi. Lorenzo Guerini, l’ex ministro della Difesa, fa il controcanto alla linea della segretaria: «Io sinceramente non sono sorpreso. Che Conte faccia la sua corsa sul Pd è evidente da tempo, non la vedeva solo chi non la voleva vedere. Ma l’ingenuità in politica non è una virtù».

Anche se ieri Igor Taruffi, il responsabile della organizzazione del Pd, e la grillina Paola Taverna si sono sentiti per fare il punto sul campo largo nelle città e Regioni al voto con le Europee l’8 e 9 giugno, la fotografia è di un (quasi) divorzio. Le città dell’Emilia Romagna sono “salve”: ha elencato Taruffi, d’accordo Taverna. A Modena, Forlì, Ferrara, Cesena, Reggio Emilia il patto rosso-giallo resiste. In Piemonte era già stato spezzato e Pd e 5Stelle corrono ciascuno con una propria candidata. A Firenze c’era un confronto in corso per il sostegno grillino alla dem Sara Funaro. Dialogo tiepido. Su cui è caduta adesso la mannaia. Nella Basilicata — dopo il tira e molla per trovare il candidato condiviso di dem e grillini alla Regione, Piero Marrese — i giochi sono conclusi. Per fortuna. Non ci possono essere ripensamenti. «L’accordo è chiuso e stiamo correndo insieme, c’è sintonia», assicura Giovanni Lettieri, il segretario dem lucano. Sempre Guerini avverte: «Dobbiamo essere consapevoli che il rapporto con i 5S sarà sempre di competizione perché per gli elettori grillini è un elemento di criticità l’intesa con il Pd. E quindi noi dem dobbiamo essere conseguenti e avere l’ambizione di crescere nei consensi e di essere maggioritari nella nostra proposta».

Addio campo largo e divorzio consumato? Alessandro Alfieri, a lungo coordinatore dei riformisti, si sfoga: «Evidente che vanno cercate le intese caso per caso, ma quando il M5Stelle ci attacca gli va risposto colpo su colpo. Noi abbiamo sbagliato a sdoganare Conte nel nostro elettorato. Abbiamo investito acriticamente in alleanze con i 5Stelle e questo è il risultato». E il deputato dem Andrea Casu rincara la dose a proposito della «questione morale double face» di Conte che «vale a Bari ma non a Roma e serve ad aiutare la destra. Non abbiamo letto nessuna dichiarazione dopo la sentenza di condanna a 8 anni e 8 mesi nei confronti del presidente del Consiglio Comunale del M5S Marcello De Vito».

La strada per le intese, insomma, è stretta e anche un campo minato rappresenta talvolta una via. Taruffi, braccio destro di Schlein, ricorda che senza coalizioni non c’è neppure possibilità di essere in partita contro la destra nelle amministrative. «Nell’’80% dei 27 capoluoghi di provincia al voto a giugno siamo in alleanza». Poi certo, c’è il buco nero di Bari dove si stanno spendendo in tanti per cercare una soluzione, a cominciare da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, leader di Avs. Bonelli raccomanda di non smembrare il centrosinistra: «Non possiamo terremotare i territori per una massimizzazione dei risultati elettorali per le prossime europee». Messaggio a Conte. Nel Pd persino Dario Franceschini, tra i più strenui sostenitori della politica del campo largo e della linea Schlein, ha ammesso con i suoi che il clima sarà così fino a Europee concluse. Conte anteporrà i calcoli elettorali per fare incassare qualche punto al Movimento. Per le politiche e per le amministrative lo schema cambia. «Però tutti, compreso Conte, sanno che senza alleanze non si vince e quindi bisogna trovare il modo per costruirle e starci dentro lealmente. Ci vuole generosità e lealtà, senza che nessuno pretenda di imporre agli altri le proprie condizioni», ancora Guerini.

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