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Come funziona lo scioglimento del Comune per mafia, tempi e criteri. L’ultima parola a Piantedosi

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi

 (ansa)
Cosa stabilisce l’articolo 143 del testo unico degli Enti locali. I tre commissari prefettizi nominati dal Viminale dovranno individuare i criteri di valutazione di eventuali anomalie riscontrate nella gestione dell’amministrazione comunale o di società controllate
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Le valutazioni della commissione prefettizia potrebbero arrivare alla fine di giugno, ma – se dovesse servire – anche alla fine di settembre e, nel frattempo, al comune di Bari potrebbe già esserci un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, se al Viminale nessuno muoverà osservazioni sull’opportunità di confermare il rinnovo dell’amministrazione l’8 e il 9 giugno. Ma anche no. Nessuna certezza né di tempi né di orizzonte se non che, alla fine, l’ultima parola spetterà a Matteo Piantedosi.

Così stabilisce infatti l’articolo 143 del testo unico degli Enti locali, quello appunto che regola lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni o condizionamento di tipo mafioso. È lì che i tre commissari prefettizi nominati dal Viminale e che hanno cominciato il loro lavoro il 25 marzo dovranno individuare i criteri di valutazione di eventuali anomalie riscontrate nella gestione dell’amministrazione comunale o di società controllate.

Vista la peculiarità della situazio…

Le valutazioni della commissione prefettizia potrebbero arrivare alla fine di giugno, ma – se dovesse servire – anche alla fine di settembre e, nel frattempo, al comune di Bari potrebbe già esserci un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, se al Viminale nessuno muoverà osservazioni sull’opportunità di confermare il rinnovo dell’amministrazione l’8 e il 9 giugno. Ma anche no. Nessuna certezza né di tempi né di orizzonte se non che, alla fine, l’ultima parola spetterà a Matteo Piantedosi.

Così stabilisce infatti l’articolo 143 del testo unico degli Enti locali, quello appunto che regola lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per infiltrazioni o condizionamento di tipo mafioso. È lì che i tre commissari prefettizi nominati dal Viminale e che hanno cominciato il loro lavoro il 25 marzo dovranno individuare i criteri di valutazione di eventuali anomalie riscontrate nella gestione dell’amministrazione comunale o di società controllate.

Vista la peculiarità della situazione di Bari e i sospetti che hanno condotto alla nomina della commissione, gli elementi che potrebbero portare ad un eventuale scioglimento del comune dovranno essere cercati nella regolarità della documentazione agli atti, nella legittimità delle procedure concorsuali per le assunzioni, nei decreti di nomine o promozioni del personale delle società, nella radiografia, nome per nome, di dipendenti, consulenti, collaboratori per verificare eventuali collegamenti con esponenti della criminalità organizzata. Oltre che da eventuali atti di indagine che la commissione prefettizia può richiedere all’autorità giudiziaria.

Audizioni, acquisizione di documenti, valutazione degli elementi. E poi il compendio nella relazione che la commissione dovrà presentare al prefetto di Bari con la segnalazione di eventuali anomalie e con il cosiddetto giudizio prognostico, in altre parole con una conclusione che richieda un eventuale provvedimento di scioglimento o di commissariamento dell’amministrazione con sospensione dei poteri di sindaco e giunta o consiglio o invece un’archiviazione del procedimento. La discrezionalità è relativa, l’articolo 143 del testo unico degli enti locali parla chiaro. Per arrivare allo scioglimento dovranno “emergere concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori, ovvero forme di condizionamento tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l'imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.

Tempi standard previsti tre mesi, prorogabili (una sola volta) di altri tre mesi. A questo punto la palla passerà al prefetto chiamato a sua volta a valutare il lavoro dei commissari e ad esprimere la sua richiesta al ministro dell’Interno entro 45 giorni. E (sempre che non sia ritenuta necessaria la proroga di tre mesi) siamo già alla metà di agosto. Piantedosi avrà ancora altri tre mesi di tempo per tirare le conclusioni. Se dovesse decidere per lo scioglimento dovrà prima chiedere il “conforto” del consiglio dei ministri e poi inoltrare la richiesta al presidente della Repubblica indicando nella sua relazione non solo le anomalie riscontrate e i provvedimenti per rimuoverne gli effetti ma anche gli amministratori ritenuti responsabili. Bene che vada dunque, al Palazzo di città conosceranno il destino dell’amministrazione in autunno inoltrato. Quando, se non ci saranno sorprese, a Bari ci sarà un nuovo sindaco, una nuova giunta e un nuovo consiglio.

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