Toghe | Nordio, il Guardasigilli dei test anti toghe, merita “zero” per i quiz fantasma senza testo
di Liana MilellaTroppi spritz (lo ha ammesso lui stesso, in un’intervista al Corriere, che non può rinunciarci). Troppe citazioni. Ossessive e ripetitive. Soprattutto quelle in latino. Troppi rinvii, e tempi troppo lunghi. Troppe idiosincrasie (i giornalisti vanno bene solo se non fanno domande impegnative, anzi, se non le fanno proprio). Lui ama il giornalismo “domestico”. E poi troppa lentezza. Se l’efficienza della giustizia si dovesse misurare con il termometro Nordio i processi non finirebbero mai, perché con lui è tutto un rinvio. Per fortuna delle toghe, in verità.
Ma il lentissimo Nordio ha cambiato registro proprio con i test psico-attitudinali. Che difende sul suo house organ, il quotidiano romano il Messaggero, di cui era editorialista per la giustizia prima di diventare Guardasigilli. Una buona ragione per consigliargli di tenere, proprio con quel quotidiano, un atteggiamento distaccato. Ma tant’è. Bisogna pur sopravvivere, soprattutto quando la poltrona traballa (e questo spiega la propa…
Troppi spritz (lo ha ammesso lui stesso, in un’intervista al Corriere, che non può rinunciarci). Troppe citazioni. Ossessive e ripetitive. Soprattutto quelle in latino. Troppi rinvii, e tempi troppo lunghi. Troppe idiosincrasie (i giornalisti vanno bene solo se non fanno domande impegnative, anzi, se non le fanno proprio). Lui ama il giornalismo “domestico”. E poi troppa lentezza. Se l’efficienza della giustizia si dovesse misurare con il termometro Nordio i processi non finirebbero mai, perché con lui è tutto un rinvio. Per fortuna delle toghe, in verità.
Ma il lentissimo Nordio ha cambiato registro proprio con i test psico-attitudinali. Che difende sul suo house organ, il quotidiano romano il Messaggero, di cui era editorialista per la giustizia prima di diventare Guardasigilli. Una buona ragione per consigliargli di tenere, proprio con quel quotidiano, un atteggiamento distaccato. Ma tant’è. Bisogna pur sopravvivere, soprattutto quando la poltrona traballa (e questo spiega la propaganda sui test). Perché perfino Meloni, la sua sponsor, è stanca della sua lentezza, dei suoi weekend a Treviso, della sua sostanziale assenza in Parlamento per mettere la faccia sulle sue proposte, dove invece spadroneggiano i suoi litigiosi sottosegretari Sisto, Delmastro, Ostellari, uno per ogni partito della maggioranza. Sulla soglia dei trenta suicidi in carcere in un anno Nordio mette la mano al portafoglio e vuole cavarsela con 5 milioni di euro che, come dicono gli esperti, servono al massimo per 4 ore di terapia al mese...
Ma stavolta, nel nostro Toghe, è di scena l’ultima “creatura” di Nordio, i test, il cui “presunto” testo è uscito ieri, sabato 6 aprile, sulla Gazzetta ufficiale, proprio nella stessa giornata in cui le toghe dell’Anm, pur umiliate e furibonde, hanno deciso di rinviare a un prossimo futuro - magari quando Nordio presenterà il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere - un eventuale sciopero.
E la sorpresa è grande nel leggere questo articolo sui concorsi e sui test perché è pieno di…nulla. Se ne meraviglia, ma non si stupisce più di tanto, il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, perché quello che temeva si è avverato, un testo “vuoto”, che sarà il Csm del vice presidente Fabio Pinelli, noto avvocato in quota Lega, a dover riempire. Con i laici di centrodestra che già scalpitano.
Quando il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano chiese i test durante un consiglio dei ministri, Nordio disse di no. Poi è stato costretto a piegare la testa e dire di sì. Anzi, ne è diventato il paladino. “Anch’io ho fatto il Minnesota 40 anni fa” dichiara ai giornalisti. Adesso, da ex toga, dice che gli italiani “non si fidano dei magistrati”, cioè sottoscrive un giudizio generico che si basa su un sondaggio per giunta mal interpretato e a cui si sono sottoposti 4mila italiani. Di cui il 37% dice sì ai test, il 22% li vuole anche per i politici, il 16% chiede la responsabilità civile, il 23% li boccia. Dunque, non c’è nessuna maggioranza degli italiani favorevole ai test. Peccato che un titolo reciti “con noi due italiani su tre non si fidano delle toghe”. Cioè Nordio, che si vanta di aver portato addosso la toga per 40 anni e di sentirsela ancora sulla pelle, conferma la peggiore vulgata del centrodestra, e dà voce ai nemici dei giudici, cioè a chi vuole l’Italia in versione Far West.
Ci si sarebbe aspettati, il giorno dopo il varo dei test, le dimissioni in massa di tutte le toghe che lavorano in via Arenula, visto che gli italiani non si fidano di loro, e quindi tantomeno dovrebbe fidarsi Nordio visto che non hanno fatto i test. A meno che non li abbiano fatti prima di passare alle sue dipendenze, senza dirlo agli italiani. Ma tant’è. Nordio dice e si contraddice, e non è la prima volta.
Bene, su questo sfondo ecco “il testo dei test”. Che più vago di così non potrebbe essere. Leggiamolo assieme. Dice quello che un “appuntino”, diffuso dalla stessa via Arenula subito dopo il consiglio dei ministri già conteneva e c’è da chiedersi perché se lo siano tenuto per due settimane. Dopo la prova scritta, il test “psico-attitudinale è diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria come individuate dal Csm con propria delibera”. La “valutazione di idoneità psico-attitudinale” viene messa sullo stesso piano della conoscenza di una lingua straniera.
Ma non basta, siamo al paragrafo successivo: “Terminata la valutazione degli elaborati scritti, i candidati ammessi alla prova orale, esclusivamente ai fini dello svolgimento del colloquio psico-attitudinale, sostengono i test individuati dal Csm, per le medesime finalità, nel rispetto delle linee guida e degli standard internazionali di psicometria”. Ovviamente discuteremo a lungo di quali siano questi standard. Ma leggiamo ancora: “Il colloquio psico-attitudinale, diretto dal presidente della seduta con l’ausilio dell’esperto psicologo nominato, si svolge dinanzi alla commissione o alla sottocommissione competente per la prova orale, cui è rimessa la valutazione anche dell’idoneità psico-attitudinale”.
Vedremo cosa ne penseranno psicologi e psicanalisti. Ma è assurdo ipotizzare che nella stessa prova orale, che ovviamente verte strettamente sul diritto e in cui il candidato è già sotto stress per lo sforzo di ricordare dati puramente mnemonici, il malcapitato, che vuole fare il magistrato da grande, venga sottoposto in queste condizioni anche a un test psico-attitudinale. Messa così sembra veramente una bestialità. Seguono dettagli su come sarà scelto il docente di materie psicologiche che andrà a far parte della commissione d’esame. Dove l’ultima parola non spetta allo psicologo, ma al presidente della commissione del concorso, cioè un magistrato. Stiamo parlando di un numero enorme di candidati, tutti quelli selezionati per l’orale, che in queste condizioni dovranno affrontare anche i test.
E la norma è finita qui. Una riforma epocale diventa un piccolo capitolo di un decreto legislativo, che porta il nome di un altro ministro e cioè quello di Marta Cartabia, con regole che non sono state discusse in Parlamento, dove anche per cambiare le norme sugli animali si fanno numerose audizioni. Ma evidentemente Nordio, che disprezza i suoi ex colleghi che non l’hanno mai amato dandogli peraltro dello scansafatiche, vuole punirli fino in fondo trattandoli peggio degli animali. Una norma in cui l’eccesso di delega del governo è mastodontico. Destinata a cadere davanti alla scure della Consulta. Sempre che non diventi tutta di centrodestra anche quella.