Tra salsicce e amarcord la Lega si aggrappa ai fasti del passato
di Matteo PucciarelliBUSTO ARSIZIO (Varese) — Al museo del tessile di Busto Arsizio — la chiamavano la Manchester d’Italia — c’è anche anche Umberto Bossi a festeggiare i 40 anni dalla fondazione della Lega Lombarda. Ma non è il senatur, è un bambino di tre anni con la polo verde che dorme abbracciato al papà, un militante leghista del territorio, Flavio Bossi, che non per caso ha chiamato così il figlio. Il fondatore speravano che ci fosse, ma la salute è quel che è.
Ci sono il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, il senatore Stefano Candiani, l’ex ministro Francesco Speroni (e il genero Marco Reguzzoni, oggi candidato con Forza Italia, fu capogruppo del Carroccio alla Camera). E Giancarlo Giorgetti? Viene, non viene, fino all’ultimo lo aspettano, alla fine il ministro dell’Economia, nome tutelare nordista ma sempre attento a non esporsi troppo, tira il pacco. La scusa per rincontrarsi tutti è la presentazione del libro Il volo padano del giornal…
BUSTO ARSIZIO (Varese) — Al museo del tessile di Busto Arsizio — la chiamavano la Manchester d’Italia — c’è anche anche Umberto Bossi a festeggiare i 40 anni dalla fondazione della Lega Lombarda. Ma non è il senatur, è un bambino di tre anni con la polo verde che dorme abbracciato al papà, un militante leghista del territorio, Flavio Bossi, che non per caso ha chiamato così il figlio. Il fondatore speravano che ci fosse, ma la salute è quel che è.
Ci sono il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, il senatore Stefano Candiani, l’ex ministro Francesco Speroni (e il genero Marco Reguzzoni, oggi candidato con Forza Italia, fu capogruppo del Carroccio alla Camera). E Giancarlo Giorgetti? Viene, non viene, fino all’ultimo lo aspettano, alla fine il ministro dell’Economia, nome tutelare nordista ma sempre attento a non esporsi troppo, tira il pacco. La scusa per rincontrarsi tutti è la presentazione del libro Il volo padano del giornalista Marco Linari, centrato sulla vita politica di Speroni e quindi del Carroccio. Perché «le radici profonde devono restare ben salde nel terreno», dice l’eurodeputata uscente Isabella Tovaglieri. Il salone è pieno, i capelli bianchi sono la stragrande maggioranza, il futuro incerto. E così la giornata amarcord dedicata alle origini, dall’atto notarile della prima associazione — c’è anche la notaia che lo siglò, una professionista di origini siciliane, Franca Bellorini — alla tessera iniziale con su scritto vus da popul, vus da tücc, voce del popolo, voce di tutti, è l’occasione per annunciare il via della stagione congressuale lumbard, con Romeo che correrà per una delle cariche più importanti del partito, appunto la guida della Lega Lombarda. L’ultima volta che accadde era il 2015, se ci sarà un avversario non si sa. A direi il vero neanche si sa quando si terrà questo benedetto congresso. «Lo sappiamo tutti che c’è un dibattito in corso all’interno del partito tra chi preserva l’anima storica e chi ha abbracciato il corso nazionalista — ammette Romeo — sono tra quelli che ha appoggiato la svolta di Matteo Salvini ma non possiamo dimenticarci la nostra identità e le nostre origini. Si può benissimo sventolare la bandiera del nord senza andare contro alla linea nazionale».
Lo slogan “sono lombardo — voto lombardo”, «è ancora attuale, non possiamo dimenticare le nostre battaglie storiche, il territorio, la nostra identità. Il tessuto produttivo del Nord ha perso capacità di spesa molto più che in altre parti del Paese e la locomotiva del Paese ha bisogno di un rilancio», chiosa il capogruppo a Palazzo Madama. «Non c’è una Lega di Bossi e una di Salvini, questo semmai è l’auspicio dei nostri avversari...», fa il democristiano Fontana. Fuori dalla sala si confabula parecchio sulle Europee, com’è ovvio. Quanto prenderà la Lega, quanto serve a Salvini per mantenere saldo il comando. C’è chi dice l’8, c’è chi si accontenta del 7 per cento. E il candidato generale Roberto Vannacci? «Beh da quello che ho capito ci sarà, forse non nella circoscrizione Isole, vediamo», commenta il segretario varesino e sindaco di Gallarate, Andrea Cassani. Di fan sfegatati il militare qui non ne ha, la base porterà i propri, dopodiché si ha ben chiaro che forse le sue preferenze che arrivano da fuori possono far comodo.
Tutti parlano dell’autonomia, forse arriverà in aula in Parlamento a fine maggio, come la terra promessa ormai a vista d’occhio. Manca poco, ci siamo quasi, per quella va bene anche buttar giù il Ponte sullo Stretto. Scatta l’applauso generale quando mostrano una foto, a conclusione di evento: Speroni in servizio alle cucine con il grembiule Padania libera che porta il piatto con una salamella a Salvini a una festa di partito di pochi anni fa, proprio qui fuori dal museo, ed è una salsiccia a forma di Italia. Però spezzata in due. Entrambi sorridono felici e divertiti. La Padania, per l’appunto: non c’è più, probabilmente non è mai esistita, ma qui in fondo rimane l’ideale che tutto muove.