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Ddl sequestro smartphone, via libera al Senato. L’opposizione si divide, no di M5S, Pd astenuto

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (ansa)
La nuova norma prevede un iter complesso che coinvolge il gip. Il pentastellato Scarpinato, ex pm: “Ci sarà la paralisi in ogni piccolo tribunale”. Lo attacca Renzi, che chiama in causa anche i dem
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ROMA - Via libera al Senato alle nuove norme sul sequestro degli smartphone - richiesta del pm, ma via libera obbligatoria del gip - con una novità politica. Si dividono, al momento del voto, le opposizioni, Pd e M5S. Perché, dopo interventi durissimi dell’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato, M5S vota contro la norma proposta dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che ha pure l’imprinting del Guardasigilli Carlo Nordio, all’insegna della reiterata battuta “oggi negli smartphone c’è una vita”. Mentre, pur dopo molte contestazioni nel merito del provvedimento, il Pd conferma l’astensione che aveva già espresso in commissione. Un segnale, per il senatore del Pd Walter Verini, per “un possibile miglioramento del testo alla Camera”.

Rispetto ai 141 senatori presenti ai voti finisce con 89 favorevoli, tutta la maggioranza allargata a Italia viva, con gli “ola” di Ivan Scalfarotto e lo stesso Renzi. I contrari sono 18, tutta la pattuglia di M5S, che contemporaneamente attacca il …

ROMA - Via libera al Senato alle nuove norme sul sequestro degli smartphone - richiesta del pm, ma via libera obbligatoria del gip - con una novità politica. Si dividono, al momento del voto, le opposizioni, Pd e M5S. Perché, dopo interventi durissimi dell’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato, M5S vota contro la norma proposta dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che ha pure l’imprinting del Guardasigilli Carlo Nordio, all’insegna della reiterata battuta “oggi negli smartphone c’è una vita”. Mentre, pur dopo molte contestazioni nel merito del provvedimento, il Pd conferma l’astensione che aveva già espresso in commissione. Un segnale, per il senatore del Pd Walter Verini, per “un possibile miglioramento del testo alla Camera”.

Rispetto ai 141 senatori presenti ai voti finisce con 89 favorevoli, tutta la maggioranza allargata a Italia viva, con gli “ola” di Ivan Scalfarotto e lo stesso Renzi. I contrari sono 18, tutta la pattuglia di M5S, che contemporaneamente attacca il governo in commissione Giustizia anche sui solo 45 giorni consentiti per le intercettazioni. Gli astenuti sono 34, i senatori del Pd.

La “battaglia” sugli smartphone a palazzo Madama è durata complessivamente poche ore, tra ieri sera e oggi. A motivare il provvedimento è stato Zanettin che, con la leghista Giulia Bongiorno, aveva già presentato il ddl a luglio dell’anno scorso. E sul quale è “saltato” Nordio che ha ampliato il testo, complicandolo non poco. Zanettin ne parla come di un “caposaldo garantista a tutela della privacy”. Un’idea condivisa nei fatti anche dalle opposizioni, e cioè quella di uno smartphone che ormai non è più solo un telefono cellulare per parlare, ma un mezzo su cui di fatto “viaggia” un’intera vita. Da qui, per Zanettin, la “tutela della privacy, un diritto primario di rango costituzionale”. Perché nel telefonino “c’è non solo la propria vita privata, ma anche quella dei terzi, per cui sequestrarlo vuol dire fare i conti anche con la vita privata degli altri”. E “per questo serve una disciplina ad hoc con le stesse regole delle intercettazioni”. Da qui “un contraddittorio tra le parti per decidere cosa sia penalmente rilevante e cosa no, e che non deve finire nelle pagine dei giornali”.

L’iter previsto per il sequestro

Nasce così il nuovo articolo 254ter del codice di procedura penale che prevede una strada molto complessa, con il pm che in tempi strettissimi chiede al gip l’autorizzazione al sequestro, segue la procedura per copiare il contenuto, e qui cominciano i distinguo sui tempi, il contraddittorio con la parte, la restituzione. Zanettin racconta il suo caso personale, e cioè le sue chat con l’ex pm nonché componente del Csm Luca Palamara, quando anche Zanettin lo era come laico forzista. “Chat senza rilevanza né penale, né disciplinare, né gossippara, ma tuttora pubbliche sui giornali” dice l’attuale capogruppo di Fi al Senato. “Rispetto al mio caso, è andata molto peggio per altri magistrati, perché pur irrilevanti sotto profilo disciplinare e penale, le chat li hanno esposti alla gogna mediatica. Dovevano rimanere segrete ed è stato un abuso divulgarle, con la mia legge ci sarà un freno a scempi di questa natura”. Un “ddl urgente e tardivo - secondo Zanettin - perché già la sentenza 170 della Consulta e altre sentenze della Cassazione contenevano gli stessi principi”.

I distinguo dell’opposizione

Ecco, queste sono le ragioni della maggioranza. Che in realtà non trovano un’opposizione preconcetta di per sé, neppure da parte di M5S. Come spiega in molto interventi lo stesso Scarpinato, il quale però critica aspramente l’esito finale del disegno di legge che, a suo avviso, ha due vizi di fondo, affidare ai gip il via libera, con una procedura complessa, e soprattutto a magistrati in numero scarso e con il rischio di incompatibilità successive a tappeto, soprattutto nei piccoli tribunali. Non solo. Le regole stringenti si allargano per le mafie, ma non per la corruzione, con l’effetto di privilegiare “ancora una volta” i colletti bianchi che commettono reati.

Ma sentiamo lo stesso Scarpinato: “Tutti concordano che il pm non può più sequestrare da solo lo smartphone (tant’è che noi stessi avevamo presentato un anno fa un ddl), serve l’ok del giudice, ma la maggioranza ha debordato prevedendo questo anche per i documenti che non rientrano nella corrispondenza, come quelli bancari, le ricevute, quindi ben oltre l’articolo 15 Costituzione”. Scarpinato già prevede “la paralisi in ogni piccolo tribunale per cui non ci saranno più giudici per i collegi”. E conclude così: “È un caso di inefficienza programmata, che mette sabbia negli ingranaggi della macchina della giustizia, perché diventa obbligatorio il parere del giudice anche per sequestrare una pen drive oppure per una fattura”. Per conclude così: ”Una Caporetto della legalità, con procedure farraginose e senza copertura costituzionale”.

Qui scatta l’attacco di Matteo Renzi contro Scarpinato. “Provo un senso di disappunto quando un membro del Senato, un ex pm, si permette di parlare di garanzie costituzionali dei cittadini che chiama “malintenzionati”, anche se non è stata provata ancora l’effettiva commissione di un reato”. Renzi si “stupisce del silenzio Pd”. Mentre lo stesso Scarpinato gli replica “da pm ho avuto a che fare con dei malintenzionati”.

Un Pd che invece, con Walter Verini, esprime solidarietà a Scarpinato contro Renzi. “Anche io - dice Verini - ho polemizzato con pm super protagonisti, ma ci sono tanti pm che hanno passato la vita a lottare contro la mafia, e tra questi c’è Scarpinato, e lo dico a Renzi, perché serve rispetto per chi lo ha fatto per tutti noi”. Un Verini che annuncia l’astensione del Pd e ne spiega le ragioni: “Questa poteva essere l’occasione per un lavoro comune e per convergenze larghe, c’era il testo Zanettin-Bongiorno, il ddl Scarpinato, tutti testi condivisibili, invece la maggioranza ha respinto tutti gli emendamenti e ha fatto un pasticcio”.

E Verini spiega le ragioni dell’astensione del Pd: “Il rischio reale adesso è quello di rendere le indagini più complicate, un labirinto, con decisioni impugnabili due volte e in Cassazione, difficoltà degli investigatori e non dei vantaggi, con uno scarico di lavoro sui gip, che per giunta in futuro diventeranno un collegio di giudici”. Come non bastasse, ed è l’aspetto più grave, c’è la mancata deroga sui reati di corruzione. E quindi? “Siamo stati tentati di votare contro per via del pasticcio, ma magari alla Camera ci potrà essere un ripensamento”. Di qui il voto di astensione con la speranza di riaprire la partita a Montecitorio.

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