“Nomine di favore al Ppe”: riunione di fuoco in Commissione Ue, von der Leyen finisce sotto processo
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - «Non è una questione di procedure, ma di collegialità politica». L’attacco è stato durissimo. Contro Ursula von der Leyen. Critiche esplicite mosse durante la riunione della Commissione che si è svolta ieri mattina. E a muoverle sono stati due commissari di peso: l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, e il titolare del Mercato interno, Thierry Breton. Il primo socialista e il secondo liberale.
Non capita spesso una discussione così accesa durante le sedute ufficiali dell’esecutivo europeo. Ma ieri i colpi non sono mancati. Con tutti i commissari del Ppe, dal greco Schinas all’austriaco Hahn, schierati in difesa della presidente della Commissione.
Due gli oggetti della lite. Il cosiddetto “caso Markus Pieper”, l’europarlamentare popolare tedesco nominato proprio in questi giorni rappresentante speciale della Commissione per le piccole e medie imprese; e poi l’idea di istituire un inviato speciale per la “Sicurezza e la Difesa”.
Sul primo punto era stata già resa nota una …
BRUXELLES - «Non è una questione di procedure, ma di collegialità politica». L’attacco è stato durissimo. Contro Ursula von der Leyen. Critiche esplicite mosse durante la riunione della Commissione che si è svolta ieri mattina. E a muoverle sono stati due commissari di peso: l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, e il titolare del Mercato interno, Thierry Breton. Il primo socialista e il secondo liberale.
Non capita spesso una discussione così accesa durante le sedute ufficiali dell’esecutivo europeo. Ma ieri i colpi non sono mancati. Con tutti i commissari del Ppe, dal greco Schinas all’austriaco Hahn, schierati in difesa della presidente della Commissione.
Due gli oggetti della lite. Il cosiddetto “caso Markus Pieper”, l’europarlamentare popolare tedesco nominato proprio in questi giorni rappresentante speciale della Commissione per le piccole e medie imprese; e poi l’idea di istituire un inviato speciale per la “Sicurezza e la Difesa”.
Sul primo punto era stata già resa nota una lettera di protesta di quattro Commissari, i due che ieri si sono lamentati, insieme all’italiano Paolo Gentiloni e al lussemburghese, Nicolas Schmit, spitzenkandidat (candidato alla presidenza della Commissione) del Pse. Questi ultimi due non hanno partecipato alla riunione collegiale di ieri ma hanno delegato gli altri due colleghi a esprimere per loro conto la protesta.
È così accaduto che Borrell è andato dritto per dritto sulla possibile nomina di un rappresentante speciale per la sicurezza e la difesa. L’esponente spagnolo non solo ha contestato che quelle materie rientrano nel suo portafoglio ma anche che von der Leyen ha avanzato la proposta senza consultare né lui né il collegio. Il francese, invece, se l’è presa con la vicenda Pieper. L’accusa è chiara: si tratta di una nomina di parte. Una lottizzazione a favore del Ppe e della Cdu tedesca. Effettuata alla fine del mandato della Commissione. Non solo. Questa vicenda è stata sollevata anche nel Parlamento europeo perché i risultati del test sostenuto da Pieper sarebbero stati inferiori a quelli di altri due candidati. Insomma Breton ha alzato il suo dito indice contro la presidente della commissione sottolineando il “favoritismo” adottato in questa nomina.
Von der Leyen si è difesa sostenendo di aver seguito alla lettera tutte le procedure e di non aver violato nessuna regola e nemmeno la collegialità della Commissione. In suo soccorso sono intervenuti quasi tutti i commissari espressione del Ppe. Alla fine il vicepresidente della Commissione, lo slovacco Maros Sefcovic, ha ammesso lo scontro. E proprio per il suo ruolo istituzionale di ”vice”, pur essendo socialista, ha cercato di ridimensionare l’accaduto. «Sono stato responsabile per cinque anni delle risorse umane e quindi so quanto sia importante seguire le regole e come rispettare il processo - ha osservato -. Tutto ciò è stato fatto anche in questo caso». «Ogni membro del collegio - ha aggiunto - ha il diritto di sollevare qualsiasi punto alla voce varie ed eventuali e abbiamo avuto la discussione delle nomine dei funzionari di alto livello».
Ma è evidente che anche Sefcovic si è limitato a difendere la procedura burocratica, non la scelta politica. Anche perché la discussione rientra nello scontro elettorale ed una conseguenza della ricandidatura di von der Leyen. La spaccatura dentro l’esecutivo europeo rischia di indebolire ulteriormente l’attuale presidente. Ormai si discute apertamente di candidature alternative: in particolare quelle di Draghi e Metsola. Dopo questi bracci di ferro sarà più difficile per i socialisti accettare un suo bis. E il voto del Pse nel Parlamento europeo sarà comunque determinante.