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Analisi Istituto Cattaneo: il centrodestra diviso in Europa non è in grado di governare

Nell’arco della legislatura le votazioni all'Eurocamera di Ppe, Ecr e Id hanno quasi sempre preso direzioni opposte
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Una maggioranza di centrodestra a Strasburgo, che rifletta in toto il modello italiano, è destinata a rimanere nei proclami di Matteo Salvini e nei moniti che il segretario leghista riserva sempre più spesso a Giorgia Meloni. Il timore è che la premier possa far traslocare i conservatori dell’Ecr - famiglia in Europa di FdI - nella grande coalizione che finora ha governato l’Ue, rompendo l’asse d'opposizione con i sovranisti di Identità e democrazia (il gruppo della Lega e Rassemblement National) e regalando quest’ultimi ai margini dell’emiciclo.

Del resto, sondaggi alla mano, le chance che dalle urne dell’8 e del 9 giugno possa emergere una maggioranza tra i popolari del Ppe (alleati di Forza Italia), i conservatori e i sovranisti, sono ormai ridotte al minimo. E anche se ci fossero, a dividere i tre gruppi rimarrebbero parecchie questioni politiche difficilmente aggirabili. Uno studio dell’Istituto Cattaneo mostra come nell’arco della legislatura le votazioni all'Eurocamera di Ppe, …

Una maggioranza di centrodestra a Strasburgo, che rifletta in toto il modello italiano, è destinata a rimanere nei proclami di Matteo Salvini e nei moniti che il segretario leghista riserva sempre più spesso a Giorgia Meloni. Il timore è che la premier possa far traslocare i conservatori dell’Ecr - famiglia in Europa di FdI - nella grande coalizione che finora ha governato l’Ue, rompendo l’asse d'opposizione con i sovranisti di Identità e democrazia (il gruppo della Lega e Rassemblement National) e regalando quest’ultimi ai margini dell’emiciclo.

Del resto, sondaggi alla mano, le chance che dalle urne dell’8 e del 9 giugno possa emergere una maggioranza tra i popolari del Ppe (alleati di Forza Italia), i conservatori e i sovranisti, sono ormai ridotte al minimo. E anche se ci fossero, a dividere i tre gruppi rimarrebbero parecchie questioni politiche difficilmente aggirabili. Uno studio dell’Istituto Cattaneo mostra come nell’arco della legislatura le votazioni all'Eurocamera di Ppe, Ecr e Id abbiano quasi sempre preso direzioni opposte. Tanto da spingere l'Istituto a parlare dell’ipotesi, a più riprese auspicata da Salvini, come di “un discorso totalmente infondato”, in quanto - si legge - presupporrebbe "un’omogeneità di posizioni" tra i tre gruppi "che non ha alcun riscontro nella realtà”.

Attualmente, infatti, il maggior tasso di omogeneità nelle votazioni si ha tra i partiti che compongono la coalizione che ora governa l’Ue: rispetto alle posizioni dei popolari - baricentro di qualsiasi prossima coalizione - i partiti più vicini risultano essere i liberali e i socialisti. Le maggiori convergenze si verificano su temi legati alla cultura e all’educazione, ma anche sugli affari economici e sulla concorrenza.

Va segnalato, però, come anche l’Ecr di Meloni non si smarchi troppo dalle scelte prese dagli alleati di Forza Italia. Per dire: su agricoltura, pesca e trasporti i popolari votano in maniera più conforme con i conservatori che con i socialisti. Anche su ambiente e politica estera non si registrano particolari distanze; complici nel primo caso l'avversione verso le politiche green e nel secondo la posizione pro-Ucraina che riesce a tenere insieme un fronte eterogeneo, eccezion fatta per i sovranisti dal tandem Salvini-Le Pen.

Il partito più distante dal Ppe è proprio il gruppo Identità e democrazia. Persino la sinistra-sinistra conta meno voti difformi con i popolari. Il rischio esclusione, per Salvini, è più che concreto, dunque. Pesano anche i rapporti tra gli alleati del segretario leghista e i partiti popolari sparsi per l’Ue. In Germania, ad esempio, l’estremismo dell’Afd è visto malissimo dai cristiano-democratici della Cdu. Tanto da aver spinto lo stesso Salvini a non invitare gli ‘amici’ tedeschi alla convention sovranista organizzata a Roma a fine marzo. Certo è che lo scoglio più grande rimangono i numeri: secondo i sondaggi, la riedizione dell’attuale coalizione avrebbe vita facile, il ‘modello italiano’ morirebbe ancor prima di nascere.

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