Il ritorno di Leoluca Orlando: “La politica non si lascia. Alle europee con i Verdi-Sinistra. Il Pd un circolo di capicorrente”
di Giovanna CasadioROMA – “Come andrà? Penso che andrà bene, in ogni caso avrò fatto una buona battaglia”. Leoluca Orlando, il cinque volte ex sindaco di Palermo, il politico del Rinascimento palermitano e della lotta alla mafia, 76 anni e una gran voglia di rimettersi in corsa, è pronto per le europee. Capolista nella circoscrizione Isole per la sinistra e i Verdi, ha presentato la sua candidatura alla stampa estera con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Racconta che quando ha sciolto la riserva e deciso di scendere in campo ha chiamato Nichi Vendola: “E Nichi si è commosso”. Ha lasciato il Pd, a cui si era iscritto da qualche anno, perché “è un circolo di capicorrente, più interessati a eleggere i propri invece che a fare crescere il partito”.
Leoluca Orlando, la passione per la politica non la abbandona?
“Sto proprio bene. Gli amici che ho sondato prima di decidere, mi hanno detto tutti: sei coraggioso e coerente. Ora lasciamo perdere ‘coraggioso’, ma sono fiero di essere coerente”.
Si rimette in gi…
ROMA – “Come andrà? Penso che andrà bene, in ogni caso avrò fatto una buona battaglia”. Leoluca Orlando, il cinque volte ex sindaco di Palermo, il politico del Rinascimento palermitano e della lotta alla mafia, 76 anni e una gran voglia di rimettersi in corsa, è pronto per le europee. Capolista nella circoscrizione Isole per la sinistra e i Verdi, ha presentato la sua candidatura alla stampa estera con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Racconta che quando ha sciolto la riserva e deciso di scendere in campo ha chiamato Nichi Vendola: “E Nichi si è commosso”. Ha lasciato il Pd, a cui si era iscritto da qualche anno, perché “è un circolo di capicorrente, più interessati a eleggere i propri invece che a fare crescere il partito”.
Leoluca Orlando, la passione per la politica non la abbandona?
“Sto proprio bene. Gli amici che ho sondato prima di decidere, mi hanno detto tutti: sei coraggioso e coerente. Ora lasciamo perdere ‘coraggioso’, ma sono fiero di essere coerente”.
Si rimette in gioco?
“La politica non si lascia. La considero la vita. E poi le nostre storie sono le nostre stelle. Io farò il massimo di sforzo possibile per costruire una alternativa a questa destra sovranista che non è solo di cultura fascista ma fa scelte fasciste in contrasto con la nostra Costituzione”.
Cosa teme?
“Temo che il prossimo Parlamento europeo dovrà affrontare il rischio grossissimo di una saldatura tra la la struttura burocratica di Bruxelles e le forze sovraniste. Altro che Pnrr, sostegno per il Covid, giustizia ambientale e sociale. Sono stato all’europarlamento dal 1994 al 1999 ed ero nel gruppo dei Verdi. Feci allora il relatore di un Act Plan di contrasto alla criminalità, che estendeva in Europa l’esperienze di contrasto alla mafia. Fu votato da tutte le forze politiche, ma si astenne il gruppo italiano del Ppe, cioè Forza Italia”.
Lei perché si è candidato?
“Il punto è: possiamo continuare ancora ad accettare le morti del Mediterraneo, le morti di Gaza, le morti sul lavoro? Mi batterò contro tutto questo. Sia chiaro condanno, condanno, condanno tre volte il governo di Hamas, ma la reazione di Netanyahu ha provocato una strage. Inoltre con molto meno del 2% del Pil che investiamo in armamenti, potremmo rafforzare le politiche di cooperazione e dare un contributo a un mondo libero dalla paura. La pace è la libertà dalla paura. La Fondazione Roosevelt e il re d’Olanda nel 2020 mi hanno assegnato il premio “libertà dalla paura”, perché il Mediterraneo sia un mare libero dalla paura”.
Perché ha scelto la sinistra-Verdi? Non era del Pd?
“Non voglio fare polemica con il Pd, ma ribadire con intransigenza la coerenza ai valori di pace, giustizia ambientale e sociale che nel Pd sono soffocati da logiche di appartenenza e da un Parlamento di nominati dai capicorrente. Nelle elezioni europee i capicorrente, così come sorelle e cognati, possono essere sconfitti. Quando ho detto a Nichi Vendola che avevo accettato di candidarmi, si è commosso”.
Eppure, dopo tante iniziative politiche e militanza, dalla Rete a Italia dei valori, i Dem sembravano il suo approdo.
“Lo sa che nel 1997 depositai il logo Partito democratico? E quando nel 2007 Walter Veltroni fondò il Pd gli dissi: non ti faccio causa per il copyright perché c’è chi semina e c’è chi raccoglie. Ma quando ho parlato con Elly Schlein della mia candidatura nelle settimane passate, ho chiarito che non avevo correnti di riferimento. Oggi il Pd è un circolo di capicorrente più interessati a eleggere i propri, invece che fare crescere il partito”.
Crede di avere ancora popolarità e un buon seguito? Non ha paura di perdere?
“Per vincere c’è un solo modo: non avere paura di perdere. Farò sentire e rivivere una visione e un progetto che non devono essere archiviati”.