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Hanno tutti ragione | Molte di meno, il Ramadan queer e la differenza tra Carmela e Aisha

La polemica sulla preghiera in gabbia delle donne islamiche. Quel che è medievale se cattolico, diventa "identità" se esotico
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Questo è il numero di venerdì 12 aprile 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

Non basterebbe una canzone di Giorgio Gaber per venire a capo della questione: perché è di sinistra scagliarsi contro un prete che contesta il diritto all’aborto mentre è considerato di destra puntare il dito sulla segregazione delle donne durante le preghiere islamiche? Possibile che nella libera battaglia delle idee un atto di discriminazione sia giudicato retrivo e inaccettabile se compiuto da occidentali e diventi invece relativo e tollerabile se avviene nell’ambito di un’altra cultura?

La foto delle donne recintate in piazza a Roma durante la celebrazione della fine del Ramadan è finita nei titoli di prima pagina di molti giornali di destra, dove si innesta su anni di campagne xenofobe e anti-migranti. Per il resto, silenzio. Onestamente: se all’Angelus del Papa le fedeli fossero confinate in fondo a piazza San Pietro, in un’area…

Questo è il numero di venerdì 12 aprile 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui.

Non basterebbe una canzone di Giorgio Gaber per venire a capo della questione: perché è di sinistra scagliarsi contro un prete che contesta il diritto all’aborto mentre è considerato di destra puntare il dito sulla segregazione delle donne durante le preghiere islamiche? Possibile che nella libera battaglia delle idee un atto di discriminazione sia giudicato retrivo e inaccettabile se compiuto da occidentali e diventi invece relativo e tollerabile se avviene nell’ambito di un’altra cultura?

La foto delle donne recintate in piazza a Roma durante la celebrazione della fine del Ramadan è finita nei titoli di prima pagina di molti giornali di destra, dove si innesta su anni di campagne xenofobe e anti-migranti. Per il resto, silenzio. Onestamente: se all’Angelus del Papa le fedeli fossero confinate in fondo a piazza San Pietro, in un’area transennata solo per loro, chi ha taciuto sulle islamiche recintate farebbe altrettanto? Le femministe scrollerebbero le spalle dicendo: è la cultura cattolica, è la loro cultura, chiudiamola qui? Si può avanzare la domanda su questo doppio standard o si è già passibili di oltraggio all’intersezionalità? (Intersezionalità è quella visione della realtà basata sull’identificazione di una scala di privilegi al cui vertice c’è il maschio bianco etero occidentale, e più ti allontani dalla “norma” per colore della pelle, genere, etnia, orientamento sessuale, più hai titolo morale, diritto di parola e franchigia culturale).

Le religioni hanno le loro regole, che peraltro cambiano nel tempo. C’è stata un’epoca, per esempio, in cui nelle chiese cattoliche esistevano aree per i convertiti. Era prassi, forse lo è ancora in qualche paese, che alla messa della domenica maschi e femmine prendessero posto in navate opposte. Anche in moschea, non solo in piazza, le donne hanno aree separate di preghiera. Forse cambierà, forse no. Da un punto di vista laico e liberale non c’è da imporre regole a nessuno, i fedeli di ogni religione pensino e facciano ciò che vogliono, fin che non intaccano la libertà, o peggio, la vita altrui. Il punto è perché ci sono persone che si sentono legittimate a gridare al Medioevo nel caso dei cattolici e tacciono rispettose della dottrina nel caso degli islamici. Purtroppo l'esperienza insegna che non è solo disputa accademica.

Quando una donna occidentale viene stuprata o molestata, si chiede giustamente di dare credito alla voce della vittima, si denuncia la “vittimizzazione secondaria”, il tentativo cioè di addebitarle la colpa della violenza, si vivisezionano le scorie patriarcali con cui ancora oggi la violenza sessuale viene trattata sui media, nei tribunali, in Parlamento. Viceversa, se decine di donne ebree vengono brutalmente stuprate e poi uccise dagli assassini di Hamas, e il loro martirio filmato per essere mostrato sui canali della propaganda islamista, l'intransigenza si trasforma in agnosticismo, si chiede un tribunale internazionale per appurare se la cosa risponda al vero, e in quale misura, e in che numero. Quindi si allontanano dalle manifestazioni femministe di Non una di meno (parecchie di meno, a quanto pare) le donne che non vogliono chiudere gli occhi davanti alla barbarie, anche quando è ammantata della bandiera palestinese.

Nelle università si chiede la rottura di ogni forma di collaborazione con gli atenei israeliani, iniziativa discutibile in sé e per chi pure chiede con forza che Israele interrompa il massacro di civili a Gaza, però non c’è alcun problema a interagire con le università iraniane, dove la polizia morale lincia le ragazze che si rifiutano di portare il velo e i dissidenti vengono impiccati, o con quelle della Russia, nazione che uccide civili ucraini ogni giorno. Ma i civili ucraini, proprio come le donne islamiche, non godono di pari considerazione. Anzi, è pieno di voci che chiedono loro la resa: colpa vostra se morite, siete bellicisti, arrendetevi e sopravviverete.

Napoli, studenti attivisti pro-Palestina occupano il rettorato della Federico II

All’università per stranieri di Siena il Magnifico Rettore Tomaso Montanari ha deciso di sospendere le lezioni in occasione della festa di fine Ramadan, iniziativa legittima e magari pure sensata (ma pensate sempre alle reazioni da una certa area politica se un rettore decidesse di chiudere l’ateneo il giorno del Corpus Domini o dell’Ascensione). Nell’annuncio pubblico dell’iniziativa Montanari si vanta del concomitante convegno ospitato dalla sua università e dedicato alla società queer di Michela Murgia. “Una coincidenza felice”, scrive Montanari, “la queerness è la scelta di abitare sulla soglia delle identità, accettando di esprimere di volta in volta quella che si desidera”. Sotto il tweet che annunciava l’iniziativa di Siena, un utente ha scritto: “Sarei curiosissimo di vedere questa coincidenza felice tra il Ramadan e i queer. Proprio nella stessa stanza, intendo”. Curiosità condivisa. Ma in quella mentalità funziona così: se un uomo occidentale dice “Carmela, copriti”, è patriarcato; se un uomo islamico dice “Aisha, chiuditi”, è identità.

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