Cancellano Salvini dal simbolo della Lega, la vendetta dei militanti storici: “Avanti così finché non molla il partito”
di Paolo BerizziVia il nome di Matteo Salvini dal simbolo della Lega. Meglio un più identitario, territoriale e soprattutto nordico “Bérghem”. Lì, in alto a destra, in bella evidenza sulla locandina di presentazione di un incontro a cui parteciperanno il ministro Roberto Calderoli (bergamasco) e “esponenti illustri della Lega”. Che per il segretario federale Matteo Salvini non sia un periodo facile era noto; che in molti chiedano un cambio di passo e soprattutto un passo indietro del Capitano, pure. Ma che a cancellare il suo nome dal simbolo di quella che formalmente è ancora “Lega Salvini premier” ci abbiano pensato proprio in una delle storiche roccaforti leghiste, la Valle Seriana, nella Bergamasca, è una notizia.
Via il nome di Matteo Salvini dal simbolo della Lega. Meglio un più identitario, territoriale e soprattutto nordico “Bérghem”. Lì, in alto a destra, in bella evidenza sulla locandina di presentazione di un incontro a cui parteciperanno il ministro Roberto Calderoli (bergamasco) e “esponenti illustri della Lega”. Che per il segretario federale Matteo Salvini non sia un periodo facile era noto; che in molti chiedano un cambio di passo e soprattutto un passo indietro del Capitano, pure. Ma che a cancellare il suo nome dal simbolo di quella che formalmente è ancora “Lega Salvini premier” ci abbiano pensato proprio in una delle storiche roccaforti leghiste, la Valle Seriana, nella Bergamasca, è una notizia.
È tutto in calce nel manifesto dal titolo “Lega: 40 anni di grande Amore” (amore maiuscolo e in verde) con cui si sta pubblicizzando l’incontro politico in programma il prossimo 17 maggio all’Auditorium di Albino. Un incontro dal sottotitolo eloquente: “autonomia-amministrative-Europee”. E però ciò che balza subito all’occhio è proprio l’assenza del nome Salvini. Puff, via. Depennato. Basta. Nella locandina, sotto l’immagine di un Calderoli dal sorriso beffardo, si vede la grafica con lo skyline di Bergamo Alta. Nel simbolo del partito compaiono solo “Lega”, “Lega Lombarda” , “Bérghem” e l’immagine di Alberto Da Giussano. In basso, oltre al nome del ministro per gli Affari Regionali, è indicato il nome della moderatrice dell’iniziativa, Aurora Lussana, giornalista bergamasca (già direttrice di TelePadania e de La Padania, oggi si occupa di comunicazione per l’assessorato alla Famiglia di Regione Lombardia) e moglie del sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni.
Che cosa succede ad Albino? Perché “Salvini premier” è sparito dal simbolo? “La base, i militanti qui ne hanno le scatole piene – ragiona un dirigente storico leghista -. Salvini è diventato una zavorra per la Lega, ci sta portando verso la fine. Se si toglie il nome del segretario dai simboli utilizzati per gli incontri politici è chiaro che sul territorio, nella bergamasca come altrove, è stata fatta una riflessione condivisa. E di prospettiva. Finché Salvini non si deciderà a mollare ad altri la guida della Lega è molto probabile che si continui così, levando il suo nome dei simboli per le iniziative”.
Prima la rivolta in Veneto, poi in Lombardia, in particolare in Brianza e soprattutto a Monza. Ma autorevoli esponenti del Carroccio – che oggi compie 40 anni – raccontano che l’insofferenza verso il Capitano è diffusa e montante. Tanto quanto la richiesta di un cambio di leadership. E siccome Salvini, almeno per il momento, non pare intenzionato a lasciare la poltrona di segretario (recentemente in tv ha addirittura dichiarato sprezzante “dovranno aspettare ancora un po’” rivolto ai critici interni), ecco che le sezioni si organizzano per conto loro. Giocando sulla grafica, intervenendo sulle locandine. Piccoli o forse grandi segnali di un clima. Che presto potrebbe diventare pesante per il Capitano. In casa Lega aspettano le elezioni europee come una deadline politica: un probabile risultato non esaltante della Lega potrebbe costare caro a Salvini. Lo hanno detto in tanti, ultimo, su Repubblica, l’ex deputato di lungo corso Paolo Grimoldi. Della locandina “censurata”, o comunque “ritoccata”, non si sapeva ancora. Se si considera che siamo in uno dei territori che nel 2017 si sono sentiti più spiazzati, anche traditi, dalla scelta di Salvini di togliere la parola “nord” dal simbolo della Lega, il dribbling ha anche il sapore della vendetta.