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Cuperlo: “Sedi svuotate e partito in mano agli eletti. Ricostruiamo il Pd per salvarlo”

Intervista al deputato dem: “Conte non dia lezioni e dica cos’è il Movimento. È un errore puntare a demolire: lavoriamo insieme, il momento è grave”
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Roma. «Ricostruire il Partito democratico per salvarlo». Quanto scoperchiato dalle inchieste in Puglia, per Gianni Cuperlo, non è solo una storia di voti comprati e di trasformismo. È il segno di «una rimozione etica e politica» che è venuto il momento di affrontare. «Dobbiamo farlo perché il Pd oggi più che mai serve, di fronte a questa destra e alla guerra». Quanto a Conte «anziché compilare pagelle su noi, dica cos’è quel movimento. Noi siamo nella sinistra socialista europea contro le autocrazie. Decidano loro se sposare la causa giusta o restare in mezzo al guado».

Da anni si invoca la rifondazione del Pd, a ogni cambio di segretario, e poi non succede nulla.

«Secondo me non si può più rinviare un discorso di verità sul partito nuovo, troppe volte promesso e mai realizzato. Se si continua a cavalcare l’idea che il partito organizzato, finanziato e partecipato non serve più perché a contare sono solo gli eletti col loro patrimonio di voti e relazioni la conseguenza per la sinistra…

Roma. «Ricostruire il Partito democratico per salvarlo». Quanto scoperchiato dalle inchieste in Puglia, per Gianni Cuperlo, non è solo una storia di voti comprati e di trasformismo. È il segno di «una rimozione etica e politica» che è venuto il momento di affrontare. «Dobbiamo farlo perché il Pd oggi più che mai serve, di fronte a questa destra e alla guerra». Quanto a Conte «anziché compilare pagelle su noi, dica cos’è quel movimento. Noi siamo nella sinistra socialista europea contro le autocrazie. Decidano loro se sposare la causa giusta o restare in mezzo al guado».

Da anni si invoca la rifondazione del Pd, a ogni cambio di segretario, e poi non succede nulla.

«Secondo me non si può più rinviare un discorso di verità sul partito nuovo, troppe volte promesso e mai realizzato. Se si continua a cavalcare l’idea che il partito organizzato, finanziato e partecipato non serve più perché a contare sono solo gli eletti col loro patrimonio di voti e relazioni la conseguenza per la sinistra è smarrire l’anima».

Lei parla di promesse mancate, nessun segretario è riuscito sin qui a mantenerle: perché è così difficile?

«C’è stata una rimozione per tutti i 17 anni di vita del Pd. Nel frattempo si sono svuotate le sedi, si è pensato che quelli che il partito lo costruivano dal basso fossero una zavorra. Ma così in troppe realtà lo si è lasciato nelle mani dei potenti del luogo, di chi in virtù di una carica elettiva ha concentrato ogni scelta, senza rispondere a nessuno se non sé stesso e a una cerchia di sodali».

E quindi, che fare?

«Ricostruire il Pd è la condizione per metterlo in sicurezza. Lo dobbiamo ai nostri iscritti, ai segretari che fanno miracoli per tenere i circoli aperti, agli elettori e amministratori che continuano a credere in noi. Penso che serva una regola: tutti gli organismi dirigenti dovrebbero essere composti per metà da non eletti nelle istituzioni, riaprendo anche così il nostro modo di discutere a quelle parti di società che in questi anni sono rimaste ai margini o letteralmente escluse».

Ma questo non è il metodo Schlein, che ha aperto ai non iscritti e dichiarato guerra alle correnti?

«Io ho parlato di non eletti. Selezionare il gruppo di testa solo in base a chi siede in Parlamento o nelle giunte regionali rappresenta un problema perché rinchiude il Pd nel perimetro delle sole istituzioni. Quanto alle correnti non sono il problema se alimentano idee e producono pensiero, ammesso ne siano capaci. Il punto è fissare delle regole che siano in grado di pesare il loro consenso reale. Altrimenti i capi di turno continueranno a rivendicare per sé un potere di nomine e candidature sulla base di accordi di vertice e rapporti di forza».

Cosa propone allora?

«Entro l’autunno mettiamo al centro questo tema: la costruzione finalmente del Pd. E proponiamo una legge sui partiti, su organizzazione e finanziamento, sull’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. E pensiamo a consultazioni periodiche degli iscritti, a iniziare dal capitolo della pace in un mondo sconvolto».

Schlein ha fatto bene a chiedere a Emiliano di azzerare tutto?

«In queste settimane ha usato parole nette e molto chiare. E va sostenuta nel contrasto al trasformismo, di cui tutti stiamo pagando il prezzo. Il punto è modificare l’impianto, il modo di concepire il consenso e il potere: imbarcare pezzi della destra fingendo che siano stati illuminati sulla via di Damasco, sponsorizzare amministratori locali dell’altra parte politica confidando nell’appoggio al governo regionale. Emiliano deve cambiare questa cultura».

Intanto ha detto: “Faccio ciò che mi dice Conte”. Le pare normale?

«E il giorno dopo ha aggiunto: “Faccio come mi dice la segretaria del Pd”. Spero creda nella seconda».

Conte ha dettato la linea al Pd, è uscito dalla giunta pugliese per “disinfestare la politica”.

Il Pd è una palude che va bonificata?

«Non commento le sciocchezze. Detto ciò all’ultimo congresso abbiamo proposto di dar vita a comitati per l’alternativa come fu nella stagione dell’Ulivo, portare migliaia di persone a condividere le battaglie sul lavoro, sulla sanità e l’istruzione pubbliche, contro l’Autonomia di Calderoli che uccide l’unità del Paese. Insieme possiamo lavorare su questo».

Ma come si può ritenere affidabile un alleato che ha come obiettivo la distruzione del Pd per guadagnare consenso?

«L’errore è pensare che la distruzione del potenziale alleato sia garanzia di maggiore forza per sé. Solo la costruzione di un’alternativa nel Paese ci farà vincere contro questa destra, non stiamo giocando a risiko: il governo sta mettendo a rischio la Costituzione. E se non spinge questo a lavorare insieme – se qualcuno pensa di assoggettare gli altri - non ha capito la gravità del momento e la stagione della Storia in cui siamo, in Italia e in Europa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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