Superbonus, così è fallita la stretta del governo. Il Tesoro: “La spesa è aumentata di 42 miliardi”
di Giuseppe ColomboROMA - Altro che stretta al Superbonus “fuori controllo”, come Giorgia Meloni aveva battezzato il decreto “blocca-cessioni” varato dal suo governo il 16 febbraio dell’anno scorso. Le cose sono andate diversamente: la spesa per i bonus edilizi non solo non è stata bloccata, ma è addirittura esplosa. In sei mesi, da ottobre del 2023 a marzo di quest’anno, l’esborso per lo Stato è stato superiore di ben 42 miliardi rispetto allo stesso periodo a cavallo tra il 2022 e il 2023. Lo dice il ministero dell'Economia, con numeri inediti, che l’operazione di contenimento dei costi è fallita.
Come una tela di Penelope, ha fatto tutto il governo. Perché a far lievitare i costi - ha spiegato il direttore del Dipartimento delle Finanze Giovanni Spalletta in audizion…
ROMA - Altro che stretta al Superbonus “fuori controllo”, come Giorgia Meloni aveva battezzato il decreto “blocca-cessioni” varato dal suo governo il 16 febbraio dell’anno scorso. Le cose sono andate diversamente: la spesa per i bonus edilizi non solo non è stata bloccata, ma è addirittura esplosa. In sei mesi, da ottobre del 2023 a marzo di quest’anno, l’esborso per lo Stato è stato superiore di ben 42 miliardi rispetto allo stesso periodo a cavallo tra il 2022 e il 2023. Lo dice il ministero dell'Economia, con numeri inediti, che l’operazione di contenimento dei costi è fallita.
Come una tela di Penelope, ha fatto tutto il governo. Perché a far lievitare i costi - ha spiegato il direttore del Dipartimento delle Finanze Giovanni Spalletta in audizione al Senato - sono state le deroghe autorizzate dal Parlamento, sotto la spinta dei partiti di maggioranza, ma anche "il limitato ammorbidimento della responsabilità sulla cessione dei crediti”. Non solo. Ad attivare il cortocircuito è stato anche "l’effetto annuncio” dello stop che ha generato una corsa all’ultimo minuto per beneficiare della cessione del credito e dello sconto in fattura prima della serrata.
Per questo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è ritrovato a rincorrere un’emorragia che nel frattempo ha gonfiato il deficit e il debito. E per questo lo stesso titolare del Tesoro deve ora prendere atto che i provvedimenti messi in fila fino ad oggi si sono rivelati insufficienti. Ora l’auspicio è che a chiudere finalmente i rubinetti sia il decreto approvato il 26 marzo dal Consiglio dei ministri, quello che ha cancellato le ultime fattispecie della cessione del credito e dello sconto in fattura che erano rimaste ancora in piedi.
"La dinamica eccezionale”
Davanti alla commissione Finanze del Senato, il direttore del Dipartimento delle Finanze del Mef parla di “dinamica eccezionale” quando mette in fila i numeri che svelano cosa è successo dopo la stretta di febbraio del 2023: “Si sono registrate maggiori agevolazioni per lavori conclusi solo per l'ecobonus pari a 42 miliardi”.
Il semestre “rosso” per i conti pubblici è stato quello a cavallo tra il 2023 e quest’anno: tra ottobre e dicembre circa 20 miliardi di maggiori agevolazioni rispetto ai 12 miliardi dello stesso periodo del 2022. Poi, tra gennaio e marzo di quest’anno, 22 miliardi di costi in più rispetto ai 12,6 miliardi del primo trimestre del 2023. Altro che stop. Spalletta parla di “una ripartenza della cessione del credito che ha pesato sui conti pubblici".
Il governo riscrive i bonus edilizi
È il Documento di economia e finanza a spiegare perché l’ultimo decreto del governo non basta a fermare la scia dei bonus edilizi che graveranno sul debito anche nei prossimi anni. Il peso scaricato sui conti pubblici è così forte che servirà un intervento più incisivo: una riscrittura delle agevolazioni per i lavori edilizi.
La questione incrocia le nuove regole europee. Gli obiettivi di efficientamento energetico, ha spiegato Spalletta, "devono tenere conto degli obiettivi di sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo e della riduzione del debito pubblico sia nelle fasi congiunturali sia in ottica strutturale". Come? Lo stesso direttore del Dipartimento delle Finanze ha parlato di “una complessiva razionalizzazione delle norme in materia di agevolazioni edilizie” e di “una ridefinizione delle agevolazioni”.
Stop alle aliquote “generose”
Ma cosa pensa di fare il governo? Spalletta fornisce due indicazioni. La prima è relativa alle aliquote. Dopo aver “tagliato” quella del Superbonus, dal 110% fino al 70% a partire dal primo gennaio 2024, il direttore delle Finanze suggerisce di “non prescindere da due lezioni frutto della recente esperienza”. E quindi, sottolinea, “in primo lungo gli incentivi fiscali devono essere congegnati evitando aliquote eccessivamente generose e prevedendo limitazioni più stringenti sui massimali di spesa, per ridurre comportamenti opportunistici ed effetti dirompenti”.
La sponda dell’Europa per la fine dei bonus
Quella dei bonus edilizi è anche la storia della spesa pubblica fuori controllo. Recentemente Giorgetti non ha nascosto i suoi malumori nei confronti del Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta, a cui ha imputato la grande colpa di non averlo messo al corrente dei costi in aumento rispetto alle stime che venivano progressivamente indicate nei documenti sulla programmazione economica (Def e Nadef).
Ora l’exit strategy è fermare l’automatismo nell’erogazione dei bonus. “La trasformazione dei crediti d'imposta in contributi diretti di spesa soggetti a procedure preventive di autorizzazione per accedere ai benefici – dice Spalletta – è oggi raccomandabile per raggiungere il duplice obiettivo del monitoraggio della spesa e di acquisire tempestivamente dati sugli andamenti delle misure e quindi dell'impatto sulla finanza pubblica". C’è anche la “sponda” con l’Europa perché, dice sempre Spalletta, “misure agevolative automatiche, senza una preventiva autorizzazione, non sono più compatibili con le nuove regole di governance europea”.
Le truffe a quota 15 miliardi
Ad aggiornare il conto dei crediti oggtto di truffa è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, anche lui audito in commissione Finanze a Palazzo Madama. “Complessivamente - ha spiegato - i crediti oggetto di truffa sono stati circa 15 miliardi, di cui 8,6 sono stati oggetto di sequestri preventivi e 6,3 sospesi e scartati dalla piattaforma di cessione dei crediti da quando è stata attivata".
Di questi crediti truffaldini, ha spiegato Ruffini, "non tutti sono stati utilizzati per non pagare le imposte" perché il credito inesistente può essere stato acquistato dal cessionario senza attenzione, per usarlo in seguito per pagare le imposte, ma può essersi accorto prima di usarlo che era inesistente e "quindi potrebbe non esserci danno all'erario".