Vittorio Bachelet, chi è il vicepresidente del Csm ucciso dalle Br alla Sapienza (davanti a Rosy Bindi)
a cura della redazione PoliticaPalazzo dei Marescialli diventa Palazzo Bachelet. Da oggi la sede del Consiglio superiore della magistratura cambia nome e viene intitolato a Vittorio Bachelet, giurista e politico italiano, vicepresidente del Csm assassinato nel 1980 dalle Brigate rosse.
Era il 12 febbraio di 44 anni fa quando il professore universitario ed ex presidente dell’Azione Cattolica (1964-'73) fu assassinato sulla scalinata della facoltà di Scienze Politiche all’università Sapienza, a Roma. Sette proiettili calibro 32 esplosi da Annalaura Braghetti e Bruno Seghetti colpirono Bachelet mentre parlava con Rosy Bindi, sua assistente dell’epoca.
Bachelet dal 1976 rivestiva l'incarico di vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura: "Fu convinto difensore dei principi della Carta costituzionale", "fervente assertore del dialogo", ricorda il Csm che con una delibera approvata il 7 febbraio scorso ha deciso di intitolargli il palazzo sede dell'organo di governo autonomo della magistratura. “Ricercò un…
Palazzo dei Marescialli diventa Palazzo Bachelet. Da oggi la sede del Consiglio superiore della magistratura cambia nome e viene intitolato a Vittorio Bachelet, giurista e politico italiano, vicepresidente del Csm assassinato nel 1980 dalle Brigate rosse.
Era il 12 febbraio di 44 anni fa quando il professore universitario ed ex presidente dell’Azione Cattolica (1964-'73) fu assassinato sulla scalinata della facoltà di Scienze Politiche all’università Sapienza, a Roma. Sette proiettili calibro 32 esplosi da Annalaura Braghetti e Bruno Seghetti colpirono Bachelet mentre parlava con Rosy Bindi, sua assistente dell’epoca.
Bachelet dal 1976 rivestiva l'incarico di vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura: "Fu convinto difensore dei principi della Carta costituzionale", "fervente assertore del dialogo", ricorda il Csm che con una delibera approvata il 7 febbraio scorso ha deciso di intitolargli il palazzo sede dell'organo di governo autonomo della magistratura. “Ricercò una sintesi alta tra le diverse sensibilità culturali espresse dal Consiglio superiore. Ideali ancor più preziosi in anni tragici come quelli del terrorismo e delle sfide cruciali poste allo Stato di diritto che chiamarono le istituzioni repubblicane, e tra esse la magistratura in prima linea, all'impegno concorde contro la minaccia eversiva", precisa ancora il Csm.
Questa mattina si svolge la cerimonia. Il giurista viene ricordato dal figlio, il professor Giovanni Bachelet, dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli e dalla presidente emerita della Corte costituzionale Marta Cartabia. Presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La carriera universitaria
Subito dopo la laurea in diritto del lavoro, Bachelet diventa assistente presso la cattedra di Diritto amministrativo dell'Università La Sapienza iniziando la sua carriera accademica. Diviene professore all'Università di Pavia, poi presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Trieste. E infine, dal 1974 diventato professore ordinario di Diritto pubblico dell'economia, ottiene una cattedra alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma.
La vita politica
Una vita legata all’università. Ma anche alla politica. Dal 1959, quando diviene uno dei principali dirigenti nazionali di Azione cattolica, inizia la sua attività politica. Si iscrive a Democrazia cristiana, vicino alle posizioni di Aldo Moro. Il 21 dicembre 1976 viene eletto vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, come membro "laico". Per questo ruolo finisce nel mirino delle Brigate rosse, in quegli anni schierati contro i magistrati. E Bachelet rappresenta in qualità di vicepresidente del Csm, di fatto il 'capo' dei magistrati italiani
L’attentato
Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversa con la sua assistente Rosy Bindi, viene assassinato da un nucleo armato delle Brigate Rosse. Sul mezzanino della scalinata che porta alle aule professori della facoltà di scienze politiche della Sapienza, viene colpito con sette proiettili calibro 32 Winchester sparati da Anna Laura Braghetti e Bruno Seghetti.
Due giorni dopo se ne celebrano i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma. Riposa nella tomba di famiglia nel cimitero Flaminio. Il figlio Giovanni, all'epoca venticinquenne, durante la preghiera dei fedeli, ricorda il padre con un discorso diventato celebre:
“Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”.