✕

Tre giorni Lacerenza, quattro Colaianni: alla fiera delle amministrative è il tempo dei candidati "meteora"

Domenico Lacerenza, oculista primario, per 72 ore candidato in Puglia (ansa)
Per la Puglia, Basilicata, Piemonte, nomi annunciati e ritirati in tempi rapidi. Record Chiorazzo in corsa per tre mesi
2 minuti di lettura

A modo suo Angelo Chiorazzo, il re delle coop bianche, ha detenuto un record: la sua candidatura per la presidenza delle Regione Basilicata è durata dal 17 dicembre al 19 marzo. Tre mesi di alti e bassi: prima sì, poi no, poi di nuovo sì. Infine si è deciso ad appoggiare Piero Marrese sul quale il centrosinistra, pur perdendo i centristi, ha deciso di puntare. Domenica e lunedì si vota per le regionali in Basilicata.

Ma è il tempo dei candidati come meteore. Due o tre giorni e la corsa è già finita. Prima di cominciare. Il primato in questo caso è stato di un altro lucano. Domenico Lacerenza, oculista primario a Potenza, 66 anni. Candidatura di 72 ore. E non un “dice dice”, proprio una investitura ufficiale, con tanto di complementi di Pd e 5Stelle. Lacerenza si era consultato con moglie e figli, alla fine aveva sciolto la riserva: “Mi hanno appoggiato: vai!”. Ma dopo tre giorni e un fuoco amico che non si aspettava, ha preso atto che era meglio fermare la corsa, anzi non partire affa…

A modo suo Angelo Chiorazzo, il re delle coop bianche, ha detenuto un record: la sua candidatura per la presidenza delle Regione Basilicata è durata dal 17 dicembre al 19 marzo. Tre mesi di alti e bassi: prima sì, poi no, poi di nuovo sì. Infine si è deciso ad appoggiare Piero Marrese sul quale il centrosinistra, pur perdendo i centristi, ha deciso di puntare. Domenica e lunedì si vota per le regionali in Basilicata.

Ma è il tempo dei candidati come meteore. Due o tre giorni e la corsa è già finita. Prima di cominciare. Il primato in questo caso è stato di un altro lucano. Domenico Lacerenza, oculista primario a Potenza, 66 anni. Candidatura di 72 ore. E non un “dice dice”, proprio una investitura ufficiale, con tanto di complementi di Pd e 5Stelle. Lacerenza si era consultato con moglie e figli, alla fine aveva sciolto la riserva: “Mi hanno appoggiato: vai!”. Ma dopo tre giorni e un fuoco amico che non si aspettava, ha preso atto che era meglio fermare la corsa, anzi non partire affatto. Con un certo fair play ha dichiarato: “Avevo dato la mia disponibilità, ma non posso non registrare le reazioni che ci sono state in seguito. Spero che lo spirito unitario sia preservato. Dopo una attenta riflessione, comunico la mia rinuncia”. I Dem, i grillini, +Europa e Avs ne hanno preso atto.

Di poche ore più resistente è stato Nicola Colaianni in Puglia. La disponibilità a candidarsi a guidare il Comune di Bari gliel’ha chiesta Nichi Vendola, il leader della sinistra ed ex governatore. E gli è arrivata come un regalo di compleanno: l’11 aprile, quando spegneva le 78 candeline. A Vendola non si dice di no. Oltretutto c’erano le rassicurazioni dei due candidati in pectore Vito Leccese e Michele Laforgia su cui Pd e M5S-sinistra si stanno dividendo. Avrebbero fatto un passo indietro per Colaianni. Il magistrato e giurista, una lunga esperienza politica e di lotta per la legalità, aveva accettato per amore della sua città. Però tempo un giorno, erano arrivati i distinguo e le bocciature. Prima soft, tipo punture di spillo, poi sempre più pesanti. Fino alla mannaia di Giuseppe Conte che, alla domanda se poteva essere il magistrato a rigenerare il campo largo, aveva risposto: “Rigenerazione è provocatorio, considerata la sua età”.

Colaianni ha poi spiegato che non l’aveva offeso la battuta, però era meglio se la sua avventura di aspirante sindaco si fosse fermata. Il 15 aprile ha dichiarato che poteva bastare e che nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea.

Se il centrosinistra con le convulsioni del campo largo, è il più esposto ai candidati meteore, ce n’è anche a destra. Christian Solinas ad esempio, l’ex governatore della Sardegna appoggiato dalla Lega, è stato tenuto in ballo per un paio di mesi prima che Giorgia Meloni la spuntasse. L’incertezza aveva regnato sovrana sulla sua ricandidatura che Matteo Salvini sembrava non volere mollare. Alla fine Solinas ha ceduto a Paolo Truzzu, il meloniano che è stato sconfitto per una manciata di voti dalla grillina Alessandra Todde sostenuta anche dal Pd.

Un esempio di meteora, ma in questo caso con cognizione di causa e supporto di Elly Schlein, è stata Chiara Gribaudo. Deputata e vice presidente dem, cuneese, aveva dato la sua disponibilità a sfidare il governatore Alberto Cirio e il centrodestra per le regionali in Piemonte. Fuori dalla beghe del partito locale, sembrava una buona carta da offrire anche ai 5Stelle per una intesa. Ricostruisce i tempi dell’avventura: in autunno l’inizio, a gennaio già i dubbi e infine a marzo il passaggio di mano. L’assemblea del Pd sceglie Gianna Pentenero. I grillini vanno per conto loro, con la candidata Sarah Disabato.

Leggi i commenti