Tutti i guai di Salvini per le inchieste al Sud. Il Carroccio si ribella: “Il progetto è fallito”
di Emanuele LauriaROMA — «Le nostre chat ribollono: mi saranno arrivate decine di messaggi indignati», dice a fine serata Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e volto storico della Lega. Sdraiato su una poltrona, prima di entrare negli studi di Metropolis, Centinaio ha poca voglia di parlare ma sul tema del giorno non si sottrae. Domanda: c’è un problema di selezione della classe dirigente nel Sud? Il big del Carroccio allarga le braccia: «Beh, è evidente».
Metropolis/542 - "Voto a rendere". Perché il trasformismo è un problema? Con Abbate, Bonino, Centinaio, Giannini e Picierno (integrale)
Va così, in queste ore di tumulto attorno alla corte di Matteo Salvini. Nelle stanze del gruppo parlamentare della Camera non si parla d’altro che dell’inchiesta che ha travolto il ras catanese del voto Luca Sammartino. Con l’oggettivo imbarazzo legato al fatto che quelle stanze sono frequentate anche da Valeria Sudano, deputata della Lega e compagna di vit…
ROMA — «Le nostre chat ribollono: mi saranno arrivate decine di messaggi indignati», dice a fine serata Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e volto storico della Lega. Sdraiato su una poltrona, prima di entrare negli studi di Metropolis, Centinaio ha poca voglia di parlare ma sul tema del giorno non si sottrae. Domanda: c’è un problema di selezione della classe dirigente nel Sud? Il big del Carroccio allarga le braccia: «Beh, è evidente».
Metropolis/542 - "Voto a rendere". Perché il trasformismo è un problema? Con Abbate, Bonino, Centinaio, Giannini e Picierno (integrale)
Va così, in queste ore di tumulto attorno alla corte di Matteo Salvini. Nelle stanze del gruppo parlamentare della Camera non si parla d’altro che dell’inchiesta che ha travolto il ras catanese del voto Luca Sammartino. Con l’oggettivo imbarazzo legato al fatto che quelle stanze sono frequentate anche da Valeria Sudano, deputata della Lega e compagna di vita di Sammartino.
Andrea Crippa e Claudio Durigon, fedelissimi di Matteo Salvini, timidamente, alludono a una giustizia a orologeria, alla “strana coincidenza” di un provvedimento giunto alla vigilia delle Europee. Ma si fa fatica a nascondere un dato acclarato: il progetto salviniano di espansione della Lega nel Meridione sta fallendo. Allo stesso tempo il Nord, vittima di un’emorragia di consensi, ormai è in rivolta, si sente abbandonato, si ritrova nelle bordate del vecchio capo Umberto Bossi: «Non mi pare che Salvini abbia mostrato attenzione per la questione settentrionale: alla Lega serve un nuovo leader». Sottovoce, ma neppure tanto, esponenti di primo piano del partito negli ultimi giorni avevano mostrato perplessità per le ultime manovre volte, tra l’altro, ad arruolare il democristianissimo molisano Aldo Patriciello, poi le trattative (fallite) con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Il caso Sammartino ha fatto traboccare il vaso.
E sì che il viaggio verso il Meridione del Carroccio aveva premiato Salvini, contribuendo al clamoroso 34 per cento delle Europee 2019. Quell’operazione è stata possibile grazie al massiccio reclutamento di esponenti della vecchia classe dirigente (o i loro eredi), spesso e volentieri con guai giudiziari. Un peccato originale che si è ripetuto in ogni regione. Fino a trasformarsi in un boomerang.
Tutto ebbe inizio con Ciro Borriello da Torre del Greco, che all’inizio del 2017 passò agli onori delle cronache come «primo sindaco leghista del Mezzogiorno»: foto con il leader, peana per la Lega che «si affranca dal passato». Borriello fu arrestato con l’accusa di corruzione e truffa ad agosto dello stesso anno e «Noi con Salvini» (allora si chiamava così) prese frettolosamente le distanze. Ad Avellino la Lega, a quei tempi, si affidava a Damiano Genovese, figlio di Amedeo, boss ergastolano al 41 bis: fu eletto in consiglio comunale e poi, nel 2020, arrestato con l’accusa di essersi messo a disposizione dei clan in cambio di voti. Nelle carte dell’inchiesta è scritto che Genovese jr. dopo le elezioni andò dal padre in carcere e gli disse: «Ho vinto, stiamo in Comune». Fu poi condannato a tre anni per possesso di armi illegali e ricettazione. Con l’accusa di aver lucrato elettoralmente sui rapporti con la malavita è stato a lungo indagato dalla Dda di Napoli Sabino Morano, avvocato e segretario provinciale del Carroccio, prima di un proscioglimento arrivato nel 2021.
La Lega, quattro anni prima, aveva festeggiato anche la storica elezione del primo deputato siciliano all’Assemblea siciliana, Antonino Rizzotto. Neanche il tempo di insediarsi e Rizzotto venne indagato per appropriazione indebita. Oggi è sotto processo per peculato. In quello stesso periodo la Lega, in Sicilia, era retta dagli ex deputati di lungo corso Angelo Attaguile e Alessandro Pagano. Nel 2019 finirono entrambi in un’inchiesta per voto di scambio e Salvini decise di mandare un commissario, il lombardo Stefano Candiani: stette poco più di due anni e andò via dopo essersi opposto all’arrivo nella Lega proprio di Sammartino, proprio il parlamentare oggi incolpato di trame elettorali con i mafiosi.
L’invio dei commissari non è servito ad allontanare i sospetti sui leghisti ingaggiati al Sud. Sin da quando Salvini, nel 2018, si fece eleggere al Senato anche con i voti di Giuseppe Scopelliti, ex presidente della Regione e sindaco di Reggio Calabria - citato più volte in atti giudiziari per aver incontrato esponenti delle cosche - e nello stesso anno condannato definitivamente a 4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico. Scopelliti si avvicinò a Salvini grazie a Domenico Furgiuele, genero di Salvatore Mazzei, imprenditore condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Furgiuele, mentre pendeva su di lui una richiesta di rinvio a giudizio per turbativa d’asta, è stato designato coordinatore della campagna elettorale della Lega in Calabria, candidato ed eletto n Parlamento. Nel luglio del 2023 il proscioglimento. Siede a Montecitorio dal 2018. Simbolo di una Lega vittima della sua spudorata caccia di consensi lontano dalle valli padane.