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Sammartino, il re del consenso passato per tutti i partiti, mentre lo zio prefetto decide sul futuro di Bari

Claudio e Luca Sammartino 
Il vicepresidente della Regione siciliana è l’uomo forte della destra con le deleghe più pesanti. Claudio Sammartino voluto dal ministro Piantedosi nella commissione di inchiesta per decidere se sciogliere il Comune
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Una macchina del voto. Anzi, più macchine messe assieme: una fabbrica. E non importa l’insegna messa all’ingresso: può essere di destra, di sinistra, di centro. La produzione resta la stessa: migliaia di voti. Ventimila nel 2012 quando viene letto per la prima volta all’Assemblea regionale siciliana con la lista dell’Udc. Trentamila nel 2017 con i renziani del Pd. E, nel 2022, 24 mila voti con la Lega. Destra, sinistra, centro: Luca Sammartino è il re del consenso.

Ma a dispetto del modo di fare politica (nessuno ricorda un suo discorso in Consiglio) è l’uomo forte della destra con le deleghe più pesanti. Il presidente Renato Schifani lo ha voluto come suo vice affidandogli la delega all’Agricoltura che controlla due settori chiave: fondi alle aziende agricole e l’esercito dei forestali. Schifani lo ha fatto per il peso elettorale di Sammartino ma anche per fare uno sgarbo al precedente presidente della Regione, Nello Musumeci, che non amava il giovane enfant prodige del consenso tant…

Una macchina del voto. Anzi, più macchine messe assieme: una fabbrica. E non importa l’insegna messa all’ingresso: può essere di destra, di sinistra, di centro. La produzione resta la stessa: migliaia di voti. Ventimila nel 2012 quando viene letto per la prima volta all’Assemblea regionale siciliana con la lista dell’Udc. Trentamila nel 2017 con i renziani del Pd. E, nel 2022, 24 mila voti con la Lega. Destra, sinistra, centro: Luca Sammartino è il re del consenso.

Ma a dispetto del modo di fare politica (nessuno ricorda un suo discorso in Consiglio) è l’uomo forte della destra con le deleghe più pesanti. Il presidente Renato Schifani lo ha voluto come suo vice affidandogli la delega all’Agricoltura che controlla due settori chiave: fondi alle aziende agricole e l’esercito dei forestali. Schifani lo ha fatto per il peso elettorale di Sammartino ma anche per fare uno sgarbo al precedente presidente della Regione, Nello Musumeci, che non amava il giovane enfant prodige del consenso tanto da evocare, in un intervento in aula, «altri Palazzi» che si sarebbero occupati presto della ingombrante calamita del voto.

Sammartino in passato altre volte era stato sfiorato da indagini legate sempre al voto, al consenso: la sua ossessione e la sua forza vera. Perché Sammartino nella sua segreteria riceve da anni “il popolo” questuante delle piccole e grandi beghe, ma viene da una buona famiglia catanese che veleggia anche nell’imprenditoria sanitaria (l’unica che conta davvero in Sicilia) e nelle istituzioni.

È nipote e figlio di manager e dirigenti del gruppo Humanitas della famiglia Rocca che alle falde dell’Etna ha un centro ospedaliero importante. Durante il tumultuoso governo Crocetta una delibera, che aumentava di decine di posti letto l’accreditamento al gruppo, stava facendo cadere la giunta. L’allora assessora Lucia Borsellino, che aveva firmato la delibera, denunciò di essere stata «tradita», alla fine non si capì mai cosa era accaduto, ma in molti pensarono a lui.

Sammartino è anche nipote dell’ex prefetto Claudio Sammartino, che il ministro Piantedosi ha voluto nella commissione di inchiesta per decidere se sciogliere il Comune di Bari. I dem in Parlamento protestarono già al momento della nomina, segnalando un possibile conflitto di interesse: in tanti segnalarono come il Prefetto fosse persona stimata da sempre, circostanza confermata da più fonti bipartisan, ma la parentela effettivamente esiste. Tanto che ieri — davanti ai mugugni di molti dopo gli arresti — il ministero degli Interni è stato costretto a un’uscita quasi ufficiale: fonti del Viminale hanno infatti sapere che è «del tutto strumentale accostare il prefetto a indagini a cui è completamente estraneo e che riguardano vicende e persone lontane dalla sua figura e dalle funzioni che ha esercitato anche in incarichi di grande rilevanza riscuotendo sempre apprezzamenti trasversali. Per il prefetto fa fede l’encomiabile lavoro in 40 anni di carriera svolta al Ministero». Piantedosi, a cui il prefetto Sammartino è particolarmente legato, lo ha blindato quindi. Mentre la Lega è in fortissimo imbarazzo: il consigliere oltre ai suoi voti ha portato al Carroccio in dote una miriade di amministratori locali. Ma anche l’ex sindaco di Motta Sant’Anastasia oggi deputato Anastasio Carrà (colui che segnalò a Salvini il caso della magistrata Apostolico in corteo nel 2018 contro l’allora ministro dei porti chiusi) e l’ex senatrice Valeria Sudano, sua compagna nella vita oggi deputata leghista anche lei e nipote di un nome di peso della politica passata siciliana: il potente senatore ex democristiano e poi Udc Sudano.

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