Non l’ha presa bene, l’amministratore delegato della Rai. Quando Fiorello, di buon mattino a VivaRai2, inizia a commentare la notizia del sorpasso di Mediaset sulla Tv di Stato nell’audience dell’intera giornata, Roberto Sergio fa un salto sulla sedia e invia un vibrante messaggio di protesta: «È una fake news, è il nostro miglior bilancio degli ultimi anni e siamo sempre leader negli ascolti».
Nega l’evidenza, il capo di Viale Mazzini. Ma non potrebbe fare altrimenti. A Palazzo Chigi sono furibondi. L’occupazione militare dell’emittente pubblica non sta dando i frutti sperati. Va dunque smentita con forza. È la premier in persona a incaricarsene, spedendo da Bruxelles un paio di telegrammi carichi di disappunto. «Si parla di TeleMeloni, ma io …
Non l’ha presa bene, l’amministratore delegato della Rai. Quando Fiorello, di buon mattino a VivaRai2, inizia a commentare la notizia del sorpasso di Mediaset sulla Tv di Stato nell’audience dell’intera giornata, Roberto Sergio fa un salto sulla sedia e invia un vibrante messaggio di protesta: «È una fake news, è il nostro miglior bilancio degli ultimi anni e siamo sempre leader negli ascolti».
Nega l’evidenza, il capo di Viale Mazzini. Ma non potrebbe fare altrimenti. A Palazzo Chigi sono furibondi. L’occupazione militare dell’emittente pubblica non sta dando i frutti sperati. Va dunque smentita con forza. È la premier in persona a incaricarsene, spedendo da Bruxelles un paio di telegrammi carichi di disappunto. «Si parla di TeleMeloni, ma io non accetto lezioni di democrazia da nessuno», tuona a proposito della par condicio che FdI voleva stravolgere per garantire maggiori spazi televisivi al governo in campagna elettorale. «Ricostruzioni surreali», taglia corto la prima ministra: «Come si fa a sostenere che oggi io voglia controllare la stampa se il regolamento è rimasto quello che c’era prima?». Null’altro che «fake news», ripete pure lei come l’ad Sergio, inventate per raccontare «un’Italia nella quale, quasi quasi, c’è una qualche deriva. Non credo che come nazione ci facciamo una bella figura». E falsa sarebbe anche la notizia della cessione dell’Agi alla famiglia Angelucci su suo input: «Non so se chi ispira queste letture fosse abituato a usare le partecipate dello Stato per risolvere i problemi privati degli amici o per stiparci i parenti», graffia Meloni. Rifiutando qualsiasi coinvolgimento: «Non so niente di cosa stia facendo l’Eni, se abbia o no intenzione di venderla. Non me ne sono occupata e non mi interessa».
Contestazioni che fanno il paio con quelle lanciate dai vertici Rai sin dal mattino. Quando, intorno alle 8, Fiorello legge il titolo di Repubblica sulla crisi nera della Tv pubblica, Sergio interviene in diretta facendo «non un cazziatone ma quasi» al conduttore. Non gli è andato giù il servizio del nostro giornale sulla sconfitta negli ascolti, mai registrata prima. E decide perciò di far diramare una velina in cui afferma non solo che «il primato è certificato dai numeri», dimenticando che il 37% di audience sulle 24 ore, riportato da Repubblica (contro il 37,7 del Biscione), è quello inserito nel Bilancio 2023 approvato dal suo Cda. Ma aggiunge pure che «è scorretto paragonare perimetri diversi».
Peccato che a inventare un perimetro nuovo, mai utilizzato da nessuna parte, sia proprio l’ad. Il quale, per dimostrare l’indimostrabile, decide di mettere a confronto le tre reti generaliste Rai con le tre generaliste Mediaset, ignorando tutte le altre in loro possesso. Mentre anche un bambino sa che il paragone va fatto fra gruppi editoriali nella loro interezza, non scegliendosi i canali – e quindi il terreno di gioco – dove si è in vantaggio. Canali fra l’altro in declino e all’origine dello storico sorpasso. Se difatti Rai1, Rai2 e Rai3 non avessero perso via via terreno, Viale Mazzini sarebbe rimasta in testa, in qualunque perimetro, anche nell’anno passato. Il primo dei meloniani al comando, salutato invece con una débâcle.
Ebbene, seguendo il parametro “sergiano”, il servizio pubblico manterrebbe «saldamente il primato» rispetto «al principale concorrente», precisa l’azienda in una nota. «In particolare, dal confronto a pari perimetro tra le tre reti generaliste più il canale all news nel 2023, emerge che Rai è leader sia nell’intera giornata con uno share del 31% e una media di 2 milioni 527mila spettatori (contro il 26.8 e 2 milioni 184 mila della principale concorrente), sia nel prime time con uno share del 32% e 6 milioni 12mila spettatori (contro il 26.7 e 5 milioni 8mila della concorrenza)». Se però il raffronto si allarga al totale editori, com’è più giusto e come è correttamente iscritto nel documento di Bilancio Rai appena varato, ecco che la Tv di Stato si piazza per la prima volta seconda, battuta per uno 0,7% dal gruppo di Cologno Monzese. E proprio per demerito dei canali più forti, tanto elogiati dall’ad. Basta guardare i dati Auditel sul target individui, ossia gli spettatori complessivi: l’anno scorso Viale Mazzini ha perso l’1%, mentre il Biscione ha guadagnato lo 0,7. A riprova che il gioco delle tre carte, tentato per confondere il pubblico pagante (il canone), può anche divertire, ma certo non convincere.